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HAMAD BIN ABDULAZIZ AL‑KAWARI IN VISITA A ROMA: C'È BISOGNO DI CANALI CULTURALI APERTI

 

 

Hamad Bin Abdulaziz Al-Kawari, uomo di stato inviato dell’emiro e intellettuale attivo nel settore della cultura, invitato dall’Associazione di amicizia italo-qatarina si è recentemente recato in visita ufficiale a Roma, incontrando esponenti della politica e dell’economia italiana. Molti anni sono passati dalla sua prima visita nel Bel Paese per presentare le credenziali all’allora presidente Pertini. Attualmente nel consiglio di amministrazione della locale Autorità per i musei e della Qatar Foundation, nonché consigliere presso l’Amiri Diwan, la sede del governo dello Stato del Qatar, è stato ministro di cultura, arti e patrimonio dal 2008 al 2016, peraltro primo a tenere questo posizione, ma la sua carriera inizia negli anni Settanta come ambasciatore del Qatar prima in Siria poi in Francia nonché come ambasciatore non residente in Grecia, Italia, Spagna e Svizzera. Dal 1984 al 1990 è stato ambasciatore presso le Nazioni Unite e gli Stati Uniti fino al 1992, anno in cui è divenuto ministro dell’informazione e della cultura. Ha connotato il proprio operato di una particolare attenzione verso la libertà di stampa, mettendo fine alle norme sulla censura su giornali e pubblicazioni e infine nel 1997 addirittura promulgando il decreto che avrebbe abolito il suo stesso ministero; da questa attività sarebbe poi nato il Doha centre for media freedom. Al-Kawari non ha perso occasione di ribadire il concetto anche in questa visita ufficiale parlando della condizione della donna, che da sempre in Qatar gode degli stessi diritti degli uomini: il primo dei diritti umani è, appunto, esprimere la propria opinione. E ha scherzato sull’abolizione del ministero da lui guidato: quando gli veniva fatto notare che avrebbe perso l’incarico, rispondeva che ne avrebbe guadagnato la libertà di parola. L’espressione delle proprie opinioni è un diritto umano fondamentale. Non a caso il Qatar è un piccolo Stato ma è sede di Al Jazeera, la maggiore tv araba.

Candidato alla direzione Unesco nel 2016, nelle ultime elezioni che hanno visto vincere per un solo voto di differenza la francese Azoulay, si dedica in qualità di ministro di Stato inviato dell’emiro a stringere relazioni di business culturale e pertanto, come lui stesso ha dichiarato, non può esimersi dal visitare l’Italia, un paese che immediatamente rimanda alla cultura in virtù della sua posizione e della presenza del maggior numero di siti culturali al mondo: “quando parli di cultura stai nominando l’Italia”, da lui infatti definita “potenza morbida”, in grado quindi di persuadere e attrarre mediante un valore intangibile quale la cultura. Per il ministro qatarino, l’Italia è stata maestra nell’appoggio totale alla cultura come arma per combattere l’estremismo e i temi legati alla sicurezza devono sposarsi con le soluzioni culturali per sviluppare un dialogo con l’altro, in virtù della comunanza intellettuale che lega gli uomini di tutto il mondo: “c’è bisogno di canali culturali aperti”. La diplomazia culturale può essere strumento di mediazione? “Ovviamente sì. Un ministro della cultura non lo è mai di una materia intesa come pura ma strettamente collegata a temi politici, di istruzione ecc, ed è uno degli strumenti per affrontare la situazione di crisi attuale e l’embargo. Quando si sente che il Qatar ha diverse università e ha istruito 10 milioni di bambini in tutto il mondo, quando istituisce l’anno culturale con diversi Paesi e promuove conferenze culturali ogni anno, questa è diplomazia culturale. E con essa si arriva anche alla difesa dei lavoratori, all’abolizione della kafala e del sistema di garanzia, alla libertà degli stranieri di cambiare lavoro e di uscita dal Paese e infine agli accordi per combattere il terrorismo. all Fondare una diplomazia culturale significa riconoscere ideali di pensiero comuni e spirituali, come si persegue nel dialogo tra ambasciatori di diversi Paesi”. E a proposito di embargo, per Al-Kawari non è causa di preoccupazione: “se si sa usare la crisi in maniera razionale puoi trasformarla in conquista”.

Incontri con personalità del mondo politico ed economico romano, in primis la sindaca Raggi, con la quale ha visitato la metro C, degna di nota anche per via dei numerosi reperti archeologici rinvenuti ed esposti in loco. Il pieno di archeologia è stato fatto con una visita a Pompei, “fenomeno sorprendente della cultura e della natura”, anche se in questo frangente non è stato possibile recarsi anche nella capitale 2019 della cultura Matera. Un incontro con il ministro della Cultura Bonisoli e uno anche con Giovanna Melandri, presidente della Fondazione Maxxi, in vista dell’apertura a Doha del National Museum of Qatar progettato da Jean Nouvel nel marzo prossimo, un museo “molto ricco di pezzi perché il Qatar ha radunato collezioni di varie epoche della storia umana e tutte le epoche islamiche, oltre che una delle più grandi collezioni di arte araba contemporanee”: un museo che darà voce al patrimonio del Qatar, celebrando il suo futuro, come viene pubblicizzato.

Al-Kawari è stato nel 2012 il promulgatore degli “years of culture”, anni culturali di gemellaggio tra il Qatar e i paesi partner; finora sono stati siglati con Regno Unito, Giappone, Brasile, Turchia, Cina, Germania e infine Russia. Non è stato ancora istituito un anno Qatar – Italia e in occasione dell’incontro con il gruppo interparlamentare Italia - Qatar, Al-Kawari ha promesso che se ne sarebbe fatto carico.

Ora il Qatar è sotto gli occhi del mondo per via dei Mondiali che vi avranno luogo nel 2022: “da otto anni stiamo lavorando duro per questo. Lo sport è un mezzo efficace per avvicinare i popoli e rispettare la competizione tra persone. Avere l’attenzione dei media addosso è in realtà una fortuna perché abbiamo appurato che il mondo è attento a noi”.

L’ex ministro, molto attivo sui social media, ne ha un’opinione chiara: i social sono uno strumento come la scienza, che a seconda dell’uso che se ne fa può rendere felice l’umanità o annientarla. È l’uomo che determina il prodotto di questo strumento che non può essere usato come se si stesse in un mondo ideale mentre in realtà è evidente che il mondo vive in conflitto permanente e in povertà assoluta. Questo poi si riflette nel comportamento anche sui social media. Non condivido l’opinione che tutti i social siano “cattivi”: lavoro con essi e bisogna personalmente decidere l’uso che se ne fa e combattere; ho passato due anni di attività intensa sui social durante la mia candidatura all’Unesco e prendere posizione in maniera chiara e decisa incoraggia a contrastare malattie e ignoranza. Come si è svolta la “campagna elettorale”?

“Nel primo giro di votazioni, i miei avversari erano gli Stati più importanti: Francia, Egitto, Libano, Cina, Vietnam. Io ebbi 22 voti mentre il migliore di loro non raggiunse 7. Anche nella seconda e terza votazione ero il primo con largo margine di differenza rispetto i francesi. Poi è avvenuto il boicottaggio da parte dei Paesi del Golfo e tutti i Paesi ad eccezione dell’Italia hanno votato per la Francia. Mi è molto dispiaciuto anche perché il mio programma prevedeva un piano di istruzione per i paesi poveri e infatti molti dei voti ricevuti erano da parte di chi aveva particolare bisogno di progetti di questo tipo”. Il Qatar non presenta analfabetismo ed è quattordicesimo a livello mondiale nel campo dell’istruzione, con dieci università di cui sei americane e quattro arabe; lo stesso Al-Kawari è rettore della North Western (USA). Al di là della recente notizia in merito alla prossima inaugurazione di una scuola italiana a Doha, la più importante capitale del mondo arabo, il ministro vorrebbe inoltre proporvi l’apertura della Dante Alighieri.

Tags: cultura Giosetta Ciuffa unesco Qatar capitale della cultura Doha Gennaio 2019 diplomazia

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