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BANCHE E SALVATAGGI: IL DILEMMA DEL RISPARMIATORE

All’inizio furono le 4 banche risolte, per le quali, peraltro, lo Stato non ha messo neppure un euro; poi vennero le banche venete e lo Stato mise delle garanzie; infine sono arrivate MPS e Carige dove lo Stato, quindi i contribuenti, oltre le garanzie ha messo qualche miliardo di euro.

Purtroppo non sembra ancora finita perché alcune banche popolari e banche di credito cooperativo non sembrano “passarsela” molto bene.

Di tutte queste operazioni quello che non convince è come si è arrivati ai vari salvataggi, uno diverso dall’altro, sia rispetto al salvataggio delle banche sia nel ristoro dei risparmiatori incappati nei vari “fallimenti”.

Le banche “salvate” con il bail in, con l’acquisto da parte di istituti più grandi, con la liquidazione coatta e il successivo riacquisto, con l’azzeramento (o quasi) del valore degli investimenti dei risparmiatori, con la capitalizzazione attraverso soldi pubblici.

Per i risparmiatori le soluzioni sono state ancora di più: accordi tra banche e rappresentanze dei risparmiatori, fondi, pubblici, arbitro per le controversie finanziarie, azzeramento degli investimenti prima che fosse conclamato il momento di grave dissesto, arbitrato dell’autorità anticorruzione e, ovviamente, Magistratura.

Sono scelte che, nel malaugurato caso del ripetersi di tali situazioni, non danno alcuna certezza sulla soluzione che possa essere trovata per i risparmiatori male informati o peggio, truffati, e per le stesse banche.

Ora si è deciso di stanziare 1,5 miliardi in tre anni, per rimborsare tutti i risparmiatori, senza differenza tra obbligazionisti (di qualsiasi tipo) e azionisti.

Una soluzione che non convince. L’obbligazione è un prestito che qualcuno fa un’impresa e, giustamente, a scadenza vuole riavere indietro i propri soldi.

L’azione no. L’azione è il cosiddetto capitale di rischio dove non c’è certezza della restituzione dell’investimento. Si può guadagnare molto ma si può perdere anche tutto il capitale investito.

Lo Stato, quindi i contribuenti, secondo la scelta effettuata, rimborserà tutti coloro che in qualsiasi modo hanno investito su titoli di quelle banche a prescindere, salvo un esame di una commissione ministeriale se il rimborso riguarda un’obbligazione o un’azione se l’investimento sia stato venduto in maniera corretta, se non siano state rispettate tutte le normative, se ci sia stata cattiva informazione, se chi ha venduto i prodotti abbia avuto un comportamento doloso o se l’investitore sia stato truffato, casi in cui deve intervenire la Magistratura.

Non tutti i contribuenti potrebbero essere soddisfatti della soluzione. A tutti, certamente, piacerebbe che il proprio investimento faccia solo guadagnare, perché nel caso di perdite, ci sarà sempre qualcuno che attraverso le tasse, provvederà al rimborso.

 

Fabio Picciolini

Tags: contribuenti banca banche Fabio Picciolini Febbraio 2019

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