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CYBERBULLISMO E "SEXTING" A SCUOLA, CASO LODIGIANO: IL PARERE DELL'ASSOCIAZIONE DI.TE.

"Sexting", prima la definizione. È così definito l'invio di messaggi, testi o immagini sessualmente espliciti tramite il telefono cellulare o tramite altri mezzi informatici (termine utilizzato per la prima volta nel 2005 dalla rivista australiana Sunday Telegraph Magazine, apparso poi ufficialmente sul Merriam/Webster's Collegiate Dictionary nell'agosto del 2012).
 
La notizia: si è appreso da cronache recenti l’ultimo caso tra minori di sexting da parte di un cyberbullo verso la sua vittima, in una scuola media del lodigiano. Il cyberbullo ha 15 anni; la vittima, una ragazza, 13. Lei aveva scritto un biglietto, lasciando intendere che avrebbe fatto un gesto estremo; tali immagini erano circolate tra i compagni di classe. Alla scuola Don Milani, venerdì 15 marzo 2019, durante le lezioni gli agenti di polizia hanno fatto irruzione sequestrando 5 smartphone di minori, sui quali la questura avrebbe trovato immagini riconducibili a cyberbullismo a danni di altri minori della scuola media. La ragazza ha avuto un malore a causa dello shock ed è stata ricoverata in pediatria.
 
 
 
 
L'operazione si è resa possibile grazie alla collaborazione delle giovanissime vittime, che hanno parlato con gli insegnanti, e al lavoro congiunto tra istituto scolastico e forze dell’ordine, cui è stato passato il materiale raccolto e che, prontamente intervenute, hanno seguito il protocollo disposto dall’attuale legislazione, per gli atti di bullismo.
 
Il 13 aprile 2015 sono state emanate le nuove linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Il documento prevede la realizzazione di una serie di azioni per fornire al personale della scuola gli strumenti di tipo pedagogico e giuridico per riconoscere i segnali precursori dei comportamenti a rischio e per prevenire e contrastare le nuove forme di prevaricazione e di violenza giovanile. Le nuove linee danno continuità e implementano le politiche e gli strumenti già in uso da tempo, e promuovono un nuovo sistema di governance, trasferendo le funzioni precedentemente svolte dagli osservatori regionali ai Centri territoriali di supporto (Cts) e alle loro articolazioni territoriali.
 
Premette il Protocollo: "La scuola si propone, in un clima di convivenza democratica, di far acquisire all’adolescente attitudini di rispetto, preparandolo ad affrontare la vita adulta; inoltre favorisce un clima di benessere adeguato all’insegnamento e all’apprendimento. Il miglioramento della convivenza si inserisce nella politica generale della scuola, ben descritta sia nel POF che nel PAI, e comprende attività in diversi ambiti che vanno dai più globali, quali l’organizzazione dei vari livelli di studio, ai più particolari, quali l’appoggio agli studenti, attraverso il percorso dell’educazione alla legalità, gli incontri con gli operatori delle forze dell’ordine, dedicati all’informazione su aspetti specifici quali ad esempio il cyber bullismo. La Scuola opera attraverso attività di classe miranti alla prevenzione e, qualora venga meno il rispetto delle norme stabilite dal Consiglio di Istituto, sanziona i responsabili.con provvedimenti disciplinari, sentito preventivamente il Consiglio di classe".
 
Il “bullo” non dovrà essere considerato solo persecutore, ma esso stesso vittima di un malessere che può avere radici psicologiche, familiari, sociali e/o scolastiche, con l’eventuale influenza difigure di riferimento negative. In questo caso la scuola dovrà porsi come luogo in cui si trovanofigure di riferimento e valori positivi, quali l’accettazione incondizionata della diversità e lavalorizzazione del ragazzo e delle sue peculiari attitudini.
 
È fondamentale educare gli studenti, allo scopo di affrontare positivamente i conflitti e prevenire situazioni di bullismo. In particolare:
  1. educare gli studenti al riconoscimento della dignità delle altre persone, alla partecipazione e ad una convivenza sana e pacifica nel Centro scolastico;
  2. rafforzare l’interesse, la tolleranza, il senso dell’autocritica e dell’empatia e la capacità di porsi nelle circostanze dell’altro;collaborare fra tutti per insegnare abilità che aiutino gli adolescenti ad aumentare la tolleranza alla frustrazione per aiutare a risolvere i conflitti senza la necessità di aggredire, minacciare, insultare o burlarsi; insegnare un’attitudine riflessiva e critica, favorire la comunicazione. È indispensabile sviluppareuna capacità critica e selettiva negli alunni in relazione alla grande e varia quantità di informazioni alla quale sono continuamente esposti;
  3. educare alla diversità, alla multiculturalità e alla differenza di genere valorizzando le differenze e il rispetto degli altri. La differenza non deve essere vista come un ostacolo bensì come una possibilità di arricchimento personale e sociale. La valorizzazione delle differenze deve contribuire a far sì che ogni persona si senta orgogliosa della propria identità personale e culturale accettando se stesso e gli altri. È utile sviluppare attività, come l’analisi di stereotipi e di pregiudizi, chepermettano di prendere coscienza della ricchezza che proviene dalla valorizzazione delle diversità, allo scopo di creare un ambiente in cui si possano stimolare attitudini basate sull’etica e sul rispettodegli altri, evitando qualsiasi pregiudizio su genere, etnie, razze, appartenenze religiose o nazionalità;
  4. educare all’autocontrollo e al rispetto reciproco e delle norme del vivere civile. 
 
Il 13 aprile 2014 è stato rinnovato il protocollo d’intesa con S.O.S. Telefono Azzurro onlus “La prevenzione e la formazione quali contenuti di diffusione di una cultura orientata al rispetto dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. Il protocollo, tra le diverse azioni, prevede anche che Telefono Azzurro, in qualità di ente accreditato presso il Miur dal 2005, realizzi azioni di formazione per il personale docente della scuola sulle tematiche alla prevenzione di qualsiasi forma di bullismo.
 
 
 
Giuseppe Lavenia, presidente dell'Associazione Di.Te.
 
Secondo una recente ricerca dell’Associazione Nazionale Di.Te. (Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo), un ragazzo su 5 scambia materiale “intimo” sulle chat e più delpiù del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 14 anni non parla ai propri genitori di queste esperienze spiacevoli. Per Giuseppe Lavenia, psicologo, psicoterapeuta e presidente Di.Te.: "Dovremmo fare ancora più prevenzione nelle scuole e ritornare a dare valore al corpo, all'empatia, far comprendere ai ragazzi come stanno quelli che vengono aggrediti con parole di odio o offese. Dovremmo ritornare ai sensi, per sensibilizzare i ragazzi. Ma stando tante ore online, i sensi vengono poco allenati. Voglio ribadire ancora una volta l'importanza dello strumento del detox tecnologico condiviso in famiglia: basterebbero 3 ore a settimana per iniziare e il tempo della cena come sana abitudine".
 
Nei Paesi del Nord, come Olanda e Danimarca, vengono proposte nelle scuole lezioni di empatia e di Mindfulness per arginare il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. "I ragazzi devono ritornare all’ascolto di sé: i mezzi tecnologici tendono a dissociare le emozioni dal corpo. Dobbiamo aiutarli, in famiglia e nelle scuole, a ritornare alla comunicazione vis à vis. Bisogna fare anche simulazioni nelle scuole, e cercare di fare loro comprendere cosa prova l’altro quando viene aggredito. Ma tutto questo parte dall’ascolto di sé. La sola comunicazione attraverso i mezzi non ci rende più in grado di comprendere l’altro e sui social perdiamo qualsiasi freno inibitore", aggiunge Lavenia.
 
Il ragazzo responsabile dell’episodio di cyberbullismo del lodigiano ha ammesso di aver compiuto il fatto e ha confessato alla preside dell’istituto che non si è reso pienamente conto delle conseguenze."Questo accade perché gli strumenti tecnologici tendono a dissociare le emozioni dal corpo", conclude Lavenia.
 
L’Associazione Nazionale Di.Te. - Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo. È un'organizzazione di volontariato che si avvale di un team di esperti psicologi, psicoterapeuti ed educatori formati sul tema delle dipendenze tecnologiche, con l’obiettivo di indagare i temi sempre più diffusi delle nuove dipendenze, tra cui anche quello dell’hikikomori, lo "stare in disparte, isolarsi", dalle parole hiku "tirare" e komoru "ritirarsi" (termine giapponese usato per riferirsi a coloro che hanno scelto di ritirarsi dalla vita sociale, spesso cercando livelli estremi di isolamento e confinamento). Tali scelte sono causate da fattori personali e sociali di varia natura. Di.Te. si occupa del trattamento delle dipendenze tecnologiche, del gioco d’azzardo patologico (GAP) e dei fenomeni internet correlati, come il cyberbullismo. Promuove interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto di questi fenomeni attraverso servizi di consulenza, informazione, divulgazione e sensibilizzazione in merito all’uso responsabile della rete e dei rischi connessi. (ROMINA CIUFFA)
 
 
 

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