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SFERA AGRICOLA: AGRICOLTURA HI-TECH IN SERRA IDROPONICA IN TOSCANA

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Reportage Toscana agribusiness

 

A Gavorrano, in provincia di Grosseto, il cuore della Toscana è ultratech, e tutto made in Maremma: qui si trova infatti Sfera Agricola, società fondata da Luigi Galimberti nel 2016. Maremmano, Galimberti aveva in mente di realizzare un impianto di produzione di ortaggi completamente sostenibile, che cooperasse nel garantire il diritto al cibo e contrastasse la crescente scarsità di acqua. Il suo sogno era supportato da una visione sufficientemente realistica da essere infatti finanziata da investitori privati il cui lead investor è Oltre Ventures, fondo di impact investing italiano, ossia investimento in imprese che creano soluzioni innovative ad alto impatto sociale. Agli investitori si è poi aggiunto un pool di banche di cui Iccrea è stata capofila: 20 milioni di euro la cifra complessivamente raccolta. Grandi numeri per un grande progetto, e basta un’occhiata in serra, noncuranti della stagionalità lungo i filari delle piante di pomodoro o delle coltivazioni di insalata e basilico, per rendersi conto della lungimiranza e della tenacia che hanno accompagnato questa idea. E una giusta dose di concretezza come ingrediente finale per la riuscita del progetto e rimanere con i piedi per terra, anche se qui di terra ce n’è ben poca perché le piante crescono nella lana di roccia (in foto) o galleggiano in acqua su un supporto di polistirolo espanso. Galimberti viene infatti da una precedente impresa edile, travolta dalla crisi del 2008; alla fine l’intento è sempre costruire, stavolta qualcosa con radici più profonde e rivolte al futuro.

Non lo sono altrettanto quelle della pianta di pomodoro, il cui ciclo vitale qui è di circa 48 – 50 settimane (con raccolta ogni due giorni) al termine delle quali si provvede a nuovi impianti dopo un’accurata disinfezione della serra, che si estende per 13 ettari. Essendo un ambiente protetto, all’interno di essa le piante hanno minori resistenze agli agenti esterni anche per via delle varietà coltivate, più delicate. “Siamo oltre il biologico, se così si può dire: coltiviamo a ‘residuo zero’ di trattamenti fitosanitari, persino meno di quanto consentito nel disciplinare bio che invece permette un minimo di lotta chimica. E per questo siamo anche nickel free: un’allergia, quella ai metalli pesanti sempre più presenti nei terreni agricoli per via di fitofarmaci e concimi, di cui soffre il 30% delle donne” spiega Luigi Galimberti. Instillando direttamente i nutrienti selezionati, la coltivazione idroponica consente infatti alla pianta una crescita più sana. I nemici tradizionali delle piantagioni esistono però anche qui in serra, e Sfera Agricola li combatte mediante lotta biologica utilizzando insetti antagonisti e molecole di origine naturale.

Questo indirettamente ci porta al più ampio discorso sulla sempre minore varietà reperibile sul mercato, rispetto quelle che effettivamente esistono: ciò avviene infatti anche perché le aziende sementiere hanno selezionato le varietà più resistenti, con una shelf life più lunga -normalmente sei giorni- e con la buccia più dura, affinché si ammacchino meno e sugli scaffali il prodotto non venga scartato. Del resto la maggior parte dei consumatori si accontenta di cosa trova al supermercato. Ciò ovviamente va a discapito delle caratteristiche organolettiche: il “sapore di una volta” che man mano va scomparendo. Il prodotto di Sfera Agricola mal si coniuga con i sistemi di confezionamento e distribuzione: “La gdo guadagna con il ricarico e con l’indice di rotazione. Per non farci schiacciare dal primo abbiamo lavorato sul secondo”. Luigi Galimberti assicura che a mezzogiorno è già esaurito sui banchi della grande distribuzione organizzata, che è ben felice di avere l’azienda di Gavorrano tra i fornitori. In ogni caso, i pomodori di Sfera Agricola hanno una shelf life naturalmente lunga, poiché durante la crescita non sono mai a contatto con agenti contaminanti e inquinanti, a partire dalla stessa terra nella quale si trovano insetti, muffe, funghi e batteri: “I pomodori si rovinano naturalmente dopo qualche giorno perché terra e mani sono sporche e ciò accelera il processo di avaria. Anche i nostri vanno a male, com’è naturale che sia, ma invito chiunque a non consumare una confezione e lasciarla marcire: ci impiegherà molto più tempo”. Sfera Agricola produce il 70% del pomodoro toscano da mensa (dati Ismea) e se un pomodoro da solo si stacca dalla pianta, non verrà messo in vendita ma sarà usato per sughi e conserve. La resa per kg al mq è doppia rispetto al campo aperto, per esempio il datterino 15 kg contro i 6/7 della coltivazione tradizionale: una pianta produce un grappolo a settimana, arrivando a 16 metri di lunghezza. Intanto, da questo anno verrà prodotto in esclusiva per l’Italia il datterino solarino di Rijzk Zwaan: genetica loro, concessa nel nostro Paese unicamente a Sfera Agricola. “La differenza con i pomodori cui ora siamo abituati è che la genetica non ha resistenze a virus e batteri ma è una genetica vecchia, che deve essere coltivata con molta attenzione. I pomodori di una volta sono più profumati e saporiti, non è un luogo comune”.

 

In quanto a sostenibilità, l’azienda agricola è dotata di un impianto fotovoltaico e un impianto termico alimentato con il cippato ottenuto da sfalci e potature. Il recupero delle acque meteoriche e il ciclo di coltivazione chiuso permettono l’accumulo di acqua da impiegare nei periodi siccitosi. A parità di kg prodotti, Sfera Agricola impiega il 90% di acqua in meno rispetto alle coltivazioni su suolo: grandi bacini di raccoglimento di acqua piovana rivestiti con teli antialghe permettono di non utilizzare l’acqua dei pozzi, come anche condensa e acqua delle irrigazioni vengono recuperate in un circuito chiuso dove passano per un filtro a sabbia e uno a raggi UV, per essere poi reimmesse in un secondo momento. 

Dall’idea iniziale del 2015 ad oggi Sfera ha prodotto tre milioni e mezzo di chili di pomodori per il 2020 e assunto in maniera continuativa 250 dipendenti, la maggior parte locali per dare valore al territorio. “Durante il lockdown abbiamo lavorato ai ritmi abituali: innanzitutto perché di cibo c’è sempre bisogno, inoltre perché i controlli igienico-sanitari attivati ovunque in questo periodo sono per noi la norma; infine, perché i nostri dipendenti provengono tutti dai dintorni e hanno potuto muoversi più facilmente rispetto quelli di altre aziende o imprese”. Dall’inaugurazione di Sfera Agricola si è avuto un costante raddoppio del fatturato anno dopo anno: dal primo picchetto del cantiere nel luglio 2017 ai quasi quattro milioni di fatturato del primo anno di attività dopo la costruzione della serra ai quasi otto milioni di euro del secondo, fino ad arrivare alle proiezioni di 15 milioni di euro di fatturato a fine 2020, con obiettivo 25 milioni per il prossimo anno.

“In Olanda ci sono 1.500 ettari di serre tecnologiche su 15 milioni di abitanti, in Italia solo 70 su 60 milioni. Un settore ancora da sviluppare quindi. Avere al fianco un partner come l’ufficio Invest in Tuscany della Regione Toscana, che aiuta e sostiene, è molto importante: è un sistema virtuoso in quanto a pubblica amministrazione e speriamo di proseguire nella crescita. Chiediamo una rappresentanza istituzionale che ci aiuti in questo senso, finora non abbiamo potuto ottenere quegli incentivi su automazione e industria 4.0 cui aspiriamo. Del resto la serra idroponica ne avrebbe diritto in quanto a tecnologia ma gli ultimi decreti hanno preparato il terreno a un nuovo settore che potrebbe forse definirsi “agroindustriale”, osserva Galimberti.

Nel futuro c’è l’introduzione di altri prodotti come il peperone: l’Italia importa l’85% di quello consumato, e senz’altro ci sono altre serre, da affittare o fabbricare. La zona intorno a Gavorrano è nota per le colline metallifere e alcune serre costruite un tempo (per via della geotermia del terreno) ma ora abbandonate (per la difficoltà nel raggiungerle) potrebbero avere una nuova vita. Sfera Agricola sta valutando di espandersi nel Lazio, probabilmente nella zona di Viterbo al momento. Staremo a vedere; intanto a fine giugno si è chiuso il primo semestre 2020 che finalmente per la prima volta presenta il segno +. 

 

Nell'immagine, coltivazioni di basilico.

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