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GIUSTIZIA, IL NUOVO CODICE ETICO DEI MAGISTRATI

di Antonio Marini

Il 13 novembre scorso il comitato direttivo dell’Associazione Nazionale Magistrati ha approvato il nuovo codice etico della magistratura. Tale codice, come si specifica nella relazione, aggiorna la figura del magistrato, inserito in una società in continua evoluzione, evidenziandone la responsabilità nel buon andamento del servizio della giustizia. Esso stabilisce che, nell’esercizio delle proprie funzioni, il magistrato opera con spirito di servizio per garantire la piena effettività dei diritti delle persone, prestando ascolto a tutti i soggetti che in diverse forme concorrono all’esercizio della giurisdizione.
Egli svolge il proprio ruolo con equilibrio e con pieno rispetto di quello altrui, riconoscendo la pari dignità delle funzioni degli altri protagonisti del processo e assicurando loro le condizioni per esplicarle nel modo migliore. Cura di raggiungere, nell’osservanza delle leggi, esiti di giustizia per tutte le parti, agendo con il massimo scrupolo, soprattutto quando siano in questione la libertà e la reputazione delle persone. Inoltre fa quanto è in suo potere per assicurare la ragionevole durata del processo.
Se svolge le funzioni di pubblico ministero, indirizza la propria indagine alla ricerca della verità, acquisendo anche elementi di prova a favore dell’indagato e non tacendo al giudice l’esistenza di fatti a vantaggio dell’imputato, evitando nello stesso tempo di esprimere valutazioni sulle persone delle parti, dei testimoni e dei terzi, che non siano conferenti rispetto alle decisioni del giudice. Questi, a sua volta, garantisce alle parti la possibilità di svolgere pienamente il proprio ruolo garantendo l’ordinato e sereno svolgimento dei giudizi.
Nell’esercizio delle proprie funzioni ascolta le altrui opinioni, in modo da sottoporre a continua verifica le proprie convinzioni esaminando i fatti e gli argomenti prospettati dalle parti, evitando di pronunciarsi su fatti o persone estranee all’oggetto della causa, e di emettere giudizi o valutazioni sulla capacità professionale di altri magistrati o dei difensori. Nel redigere la motivazione dei provvedimenti collegiali espone fedelmente le ragioni della decisione, garantendo la segretezza della Camera di consiglio.
Nei rapporti con i cittadini e con gli utenti della giustizia, sia esso magistrato requirente o giudicante, tiene un comportamento disponibile e rispettoso della personalità e della dignità altrui, respingendo ogni pressione, segnalazione o sollecitazione comunque diretta ad influire indebitamente sui tempi e sui modi dell’amministrazione della giustizia. Nello stesso tempo evita di usare la propria qualifica per trarne vantaggi personali, astenendosi da ogni forma di intervento che possa indebitamente incidere sull’amministrazione della giustizia. In particolare, evita di usare indebitamente le informazioni di cui dispone per ragioni d’ufficio e di fornire o richiedere informazioni confidenziali su processi in corso, astenendosi dal compiere segnalazioni dirette ad influire sullo svolgimento o sull’esito di essi.
Nei contatti con la stampa e con gli altri mezzi di comunicazione evita di sollecitare la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio. Quando non è tenuto al segreto o alla riservatezza per ragioni del proprio ufficio e ritiene di dover fornire notizie sull’attività giudiziaria, al fine di garantire la corretta informazione dei cittadini e l’esercizio del diritto di cronaca, ovvero di tutelare l’onore e la reputazione dei cittadini, evita la costituzione o l’uso di canali informativi personali, riservati o privilegiati.
Fermo il principio della piena libertà di manifestazione del pensiero, nel rilasciare dichiarazioni e interviste ai giornali e agli altri mezzi di comunicazione di massa si ispira a criteri di equilibrio, di dignità e di misura, evitando di partecipare a trasmissioni televisive nelle quali sappia che le vicende di procedimenti giudiziari in corso saranno oggetto di rappresentazioni in forma scenica.
Per salvaguardare la sua indipendenza è fatto divieto al magistrato di aderire ad associazioni che richiedono la prestazione di promesse di fedeltà o che non assicurano la piena trasparenza sulla partecipazione degli associati, come le società segrete. È vietato altresì qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l’esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l’immagine. In tale prospettiva va evitata qualsiasi attività che ostacoli il pieno e corretto svolgimento della funzione giudiziaria.
Fermo restando il regime delle ineleggibilità e incompatibilità stabilite dalle normative in materia, non possono essere accettati incarichi politico-amministrativi nel territorio in cui il magistrato esercita la funzione giudiziaria. L’obbligo della imparzialità nell’esercizio di tale funzione passa attraverso il rispetto della dignità di ogni persona, senza discriminazioni e pregiudizi di sesso, cultura, ideologia, razza e religione, per giungere all’impegno di superare, agendo con lealtà, i pregiudizi culturali che possano incidere sulla comprensione e valutazione dei fatti e sull’interpretazione e applicazione della legge.
A stretto contatto con quello della imparzialità v’è l’obbligo della correttezza che comporta, tra l’altro, l’astensione da qualsiasi intervento che non corrisponda ad esigenze istituzionali sulle decisioni relative a promozioni, trasferimenti, assegnazioni di sedi e di incarichi. Quanto ai doveri dei dirigenti, il codice deontologico prevede che essi devono garantire l’indipendenza dei magistrati e la serenità dei lavori di tutti i dipendenti degli uffici giudiziari, assicurando trasparenza ed equanimità nella gestione del lavoro e respingendo ogni interferenza esterna, evitando di avvalersi della propria posizione per ottenere benefici o privilegi per sé o per altri.

Tags: Antonio Marini giustizia magistratura febbraio 2011

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