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CASSA DEPOSITI E PRESTITI: PRESENTATO IL PIANO STRATEGICO CDP 2022-2024

Un’istituzione che, grazie alla fiducia dei risparmiatori postali e al sostegno di ministero e fondazioni, ha potuto predisporre numerose iniziative a contrastare la crisi generata dalla pandemia, per potenziare il ruolo di volano dello sviluppo sostenibile del paese. Ecco Cassa Depositi e Prestiti (CDP), nelle parole del presidente Giovanni Gorno Tempini, durante la presentazione del piano strategico 2022 – 2024. Insieme a un PNRR determinante per dare slancio all’economia, capisaldi di questo piano sono la crescita sostenibile dell’economia, il superamento del gap di competitività, l’individuazione dei driver che guideranno la crescita economica globale e che definiranno il paese di domani. E ancora, vicinanza a territori e imprese, politiche settoriali per i finanziamenti basate su selettività e rispetto dei criteri ESG, promozione di inclusione e parità di genere, rafforzamento delle competenze tecniche interne per attrarre nuovi talenti.
L’a.d. Dario Scannapieco ha descritto come si è arrivati al piano strategico: dopo aver riflettuto su cos’è oggi CDP, sono state messe a punto delle linee guida di intervento e, con un’analisi delle evoluzioni del modello operativo e la definizione di obiettivi economico-patrimoniali, si è avviato quello che sarà un processo di trasformazione. “In un new normal dopo la pandemia, ci sono aspetti geopolitici rilevanti come il rafforzamento della Cina che nel 2023 dovrebbe secondo le stime superare l’Europa in quanto al carnet di prodotto interno lordo; l’importanza dei fattori della produzione, con alcune materie prime che salgono di prezzo; l’approccio multilaterale e infine un’Europa molto attiva rispetto anche solo un decennio fa, con PNRR, eurobond e Next Generation EU”. CDP ha pertanto individuato quattro grandi temi -e i sottotemi che ne conseguono- per contribuire concretamente al rilancio dell’economia italiana nel prossimo triennio, per colmare i ritardi del Paese: cambiamento climatico e tutela dell’ecosistema (scarsità di impianti per il trattamento dei rifiuti, lento sviluppo delle rinnovabili, settore idrico da modernizzare); crescita inclusiva e sostenibile (scarsità di social, student e senior housing, rigenerazione urbana e delle infrastrutture, parità di genere); digitalizzazione e innovazione (scarsi investimenti delle pmi, banda larga, cyber security); ripensamento delle filiere produttive (dipendenza dall’estero, costo della logistica, elevato trasporto delle merci su gomma). Per ognuno di questi macrotemi sono stati definiti campi di intervento legati agli obiettivi dell’agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile, intercettando inoltre anche molte delle missioni del piano nazionale di ripresa e resilienza. Quindi transizione energetica, economia circolare, salvaguardia del territorio; infrastrutture sociali, sanità e istruzione ma anche impact finance, ancora poco diffuso in Italia; allargamento del mercato dei capitali a sostegno delle imprese innovative, digitalizzazione e innovazione tecnologica per migliorare la competitività; e infine, cooperazione internazionale, sostegno alle filiere strategiche che vanno non esternalizzate per aumentare la forza del paese nelle catene globali del valore, trasporto e nodi logistici: il Mediterraneo è sempre meno un mare di transito e sempre più va inteso come un mercato.
Dalla Cassa Depositi e Prestiti di un tempo, che sostanzialmente prestava agli enti locali, a quella privatizzata di oggi, con l’ingresso in settori quali il private equity e il venture capital: un attivo di 410 miliardi di euro, 107 miliardi di crediti per il 70 per cento a favore della pubblica amministrazione ma il resto anche a imprese e infrastrutture, 36 miliardi di partecipazioni valorizzate, una raccolta postale netta di 275 miliardi, 21 miliardi di raccolta obbligazionaria e un patrimonio netto per 25 miliardi. Ma aprirsi maggiormente verso ulteriori criteri, come gli ESG: ad esempio, finanziare private equity, operato per Cassa dal Fondo Italiano di Investimento, verso imprese con forte attenzione a tali metriche o divenire l’operatore cornerstone per la creazione di nuovi mercati, come il venture capital sul quale l’Italia potrebbe ancora fare molto.
Secondo le parole chiave di sostenibilità, addizionalità, complementarietà con il mercato e una policy orientation per generare impatto, si è andati a definire tre pilastri trasformativi: analisi strategica e settoriale, centrata anche sull’individuazione dei ritardi da colmare e sulle best practice internazionali per l’adozione di politiche di finanziamento e investimento, mediante competence center su sviluppo e rigenerazione urbana, risorse naturali energia e ambiente, trasporti, infrastrutture sociali, innovazione e digitalizzazione; rafforzamento dell’advisory e della gestione di fondi pubblici, soprattutto a beneficio della pubblica amministrazione e con l’intento di orientare gli investimenti verso progetti di qualità; promozione e sviluppo attraverso strumenti finanziari per imprese e P.A., con azioni rivolte alla cooperazione internazionale e alla finanza per lo sviluppo.
CDP incrementerà la propria azione di sostegno alle infrastrutture, alla P.A. e alle imprese attraverso una politica in grado di stimolare investimenti virtuosi, in linea con i criteri di sostenibilità ESG, rafforzando la propria capacità di valutazione tecnica e potenzierà i meccanismi di blending tra risorse proprie e risorse di terzi. Inoltre, sosterrà le imprese nell’internazionalizzazione garantendo un impegno diretto attraverso risorse proprie e sviluppando strumenti di non-bank lending. Strumenti finanziari, valutazione tecnica, advisory e blending saranno funzionali anche al rafforzamento del ruolo di CDP nel settore della cooperazione internazionale, in partnership con le banche di sviluppo multilaterali. Per quanto riguarda l’equity, il piano strategico 2022-2024 introduce una nuova gestione delle partecipazioni e degli interventi. Cassa Depositi e Prestiti rimarrà azionista stabile a presidio delle aziende con infrastrutture o asset strategici del paese e porterà avanti interventi di scopo in equity diretto ma la logica è di exit e di rotazione di capitale. Come nel private equity e venture capital, l’operatività si basa sul crowding-in, cioè sulla capacità di attrarre risorse da altri investitori, anche stranieri, con iniziative insieme al Fondo Italiano d’Investimento. CDP non intende invece finanziare i meno sviluppati fondi infrastrutturali se non si impegnano nel revamping e se non hanno almeno una componente greenfield ossia nuove opere da realizzare.
Settore immobiliare: oltre il consueto impegno nel turismo, CDP punterà sulle tre S di social, senior e student housing con l’obiettivo di un forte impatto sul territorio grazie alla partnership con le fondazioni di origine bancaria. Con esse la collaborazione potrà riguardare anche i progetti di rigenerazione urbana, con particolare attenzione al Sud Italia. Tra gli esempi, il rilancio del Lido di Venezia o le caserme di via Guido Reni a Roma o ancora le Manifatture Tabacchi a Napoli e a Palermo. Nel complesso, la gestione del portafoglio immobiliare si baserà su criteri di valorizzazione o vendita diretta, con principi di trasparenza e massimizzazione del valore. Infine, la creazione di una task force interna per sfruttare a pieno le opportunità concesse dal PNRR, che assegna a CDP progetti per circa 3,3 miliardi che riguardano venture capital, lending e internazionalizzazione tramite Simest e ulteriori strumenti finanziari da creare combinando risorse del PNRR con le proprie. Infine, la funzione di advisory per la P.A., con il ministero dell’Economia e delle Finanze come coordinamento centrale. Intanto si lavora a una convenzione per avviare queste consulenze: tra i ministeri con i quali si sta interloquendo, quelli dell’Istruzione, del Turismo, delle Infrastrutture, della Salute ma anche il commissario al Sisma 2016.
Nel prossimo triennio Cassa Depositi e Prestiti impegnerà risorse (nella foto) per 65 miliardi di euro (+5% sul periodo precedente), attirando 63 miliardi da terzi (+27%) e attivando nel complesso investimenti per 128 miliardi (+14%); poiché diversi investimenti saranno finanziati con il PNRR che offre quindi risorse in qualche modo sostitutive di quelle tipiche delle national promotional bank, c’è la possibilità di combinare questi fondi con le risorse CDP, continuando a crescere in termini di attività prestata a favore dello stato. Una crescita che sarà costante nell’arco del piano strategico e che punta a generare un forte impatto a livello economico e sociale, con effetti positivi concreti e tangibili per imprese, pubblica amministrazione e famiglie.

 

 

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