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AIAD E INDUSTRIE AEROSPAZIO, DIFESA E SICUREZZA SI CONFRONTANO SULLA POLITICA INDUSTRIALE

È stato presentato il rapporto del centro studi AIAD (Federazione delle Aziende Italiane Aerospazio, Difesa e Sicurezza), in collaborazione con Prometeia, sulle capacità del settore AD&S e sul contributo che offre all’economia nazionale, sia in termini di generazione di PIL che del ruolo propulsivo a vantaggio del processo di innovazione tecnologica del Paese: disinvestire nell’industria della difesa oggi equivale a rinunciare a benefici industriali, economici ed erariali. Ha aperto i lavori il presidente AIAD Guido Crosetto: “L’incontro di oggi vede due avvenimenti importanti: la direttiva per la politica industriale, che arriva vent’anni dopo il decreto legislativo 300 e poi il decreto legislativo 66 del 2010 (codice dell’ordinamento militare) e che in qualche modo ha dettato finalmente una linea prospettica che individua nel rapporto tra la Difesa e le industrie del settore uno dei motori per le Forze Armate, per garantire la difesa del paese e per la capacità dell’industria di essere anche asset strategico”.
In sintesi, il settore AD&S ha contribuito nel 2019 a generare 15 miliardi di euro di valore aggiunto nell’economia italiana, di cui 5,1 miliardi di contributo diretto delle attività delle imprese e 9,9 miliardi il contributo indiretto e indotto: il tutto pari allo 0,9% del pil (totale valore aggiunto); ogni euro di valore aggiunto creato dalle imprese genera in media 2 euro addizionali nell’economia per un moltiplicatore totale pari a 3, per effetto della capacità di propagare valore aggiunto direttamente e indirettamente nel sistema di aziende connesse all’AD&S. L’occupazione sostenuta dalle attività delle imprese è risultata nel 2019 complessivamente pari a circa 200 mila unità; 10 occupati nel settore sostengono in media ulteriori 30 occupati addizionali nell’economia per un moltiplicatore dell’occupazione pari a 4. Le attività del comparto sostengono il gettito fiscale italiano per 5,3 miliardi di euro. in termini di valore aggiunto Il settore rappresenta il 23% di tutta l’industria ad alta intensità tecnologica italiana, supportando il 44% dell’industria hi-tech del Mezzogiorno con un picco del 60 per cento in Puglia e in Campania (le aree con più alta presenza del settore AD&S sono invece il Nord Ovest con il 44% e il Mezzogiorno con il 28%). Si è poco consapevoli di quanto risulti importante l’industria della difesa in un settore ad alta intensità tecnologica. Nel comparto dei manufatturieri, ha la più elevata intensità di R&S: investe 10 euro in ricerca e sviluppo per ogni 100 di fatturato contro una media di 1 per il settore manifatturiero italiano; gli oltre 1.5 miliardi di euro investiti rappresentano quasi il 10% di tutta la spesa effettuata in Italia nel 2019 in R&S. Gli occupati in ricerca e sviluppo sono oltre 7.000, cioè il 14 per cento degli occupati totali italiani nel settore R&S.
Osserva Alessandra Lanza, partner di Prometeia, che espone il rapporto: “In occasione di operazioni di procurement l’impostazione europea, oggi ribaltata, prima del Covid era tesa a creare un level playing field per i paesi terzi, quindi favorire tutti allo stesso modo: vogliamo una visione strategica dell’Europa e, all’interno dell’Europa, una visione strategica del paese perché, ancorché le spese per la difesa in Italia siano molto distanti dai grandi competitor internazionali come gli Stati Uniti, sono in realtà molto vicine a quelle di Francia e Germania e, poiché c’è una correlazione quasi 1 a 1 tra la spesa pubblica e il fatturato generato, conviene investire nel settore per farlo crescere. L’incidenza dell’occupazione inoltre in settori ad alta intensità tecnologica è molto più ampia di qualsiasi altro settore dell’economia italiana e ciò ci mette sulla frontiera tecnologica anche in partite con grandi big player, non necessariamente del settore: penso a intelligenza artificiale e big data”. Tra le sfide, attrezzarsi di fronte a una tendenza inflattiva non più passeggera, come si diceva, bensì un problema congiunturale legato non solo a Covid, a ripresa, a difficoltà di approvvigionamenti ma soprattutto alla transizione che tipicamente causa un ribilanciamento in termini di offerta e domanda con una prima fase di aumento di prezzi. Altra sfida è far crescere da protagonisti le specificità nazionali in un’Europa che mette il suo progetto al centro, avvalendosi dei principali programmi europei, tutti caratterizzati da impatti trasversali importanti. La politica industriale europea, prima manifestamente franco-tedesca, è oggi orientata anche dall’Italia, che presenta una filiera molto diversa -da preservare- dagli altri paesi europei tipica dell’economia domestica, con capofila molto grandi e imprese molto piccole. Le sfide internazionali inoltre richiedono una cooperazione forte tra pubblico e privato e la direttiva per la politica industriale va nella direzione di rimettere l’Italia al centro.
Il rapporto è stato l’occasione per discutere le azioni di supporto ritenute necessarie al rafforzamento della competitività del settore AD&S italiano, in armonia con la suddetta direttiva per la politica industriale del Paese, di recente rilasciata dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini: “Occorre preservare la sovranità ed il vantaggio tecnologico del Paese. Bisogna rafforzare il ruolo dell’Italia nelle relazioni con i Paesi partner ed avere la consapevolezza che investire in questo settore significa sostenere lo sviluppo tecnologico, produttivo ed occupazionale in un settore trainante dell’economia italiana”. Il ministro Guerini ha poi sottolineato l’importanza di un dialogo strutturato tra Difesa, istituzioni dello Stato e imprese, richiamando anche i passi in avanti compiuti con gli accordi gov-to-gov (al momento, intese con la Slovenia e accordo preliminare con l’Austria sull’AW 169) e l’avvio del tavolo tecnico difesa-industria per favorire le necessarie sinergie in coerenza con le politiche e gli indirizzi concertati: “La Difesa è un cliente esigente e ciò significa alzare il livello del sistema, realizzare prodotti che per costi e performance poi hanno sbocchi sui mercati. Nel contempo però siamo consapevoli di essere un pezzo abilitante di questo sistema e del sistema industriale. Questo comporta delle responsabilità, non ultima renderne consapevole l’opinione pubblica” ha commentato il ministro Lorenzo Guerini.
Politica industriale della Difesa come strumento di geopolitica del nostro paese: in una fase di salto tecnologico, la penetrazione geopolitica passa anche attraverso la fornitura di equipaggiamenti e la dimensione industriale che, in quanto parte di un sistema nazionale di difesa, equivale a preservarne la sovranità: “Lo scenario in cui operiamo è in costante evoluzione -osserva Lorenzo Guerini- tra crescita di rivalità sistemiche, competizione tra Stati, ricerca di spazi di influenza e assertività di attori statuali; un contesto molto proiettato sui programmi di nuova generazione e sulle tecnologie abilitanti, che presenta inoltre una crescita globale della spesa militare, e nel quale l’evento afghano ha accelerato revisioni di sistema quali il concetto strategico della Nato, lo Strategic Compass, gli obiettivi della Difesa europea”. Non solo sviluppo domestico quindi: per il ministro è fondamentale promuovere la partecipazione italiana ai principali programmi di cooperazione internazionali, assicurando alla nostra industria un posizionamento qualificante e l’accesso allo sviluppo delle tecnologie abilitanti. Si auspicano quindi gli abilitanti strategici rispetto ai singoli programmi di dettaglio e in tal senso il perimetro dello Strategic Compass deve meglio circoscrivere le modalità attraverso cui l’Europa vuole garantirsi gli abilitanti strategici: “Richiamare in una cornice così importante alcuni programmi di dettaglio mi lascia un po’ perplesso perché mi pare che si guardi più l’esigenza di qualche industria nazionale rispetto invece all’esigenza di avere una cornice e un orizzonte”. Infine, un richiamo anche alla certezza degli investimenti con il fondo pluriennale per gli investimenti della difesa definito dalla precedente legge di bilancio e confermato in questa, importante per aziende e Difesa, sull’importanza di avere risorse non tanto ingenti quanto sicure e che consentano una programmazione.

Tags: Europa Unione Europea Ministero della Difesa forze armate ricerca sicurezza Difesa aerospazio Dicembre 2021

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