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ATTENTATI, SEGNI E PAROLE

del Generale di Brigata FRANCESCO LOMBARDI, Ce.Mi.SS

In collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa

 

Esiste un legame indissolubile tra terrorismo e comunicazione. Da sempre la pubblica opinione è centrale nei processi politici, che si realizzino in regimi autoritari o che si sviluppino in democrazie avanzate. Un nesso funzionale unisce eventi criminali e scelte comunicative, con una relazione diretta tra fatti delittuosi e precise e programmate strategie mediatiche. Le singole azioni scellerate come le più generali e diffuse campagne terroristiche vanno sempre lette e interpretate in relazione agli effettivi messaggi che vogliono veicolare. Il terrorista, infatti, vive e realizza le proprie iniziative soprattutto per il riconoscimento simbolico che assumono le azioni, i contesti, i risultati e le reazioni. Il terrorismo pone in essere i propri attacchi nel quadro di strategie che vanno oltre il semplice risultato operativo o militare dei singoli atti.
Mira a indurre uno stato di latente e costante tensione nella pubblica opinione in modo da condizionarne gli orientamenti e indirizzarne le scelte politiche; vuole deviare, di conseguenza, le decisioni di Governi e amministrazioni da razionali valutazioni di costi-benefici, inducendo scelte emotive solitamente foriere di errori. Le azioni terroristiche hanno un pubblico diverso per cultura, atteggiamenti, aspettative, sentimenti, istruzione, religione; costoro interpretano l’agire terroristico essenzialmente in relazione ai propri bisogni immediati. Le strategie comunicative che sostengono e alimentano le azioni criminali sono di volta in volta indirizzate verso le masse di potenziali proseliti o verso le collettività occidentali, in relazione al momento politico e alla vulnerabilità dell’uno o dell’altro gruppo.
Ne consegue che le strategie e le metodologie comunicative poste in essere dalle leadership dei Paesi obiettivo dei terroristi non possono prescindere da valutazioni e analisi di ampio respiro e continuità d’azione. Peraltro, al pari di quanto avviene per gli aspetti squisitamente tecnico-militari n cui le coalizioni organizzano e coordinano i propri sforzi per sottrarre alle strutture terroristiche aree in cui proliferare, i Paesi coinvolti dovrebbero organizzare, in tema di comunicazione, sforzi congiunti; la sola manifestazione di unità di intenti già sortirebbe effetti positivi, dimostrando all’opinione pubblica interna la coesione solidale dei Governi e delle amministrazioni, e a quanti appoggiano o simpatizzano per le organizzazioni terroristiche l’indissolubilità e la forza intrinseca dei sistemi democratici.
Intervenire sulle motivazioni che spingono masse, anche acculturate, verso il radicalismo estremo non è meno importante della lotta condotta sul terreno o delle attività di intelligence. Gli atti terroristici, infatti, nascono dalla combinazione di forti elementi motivazionali e significative capacità operative. La presenza di entrambi i fattori consente alle organizzazioni terroristiche di progettare e condurre con successo iniziative criminali. I gruppi terroristici, quaedisti in particolare, paiono avere grande esperienza in fatto di comunicazione, vuoi perché fanno un uso efficace, efficiente e mirato delle possibilità offerte dalla rete, vuoi perché sembrano in possesso di una conoscenza approfondita delle dinamiche e delle vulnerabilità comunicative degli «avversari» riuscendo, talvolta, a cadenzare le proprie azioni in relazione agli eventi interni ai Paesi «da colpire».
Si tratta di un’effettiva capacità di analisi e comprensione dei meccanismi politici e sociali occidentali cui, presumibilmente, non è estranea la presenza, all’interno di comunità islamiche estremiste, di sostenitori da tempo soggiornanti fuori dai Paesi di origine. Nel contempo le coalizioni antiterroristiche non possono certo vantare al riguardo la stessa capacità di penetrazione culturale. Il fenomeno del terrorismo, inoltre, ha dimostrato di sapersi modificare, adattandosi all’evolversi delle società e al mutare dei vari sistemi politici. Sa adeguare le proprie strategie al Paese in cui opera o al momento politico contingente. Muta nelle strategie e nelle tattiche, muta nelle forme di arruolamento e negli strumenti utilizzati. Inoltre, in relazione ai profondi mutamenti che hanno investito il mondo dell’informazione, quest’ultimo può fornire al sistema terroristico validissimi strumenti per diffondere il proprio messaggio, amplificando gli effetti delle azioni o anche solo delle minacce.
Le politiche di prevenzione e repressione del terrorismo, quindi, non possono prescindere da un’analisi del linguaggio comunicativo che viene usato. Simbologia e aspetti comunicativi sono chiavi di lettura per comprendere e quindi isolare il terrorismo, soprattutto in un mondo sempre più interconnesso. Internet e le nuove tecnologie forniscono un ottimo mezzo per moltiplicare la portata del messaggio di violenza ma, nello stesso modo, forniscono alle Istituzioni un buon metodo di contro-informazione. In questo campo, forse più che in altri, le sinergie istituzionali sono imprescindibili per un significativo successo.
Gli strumenti militari e quelli di polizia devono essere armonizzati in un contesto più ampio e globale; non possono essere estranee, in queste particolari circostanze, istituzioni diverse, comprese organizzazioni private a sfondo etico, come ha dimostrato il blocco della rete informatica su cui viaggiano messaggi terroristici operato da un gruppo di hacker. In proposito, l’uso esasperato della rete da parte delle organizzazioni terroristiche, come strumento di governance o di diffusione di messaggi propagandistici, quando non come semplice strumento di didattica criminale, pone pur sempre dei problemi di natura morale e legale, legati al bilanciamento tra diritto alla segretezza, libertà delle comunicazioni e diritto alla sicurezza.
Da un lato, la risonanza mediatica, dei fatti criminosi assicurata dai moderni sistemi di comunicazione e diffusione delle informazioni e i vincoli etici, deontologici e normativi propri degli strumenti usabili dai Paesi occidentali, possono facilitare il raggiungimento degli obiettivi tattici di azioni terroristiche; dall’altro è vero che nel lungo periodo la coesione ragionata e convinta sui comuni valori di fondo e la loro diffusione verso i Paesi in cui i terroristi trovano terreno maggiormente fertile, può costituire un significativo e valido modo per circoscrivere, se non debellare, tale fenomeno. Come dire, proviamo a farlo conoscere per davvero, magari qualcuno lo eviterà.

Tags: comunicazione Ministero della Difesa Difesa terrorismo Settembre 2011 SMD - Stato Maggiore della Difesa

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