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gioco calcio: il terzo report della federazione dà atto della positività dello sport

di LUCIANO CAGLIOTI professore emerito dell’università sapienza di roma

Come tutti i tifosi di una qualche squadra di calcio, man mano che avanzo con l’età provo un crescente senso di disagio dopo aver manifestato scalmanato giubilo per un gol (della Roma) in modo scomposto e chiassoso. E quasi a guisa di conforto ripenso ad una foto dell’avvocato Gianni Agnelli in un salto acrobatico per un gol - immagino - della Juve. E quando riacquisto la calma e una configurazione composta e idonea penso che, se una persona di quel livello manifestava in modo così movimentato il proprio giubilo, vuol dire che vi è nel calcio qualcosa di anomalo, di specifico che lo rende a suo modo caratteristico ed «unico».
E in qualche modo mi sento inglobato in quella che l’etologo Desmond Morris definisce «la tribù del Calcio», quell’insieme che fa sì che la finale dei campionati mondiali incolli ai televisori un paio di miliardi di forsennati in tutto il mondo. Il che suscita anche scetticismo e perplessità nei benpensanti che non capiscono come mai ci si possa scaldare tanto per un pallone che rotola. La recente presentazione del terzo «report» sul calcio costituisce un evento che fa in qualche modo giustizia e risolleva quello che viene considerato come un gioco fin troppo enfatizzato, avente un interessante ruolo non solo sportivo ma anche sociale ed economico.
Lo sport è un’attività che ha delle caratteristiche agonistiche, ma anche sociali ed economiche. Il terzo rapporto è dovuto ad una iniziativa congiunta fra Arel - l’Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta - e la Price Waterhouse, società internazionale di consulenza. Come nel primo e nel secondo rapporto, quello relativo al 2012 fornisce al lettore un panorama quanto mai articolato dei numeri. Una cosa è descrivere i «megatrends» nelle grandi linee, un’altra è dare una quantità di valori numerici che definiscono in modo preciso, scientifico, di che cosa stiamo parlando sotto diversi profili, sportivo, sociologico, sanitario, educativo, economico-finanziario.
Estraiamo dal rapporto alcuni numeri, tratti da quelli che consentono di renderci conto dell’entità del fenomeno calcio, iniziando dagli attori, i tesserati alla Federazione Italiana Gioco Calcio (Figc) che raggiungono la ragguardevole cifra di 1 milione 300 mila iscritti, che rappresenta lo sport più praticato in Italia. Disaggregando, si apprende che questa moltitudine di iscritti è sparpagliata in 14.451 società, delle quali 119 professionistiche, 11.250 dilettantistiche e 3.072 società dilettantistiche, giovanili e scolastiche. A questa moltitudine di sportivi «badano» 72.800 fra tecnici, preparatori atletici, medici, operatori sanitari fra i quali moltissimi dipendenti, mentre la forza arbitrale è costituita da 34 mila tesserati. In continuo aumento la percentuale femminile che raggiunge le 1.746 unità, record fra i Paesi europei.
Interessanti i dati sugli stranieri, che ammontano a 50 mila, provenienti soprattutto da Albania, Marocco, Romania e Nord-Africa. L’esame di una serie di parametri indica che il livello di integrazione fra le varie etnie è pienamente soddisfacente fra i ragazzi; stiamo quindi parlando di un fenomeno di massa, che muove una rispettabilissima quantità di denaro e che coinvolge cifre molto elevate di persone a livello di sportivi, tifosi ecc.
Nel 2012 lo share complessivo degli spettatori televisivi per la nazionale A è stato del 44,9 per cento, con 11 milioni di spettatori, con una tendenza al ribasso degli spettatori che vanno fisicamente allo stadio invece di accontentarsi di una poltrona del salotto di casa. Nel 2010-2011 gli spettatori fisicamente presenti sono diminuiti per la serie A del 6,5 per cento mentre la percentuale di riempimento degli stadi è passata dal 59 al 55 per cento con una età media di 56 anni. Confortante il dato sulla sicurezza - il numero delle partite nelle quali si sono verificati incidenti è calato del 7,7 per cento fra il 2012 ed il 2011 - e interessanti i dati fiscali - il totale del gettito fiscale creato dal calcio professionistico è stato di 1.070 milioni di euro -. Ciò contrasta con le critiche e i commenti negativi avanzati sui soldi spesi per questa forma di divertimento, sia attivo che passivo. Anche per il calcio, non olet.

di LUCIANO CAGLIOTI

Professore emerito dell’università Sapienza di Roma

Tags: Novembre 2013 sport Luciano Caglioti

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