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TORNA L’ANNONA PER I ROMANI O SOLO PER GLI IMMIGRATI?

L'editoriale di Victor Ciuffa

 

Chi e quanto hanno guadagnato e continuano a farlo politici e amministratori pubblici, sulle presunte opere di Caritas, compiute da milioni di italiani, nell’assistenza di qualche milione di immigrati, già presenti o in arrivo in tutto il Paese? Politici e amministratori pubblici non erano certo all’oscuro del fiorente traffico finanziario che prosperava dietro, a causa e dopo ogni singolo salvataggio in mare di immigrati. Pochi invece gli italiani sfiorati da qualche dubbio sui motivi che facevano ogni giorno crescere il numero degli immigrati in arrivo. Quanto costava al Paese quella continua ballata di navi su e giù nel «Mare Nostrum»?

E quanto costava il prosieguo: la sistemazione degli stessi, gli spostamenti verso i centri di accoglienza, il vitto e tutte le altre prestazioni e forniture, annesse e connesse. Non c’è dubbio che molti governanti e politici abbiano cercato di salvare quante più vite possibile; ma altri erano consapevoli e speranzosi di arricchirsi, come era avvenuto quando, nel caso del terremoto dell’Aquila, qualcuno si era rallegrato sicuro di essere coinvolto nella ricostruzione d’Abruzzo.

Oggi sarebbe impossibile la restituzione delle somme spese in conseguenza dell’immigrazione massiccia. O meglio a causa della moda intervenuta e della necessità di compiere acquisti quasi esclusivamente nei supermercati. Alcuni di questi casi rientrano in determinati comparti ormai pressoché ineliminabili: alimentazione, abbigliamento, sanità e altri. Nel comparto alimentare le varie catene commerciali hanno interesse a descrivere sempre più positivamente i vantaggi derivanti dai supermercati ai consumatori grazie alla pubblicità, in realtà tale effetto, dovrebbe essersi ridotto e dovrebbe ridursi ulteriormente per i minori investimenti compiuti in essa. Si assiste al calo degli investimenti nel settore delle emittenti televisive pubbliche e private, della trasmissione, diffusione di filmati, reality show, teleshow ecc.

Lo sviluppo tumultuoso della grande distribuzione organizzata, dei supermercati e di altri modelli distributivi e commerciali è stato comunque utile a produttori, rivenditori e consumatori. Del tutto difficile se non impossibile è però tornare indietro: abbiamo imparato a vivere con i supermercati, la Grande distribuzione organizzata e le rispettive modalità e abitudini. Difficilmente si potrà cambiare, come è avvenuto nell’ultimo mezzo secolo, perché sono cambiati i settori e i comparti di tutte le attività, a cominciare dall’agricoltura e dalla cultura nelle famiglie. Che potrà venire fuori? Solo l’ulteriore diffusione di sistemi di commercio simili; l’estensione e il coinvolgimento di altri prodotti e servizi. Ma le conseguenze possono essere molteplici e operare in vari campi, e spesso senza che le massime autorità intervengano: alludo al settore della chimica, diviso in vari comparti, anche pericolosi per la salute di uomini ed animali.

A Roma nel corso dell’estate si sono manifestati casi di intossicamento da fumi di ristoranti la cui proliferazione ha ridotto il Centro Storico e Monumentale in un suk, formato da migliaia di immigrati. Quando i consumatori hanno acquisito la nuova abitudine di fare la spesa nel supermercato o in sistemi simili, difficilmente se ne possono allontanare, per motivi di lavoro, o per esigenze familiari od altro.

Oggi sarebbe impossibile la restituzione delle somme spese, anche di quelle utili e necessarie, subite da collettività, singoli cittadini, categorie varie, in conseguenza dell’immigrazione massiccia, abusi ormai recepiti da singoli, famiglie, collettività. In realtà l’effetto della pubblicità sul volume delle vendite, abbinato all’incidenza delle emittenti televisive, dovrebbe essersi ridotto e dovrà ridursi ulteriormente per i minori investimenti compiuti a causa del protrarsi della crisi economica. In questa situazione si è verificata nei giorni scorsi nel Comune di Roma, una novità, anzi una singolare richiesta: istituire nuovamente, nel personale capitolino, la categoria degli ispettori annonari. Su tempi e modalità di attuazione della proposta si è svolto un incontro in Campidoglio tra il capogruppo della Lista Civica Marino, Luca Giansanti, e una sessantina di ex ispettori annonari del Comune. Il 27 marzo scorso poi su proposta del consigliere Giansanti, il Consiglio comunale ha approvato una mozione, nell’ambito del Bilancio preventivo 2015, in cui si invitano Sindaco e assessori al Personale, Bilancio e Commercio, a ripristinare la categoria degli ispettori annonari in seno al dipartimento Commercio e Attività Produttive.

Ai dipendenti che hanno manifestato un notevole interesse a tornare a svolgere i compiti attualmente assorbiti dalla Polizia municipale, il capogruppo della Lista civica Marino ha risposto che: «È già partito l’iter, anche se complicato e non breve, per ripristinare i profili professionali di funzionario e ispettore annonario, figure soppresse nel 2009 dalla passata Giunta. «Posso assicurare–ha dichiarato Luca Giansanti – l’impegno della maggioranza e della Giunta ad affrontare e risolvere tutti i nodi che nel passato hanno afflitto la categoria, nel rapporto con il ruolo svolto dalla Polizia Municipale, per riporre le peculiari competenze alle dirette dipendenze del dipartimento Sviluppo Economico».

«Mai come ora–ha continuato Giansanti–è necessario personale specificatamente qualificato ad affrontare, prevenire e contrastare quotidianamente le varie forme di abusivismo commerciale e di sleale concorrenza. L’imminenza del Giubileo, la tutela dei consumatori e dei turisti – ha concluso Giansanti – impongono di avvalersi di figure specifiche dedicate e professionalmente preparate che svolgano il loro ruolo nel commercio fisso e ambulante, nell’accoglienza turistica e nell’abusivismo ricettivo».

 

 

 

Tags: Giugno 2015

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