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GOVERNO E LEGGE DI BILANCIO: PANEM ET CIRCENSES?

Più che la manovra del popolo, la legge di bilancio approvata somiglia al “panem et circenses” dei Romani, senza una strategia di sviluppo ma con abbondanti mance verso le periferie delle lobbies e di tanti piccoli gruppi di pressione.

Se volessimo cavarcela con una battuta si potrebbe dire che più che aria di rivoluzione si avverte una inconfessabile continuità con l’operato di Governi tecnici del passato e, peggio, con quello dei transeunti Governi “balneari”. Ma lo scenario attuale, se si può, appare perfino peggiore: con il ruolo del Parlamento ridotto ai minimi storici, i decreti legge che continuano ad imperversare per saldare le differenze fra gli azionisti di maggioranza, il legame con richieste di taglio assistenziale, l’occupazione del potere senza selezione di una classe dirigente ma con il criterio di scelta antico come il mondo della fedeltà.

L’assenza più vistosa è quella di una strategia che permetta al Paese di guardare avanti in una situazione sempre più difficile sul piano europeo ed internazionale. Né un pensiero, né un progetto, solo slogan ed assicurazioni scritte, forse, sulla sabbia.

Ancora più gravido di conseguenze negative è l’atteggiamento nei confronti dei corpi intermedi dei quali si ricusa il ruolo ma anche la esperienza e la competenza in materia di politiche economiche e sociali.

Con il risvolto assai discutibile di essere costretti a “bleffare” per non ammettere errori o la ripetizione di comportamenti passati. È il caso controverso e recente di Carige, ma anche la enfatizzazione del taglio delle pensioni d’oro (400 milioni in tre anni) quando la vera cassa si fa come al solito con tutti gli altri pensionati a suon di miliardi con il ricorso ad un vecchio espediente quale è quello del raffreddamento delle indicizzazioni.

La legge di bilancio risulta poi sterminata non per le scelte a favore della crescita, ma per una miriade di micro interventi dei quali è perfino superfluo cercare di individuare ragioni di carattere generali. Non ci sono.

Ma la prospettiva economica del 2019 potrebbe costringere ad un brusco risveglio nella realtà di un pericoloso rallentamento economico e di inevitabili tensioni sociali, quando ci si accorgerà che per il lavoro e gli investimenti c’è ben poco.

Le parti sociali, addirittura con maggiore intensità quella imprenditoriale, hanno messo in guardia il Governo da questa deriva ma finora senza produrre ripensamenti da parte dell’Esecutivo. Eppure proprio l’opposizione sociale, in assenza di quella politica troppo frammentata e senza proposte alternative in grado di incidere, potrebbe svolgere il compito essenziale di risvegliare e mantenere viva una discussione politica su contenuti utili ad evitare per l’Italia marginalità economica e ulteriori sofferenze sociali. Riaprendo così anche la possibilità di rivitalizzare in modo nuovo, più concreto e non più legato a personalismi, il confronto interno ai partiti di tradizione riformista che non condividono la prospettiva di un Paese che autoalimenta assistenza e non produce crescita.  

Se c’è un elemento, infatti, oltremodo inquietante nell’azione di governo di questo periodo è la sottesa affermazione presente in diversi provvedimenti emanati, a partire da quello sul reddito di cittadinanza e quota 100, secondo la quale il lavoro assume un carattere di negatività che mai aveva rivestito nelle culture politiche e sociali del passato. Il lavoro come una pena da evitare, le opere pubbliche come un nemico da esorcizzare, gli investimenti come un corollario e non come una bussola per lo sviluppo, diventano in tal modo una direzione di marcia che rischia di ingessare il Paese, avvicinando una deriva di declino.

Naturalmente nulla è deciso, molto può ancora cambiare. Ma sarebbe importante che ciò avvenisse dietro la spinta di rivendicazioni in grado di mutare l’attuale rotta e nell’interesse generale, e non come l’esito della esplosione di delusioni popolari rispetto alle promesse, o come il frutto della litigiosità crescente fra le forze che compongono l’attuale maggioranza di Governo.

Giorgio Benvenuto

Tags: lavoro bilancio governo pensionati pensione Gennaio 2019

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