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CGIL, CISL E UIL. IL SINDACATO TORNA SULLE PRIME PAGINE DEI GIORNALI

In questi giorni il sindacato è tornato in prima pagina. Ed è un buona notizia. La Cgil ritrova nel congresso l’auspicata unità ed un nuovo leader con Maurizio Landini (ed il suo antagonista, Colla, come vice), mentre la Uil in precedenza aveva rafforzato la sua squadra con la nomina di Pierpaolo Bombardieri a segretario generale aggiunto e l’ingresso in segreteria confederale del leader dei metalmeccanici, Palombella. A questo si aggiunga la determinazione con la quale la Cisl ha sostenuto l’esigenza di mantenere viva la pressione sindacale sul Governo.

Ed ancora una volta nella lunga storia sindacale i metalmeccanici sono protagonisti di pagine importanti per garantire novità e vitalità al movimento sindacale. Si tratta di una lunga tradizione di impegno e di proposta riformista che va da Bruno Buozzi a Luciano Lama, a Pierre Carniti, a Bruno Trentin ed al gruppo dirigente della Uilm nel tempo in cui ho avuto l’opportunità di dirigerla. Nei momenti “critici” i metalmeccanici sono stati in grado di esprimere un protagonismo che è stato prezioso per le sorti sindacali. L’auspicio è che anche in questo periodo, assai difficile sul piano politico ed economico e nel quale sempre meno viene riconosciuto il ruolo dei corpi intermedi, venga dal movimento sindacale italiano una indicazione di cambiamento all’altezza dei problemi che vanno affrontati ed in grado di garantire non con le mance ma con proposte ed iniziative la essenziale coesione sociale.

Sarebbe un errore ad esempio sottovalutare la proposta che al congresso della Cgil Carmelo Barbagallo ha avanzato per riprendere in concreto un cammino unitario, realizzando una federazione Cgil, Cisl e Uil senza più pariteticità ma con l’obiettivo di affrontare unitariamente le questioni della crescita economica, del lavoro che cambia, della solidarietà.

Anche il nuovo leader della Cgil, Landini, del resto è stato portatore di una proposta che “stride” con i riti politici attuali ma che ha una valenza che può essere importante: quella di far decidere ai lavoratori le scelte più importanti con il referendum. Un atto di fiducia nei confronti dei lavoratori, ma anche l’impegno ad un radicamento sociale molto forte. Un’impostazione che la Uil ancora negli anni ’70 aveva proposto con forza proprio perché si era convinti che potesse favorire non solo un processo unitario ma anche l’autonomia e la democrazia nel mondo del lavoro. Una proposta che a dire il vero incontrò non poche “obiezioni”.

Ora c’è immediatamente una “prova” davanti al neo segretario generale della Cgil ed a questo “clima” nuovo che si respira nel sindacato: il confronto con la piazza del 9 febbraio.  

Perché questi segnali che provengono dalle confederazioni fanno intuire che ancora una volta nel dna sindacale ci sono gli elementi per evitare che questa grande esperienza che garantisce a tutt’oggi tutele e diritti, possa essere archiviata nel capitolo del “vecchio”.

Semmai offre una suggestione che anche il riformismo della sinistra potrebbe cogliere utilmente. Perché si facciano scelte privilegiando l’unità e non le divisioni fra persone; perché si discute di problemi reali e non a colpi di battute o tweet; perché non si smarrisca la necessità di tenere vivo il legame con la realtà sociale e non ci si infili nei tunnel di primarie personalistiche che poi generano inevitabilmente il “fuoco amico”.

Un segnale di speranza, dunque, arriva dall’attuale fase sindacale. Ne potrebbe far tesoro il riformismo, dovrebbe preoccuparsi la maggioranza gialloverde, potrebbe incoraggiare giovani e lavoratori a scommettere su Cgil, Cisl e Uil con quella passione che le ha già in passato rese protagoniste.

 

Giorgio Benvenuto

Tags: cgil sindacato Giorgio Benvenuto Cisl Uil Carmelo Barbagallo Gennaio 2019 Maurizio Landini

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