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CHIUNQUE PUÒ DEFINIRSI COUNSELOR A VANVERA

 
 
 
di ROMINA CIUFFA. Non è invidia, non è gelosia, non è politica, non è essere all'antica: avversare i counselor è un atto dovuto di sanità. Mentre scrivo ciò, e penso ciò, l'Ordine degli Psicologi del Lazio prosegue la battaglia avverso il counseling con un'inchiesta che pubblica in video, per mostrare cosa accade quando persone prive delle necessarie competenze prendono in carico minori in condizioni di particolare vulnerabilità. 
 
La grande differenza tra psicologo e counselor - oltre all'assoluta assenza di titoli di quest'ultimo (salvo considerare "titolo" un corso qualunque tenuto da "uno qualunque", che abbia le grandi capacità di motivare, comunicare, persuadere, tenere un palco e utilizzare i grandi spezzoni della Psicologia, uno fra tanti il Milton Model, strumento del linguaggio che il grande psicologo e ipnoterapeuta Milton Erickson utilizzava con i propri pazienti per indurli a cambiare i loro schemi) - risiede nel fatto che il primo lavora sul percorso, il secondo sull'obiettivo. Ottimamente fatto. Il punto è che manipolare la motivazione e renderla motivante può essere molto pericoloso: se non si ha una base, l'altezza non regge. Crolla. È fisica, è architettura. È Renzo Piano da bambino, con dei Lego. 
Un esempio: da me si è presentato un paziente con la richiesta di smettere di fumare. L'ipnosi, diceva. Bene, ma partiamo da un'anamnesi; poi le dirò se si può fare. Se lo posso fare. Anzi: se lo può fare, se può permetterselo.
Io per prima smisi di fumare in una sola seduta di ipnosi condotta da quello che per me è stato il più grande ipnoterapeuta che abbia conosciuto, di cui non farò il nome per riservatezza: al termine della trance, già sentivo i bronchi sciogliersi come al sesto mese senza fumo. Da quel momento, non ho mai più sentito il bisogno di fumare. Maggiormente: non ho mai più "visto" una sigaretta, non era più presente nel mio campo visivo anche quando attorno a me gli altri fumavano. La sigaretta non esisteva più come in un neglect.
Ecco, a quel paziente ho detto: possiamo smettere di fumare anche in una sola seduta, ma prima parliamo. Mi sono così accorta che la sua sigaretta proveniva da altrove, un altrove sensibile e pericolante, che bisognava contemplare, comprendere, accettare, risolvere. Solo dopo - gli ho detto - lo avrei accontentato. Non prima.
 
Togliergli il fumo avrebbe significato ucciderlo. Questa è psicologia. Psicologia è perdere un paziente pur di non fargli del male, mandarlo via, dire no alle sue richieste se necessario. Questa è sanità. È tornato da me per un totale di tre sedute, ma alla terza ci siamo accordati per smettere di smettere di fumare. 
Psicologia è l'attenzione al sintomo, counseling è lo scarto del sintomo.
 
 
Già nel 2018 l’Ordine aveva documentato la diffusa presenza nel Paese di "pseudo-professionisti" (sic) che, seppure privi di qualunque titolo professionale regolamentato dallo Stato, si offrivano di curare disagi e disturbi psicologici anche gravi. A un anno di distanza, un secondo servizio diffuso dall'Ordine ora testimonia come la rete degli "pseudo-specialisti", sempre più fitta, arrivi a proporsi anche a minori in condizioni di particolare vulnerabilità.
 
Nella video-inchiesta su counseling e minori (qui di seguito) si assiste ad alcuni casi di abuso, commentati dal dott. Federico Conte, membro del Direttivo di AltraPsicologia e coordinatore della Regione Lazio, tesoriere nell'Ordine degli Psicologi del Lazio e consigliere di indirizzo generale dell'ENPAP. Eccola: https://www.youtube.com/watch?v=DvpDAiliptU.
 
Il giornalista Luca Bertazzoni mostra, nel servizio, una counselor di 23 anni che effettua interventi psicologici in una scuola privata, altro che si offre (per 50 euro a seduta) di risolvere i problemi di un'anoressica, altra che lascia passare l'assenza di consenso genitoriale per una minorenne. In una precedente inchiesta dello stesso con telecamera nascosta, una donna, fintasi cliente, riceve da vari counsellor "fantasiose ricette, di fatto psicologiche, a casi di fattuale depressione, disordine alimentare e problematiche esistenziali". Sono inoltre riprese testimonianze di scuole di counselling che rilasciano facili attestati, senza possibilità di bocciatura, con la sola frequentazione di costosi corsi.
 
Qui l'amara verità: non essendo disciplinata la figura del counselor, chiunque può definirsi tale in qualunque momento. "Le definizioni di counselling disponibili sono moltissime ma concordi nell’attribuire al Counsellor le capacità relazionali necessarie per aiutare una persona in un momento di difficoltà. Non si parla mai di psiche, disturbo mentale o psicologia. È evidente lo sforzo di mantenere il proprio diritto di esistere a fianco alle professioni autorizzate ad occuparsi di psicologia e di disagio psichico” (in www.adrianostefani.it/articolo-psicologia.php?id_art=16).
 
In pratica sembra che il counselor faccia le stesse cose dello psicologo senza utilizzare mai termini “psi” (Adriano Stefani).
Da una parte, l’attività di counseling è definita in psicologia: il termine è utilizzato con l’accezione odierna per la prima volta negli anni Cinquanta del secolo scorso da Carl R. Rogers, psicoterapeuta statunitense considerato il padre di questa figura, che indicava "una relazione nella quale vi è un cliente che viene assistito senza dover rinunciare alla propria libertà di scelta e alle proprie responsabilità" (cit. www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?articolo_id=63378), distinguendolo nettamente dal paziente allo scopo di sottolineare il ruolo attivo e autonomo della persona. Ciascuno, secondo Rogers, possiede qualità innate per vivere bene, migliorare se stesso, i propri atteggiamenti e auto-affermarsi; compito del terapeuta rogersiano è calarsi nei panni della persona usando capacità di ascolto ed empatia, per instaurare un rapporto orizzontale e paritetico "non direttivo". Ma non è la stessa cosa essere terapeuta ed affermare la scelta di un tipo di rapporto, dal non esserlo e instaurarlo comunque.
 
Sul tema, si pronuncia ancora una volta Nicola Piccinini, presidente dell'Ordine degli Psicologi del Lazio: "Un ruolo critico - spiega - è giocato dall'UNI (Ente Italiano di Normazione), che sta provando a normare queste pseudo-professioni, nonostante una sentenza della Cassazione del 2016 (la n.16562 del 2016) abbia stabilito che il counseling psicologico debba essere prerogativa esclusiva dello psicologo e una nota del Ministero della Salute, di fine 2018, gli abbia intimato di chiudere tale tavolo con una sospensione dei lavori".
 
Nicola Piccinini 
 
Viceversa:
Il counsellor non è una professione sanitaria – dichiarava a Quotidiano Sanità Giorgio Berloffa, presidente della Commissione Uni dedicata alle Attività professionali non regolamentate - ma una professione che riguarda la salute delle persone. La salute è un concetto molto vasto: anche l’avvocato secondo me è un operatore della salute, perché per assurdo se non riesce a far assolvere il suo assistito, questo sta molto male. Salute non può essere solo patologia, è un insieme di benessere. Salute è benessere economico, è benessere sociale, è benessere psichico. Questa è la salute nella sua vera accezione che dà l’Oms, quindi il counselor è un operatore della salute”.
 
Specifica David Lazzari dal Cnop:Si giustifica l’operazione di legittimazione di una nuova figura, il counselor, con tre argomenti:
  1.  esiste in tutto il mondo; 

  2.  fa cose diverse dallo psicologo; 

  3. poiché ci sono, meglio regolarizzarli.

    Counseling vuol dire in italiano ‘consulenza, assistenza’ e indica una serie di metodologie di aiuto nate dalla psicologia e dalla psicoterapia. A livello internazionale il counselor è un professionista di area psicologica, nessuno si sognerebbe di affermare che non fa cose di ambito psicologico. Neanche la formazione è paragonabile, perché in Italia queste figure hanno una formazione non accademica, variegata e molto più easy”.

Ma ecco l'altra inchiesta: https://youtu.be/PgMiK6l6-qw. "Easy"?

Non lo si fa per accanimento, ma per accanimento terapeutico. Non nei confronti della professione, ma nei confronti dei pazienti. Che giammai possono essere clienti: i clienti comprano merce, gli psicologi non vendono nulla.
 
ROMINA CIUFFA Psicologa, Ipnoterapeuta
Direttore di PSICHELOGIA 
 
 

 

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