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Stalking, un libro fondamentale per spiegarne la genesi

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Quali sono le motivazioni profonde che spingono un marito, un amante, un compagno, una fidanzata a trasformarsi in stalker? E perché la vittima alle prime avvisaglie di aggressività non allontana da sè la persone che la minaccia ma gli resta accanto negando l’evidenza di fatti? Cosa si fa per incoraggiare la vittima a rompere il silenzio e a denunciare l’abuso? Partendo da questi cruciali interrogativi, il testo – scritto da Luigi Iavarone e da Cristiana Macchiusi con la prefazione di Maria Monteleone, edito da Aracne Editrice – intende contribuire all’individuazione e all’analisi dei fattori che principalmente motivano la violenza, focalizzando la relazione triadica molestia-vittima-paura, il quadro di personalità e gli aspetti comportamentali di ciascun membro della coppia stalker-vittima che caratterizzano il fenomeno dello stalking. In particolare, la disamina della normativa in previsione del delitto di «atti persecutori» integra e definisce più precisamente i reali bisogni della vittima e l’atteggiamento ossessivo dello stalker, affrontando la fattispecie di reato prevista dall’art. 612-bis c.p. e, segnatamente, le esigenze di tutela sociale che hanno portato alla sua introduzione, la struttura del reato attraverso un’analisi dell’autore di condotte criminose e degli eventi necessari per la integrazione del delitto, la giurisprudenza in materia, le misure adottabili contro l’autore del reato e le misure a sostegno delle vittime, con evidenziazione delle relative criticità. Questa pubblicazione offre un interessante quanto stimolante spunto speculativo e operativo per riflettere sulla struttura e sulla genesi storico-sociale di un contegno criminale tanto diffuso quanto devastante per chi ne è vittima, che in Italia ha trovato riconoscimento e protezione in sede penale soltanto nel 2009. È auspicabile, infine, che un’adeguata e diffusa conoscenza del fenomeno criminale, favorita da questa pubblicazione unita con la sensibilità di tutti coloro che hanno ruoli e responsabilità specifiche, consenta di assicurare interventi sempre più qualificati, tempestivamente protettivi e riparativi dei gravissimi pregiudizi inferti alle vittime, scongiurando il pericolo che la loro protezione sia meramente occasionale, affidata alla discrezionalità e alla sensibilità del singolo operatore, sia esso sanitario, sociale o giudiziario.

Tags: Gennaio 2016

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