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Il Brasile tra ordine, disordine e progresso: nella sede dell’Enel «Aspenia» apre il dibattito

L’ambasciatore del Brasile in Italia Ricardo Neiva Tavares

È stato presentato, nella sede romana dell’Enel, il nuovo numero (64) della rivista trimestrale «Aspenia», dedicato a «Il Brasile mondiale. C’era una volta l’America Latina. Disordine e progresso. Tra fame e obesità», dinanzi a Paolo Andrea Colombo e Fulvio Conti, al giorno del convegno ancora rispettivamente presidente e amministratore delegato dell’Enel, Paolo Magri, vicepresidente dell’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, Ricardo Neiva Tavares, ambasciatore del Brasile a Roma, Giorgio Trebeschi dalla Banca d’Italia, Giulio Tremonti, presidente dell’Aspen Institute Italia e, in collegamento dal Brasile, Cledorvino Belini, amministratore delegato della Fiat America Latina, moderati da Marta Dassù, direttore di Aspenia, e con le conclusioni di Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione europea.   
All’interno della rivista, moltissimi interventi su crescita inesorabile e suoi rischi, conquiste del passato e frustrazioni del presente, keynesianismo sociale e produttivo, scenario del «Brasile e gli altri», approfondendo, sul sistema Italia e la forza del Brasile, la via degli investimenti esteri per crescere, il destino del BRICS, la politica estera del gigante incerto ecc.; un Forum sulla sicurezza del cibo, e alcune letture scelte su splendori e miserie del gioco del calcio, poesia e Amazzonia ed altro.
La bandiera brasiliana reca il motto «Ordem e progresso» (ordine e progresso), preso in prestito dal positivismo di Auguste Comte, obiettivo ideale per molti decenni, «un’accoppiata di concetti che rimanda quasi automaticamente al ruolo dello Stato, o quantomeno dell’élite che si auspica siano illuminate, come guida e traino dello sviluppo. «Il problema–è scritto nell’editoriale di apertura ­–è che nel sistema politico brasiliano il termine ‘ordine’ è stato a lungo declinato in modo decisamente autoritario, e non è stato neppure sinonimo di efficienza e lungimiranza».
Il riferimento, anche nella copertina, a «disordine e progresso» ha scosso l’ambasciatore Neiva Tavares, che ha introdotto così il proprio intervento: «Confesso che quando ho ricevuto l’invito a partecipare a questo evento sono rimasto leggermente contrariato per il gioco di parole con il lemma della bandiera brasiliana, disordine e progresso. Riflettendo poi sull’argomento, vi ho visto un riferimento alla nozione di confusione creativa, elemento che credo sia comune alle nostre due società. Eppur si muovono, come potrebbe dire Galileo».
Aggiunge: «Il Brasile è in continua crescita. Le statistiche dimostrano che l’economia brasiliana si espande storicamente in una media costante, un fatto osservato in più di un articolo che compone questa rivista. Dal 1889, quando il Brasile divenne una Repubblica e fu adottata l’attuale bandiera con la frase a cui mi riferivo prima, il Pil cresce a momenti alterni di maggior o minor vigore, e la ragione risiede in fattori quali demografia, guadagni di redditività, disponibilità del territorio e di risorse naturali. La seconda parte del motto positivista della bandiera brasiliana non è oggetto di discussione: in Brasile il progresso esiste e lo si può ampiamente osservare».
Spiega il brasiliano che attualmente il Brasile dispone di un’economia ordinata, nella quale l’inflazione, il debito pubblico e le spese pubbliche sono sotto controllo. Il Paese continua ad essere una delle principali destinazioni degli investimenti e possiede riserve valutarie di quasi 400 miliardi di dollari, equivalenti al Pil dell’Austria. La disoccupazione colpisce solamente il 5 per cento dei lavoratori. 40 milioni di brasiliani sono stati elevati al livello medio e ciò ha condotto all’aumento dei consumi, con più domanda e più produzione e di conseguenza più posti di lavoro. Il miglioramento economico generale della popolazione brasiliana ha consentito l’avanzamento sociale del Paese.
«Grazie alle politiche pubbliche adottate–prosegue l’ambasciatore–il Brasile rappresenta un raro caso di Paese che è riuscito a crescere e distribuire il reddito nello stesso momento». Dall’inizio degli anni 90 sino ad oggi, l’analfabetismo è stato ridotto della metà, la mortalità infantile è stata ridotta del 75 per cento e l’aspettativa media di vita del brasiliano è aumentata; come risultato il Brasile è riuscito a raggiungere la maggior parte degli obiettivi del millennio nella sua stessa prima decade. Ciò è tangibile e si può vedere nel quotidiano. Quanti sanno che la catena di fast food «Burger King» è controllata da un gruppo brasiliano, e che lo stesso avviene con il marchio di senapi e mostarde Heinz, e con le birre Stella Artois, Becks, Bud Weiser, Corona? Sono molti gli esempi brasiliani di successo imprenditoriale.
«In Brasile sono presenti circa mille imprese italiane con consistenti investimenti–ha concluso l’ambasciatore­–, molte di essi beneficiano di finanziamenti dalla nostra Banca nazionale di Sviluppo economico e sociale, il cui portafoglio è ben maggiore di quello della Banca mondiale. Nonostante la massicia presenza italiana in Brasile, il contrario ancora non si verifica.  

Tags: Maggio 2014

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