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Festival della diplomazia: il brasile apre le porte dell’ambasciata ai giovani con una lezione di tavares

Un momento dell’Open Door brasiliano: Giorgio Bartolomucci di «Diplomacy»,  l’ambasciatore Ricardo Neiva Tavares  e il suo vicario Luis Enrique Lopez

La diplomazia è tutto. Lo sa anche Giorgio Bartolomucci, segretario generale di «Diplomacy», festival della Diplomazia che ha aperto per la quarta volta le porte di ambasciate e sedi «immuni», Brasile incluso, coinvolgendo un pubblico di studiosi di scienze politiche, giornalisti,  addetti ai lavori, giovani universitari e cultori della materia ed anche solo curiosi, offrendo l’opportunità di visitare le varie sedi diplomatiche, ma anche di creare un confronto della società civile con coloro che sono inviati, dagli Stati di appartenenza, a tenere i rapporti con il nostro Paese. «Diplomacy» diviene così un vero e proprio viaggio attraverso i diversi stili nazionali di condurre la politica internazionale, le più significative iniziative diplomatiche, le forze e gli interessi che hanno unito e separato le Nazioni.
Risponde a Specchio Economico il segretario generale Bartolomucci: «Roma è diventata la capitale della diplomazia. Nel 1957 fu sede della firma del Trattato che dava inizio al sogno europeo e, a distanza di oltre cinquant’anni, si propone ancora come città del dialogo. In diversi luoghi legati alla storia della grande potenza dell’antichità, dal Campidoglio all’Ara Pacis, i rappresentanti delle diplomazie internazionali forniscono un quadro inedito e originale della diplomazia e di come essa abbia influenzato la storia dell’umanità».
L’obiettivo è quello di concentrare in un solo periodo una serie di eventi che riaffermino la centralità di una città che ha il più alto numero di istituti, ambasciate, accademie culturali, ed è polo delle Nazioni Unite nonché delle Agenzie europee. «Essendo una città molto grande–prosegue Bartolomucci–, le attività diplomatiche sono carenti di concentrazione. Con quest’evento da quattro anni riusciamo ad attirare l’attenzione su un concetto di diplomazia pubblica che si sta affermando ovunque: il fatto che la Cina, il Brasile, la Germania, la Turchia e tutti gli altri aderenti si aprano, oltre che agli addetti ai lavori, anche alle folle dei giovani che sono venuti a conoscerne più da vicino la situazione, è una costante conferma che ormai la diplomazia ha bisogno del consenso e del confronto con la società civile, prima di attivare operativamente i propri modelli di intervento».
Il Festival deve vivere con l’aiuto delle singole ambasciate e del Ministero degli Affari esteri. La presidenza onoraria è di Aurelio Regina, vicepresidente per lo Sviluppo economico e per l’Energia: «Speriamo di rinnovare annualmente i nostri appuntamenti, riattivando la centralità anche fisica di Roma nel contesto internazionale».
Non manca all’appello il nuovo ambasciatore brasiliano in Italia, Ricardo Neiva Tavares, da poco insediatosi nella roccaforte di Piazza Navona, molto criticata generalmente per la sua chiusura al pubblico, per la scarsa proiezione all’esterno delle attività culturali e per un limitato senso di partecipazione rispetto alla comunità ospitante. Proprio dinanzi a tali voci è utile, forse essenziale, aprire le porte ai giovani, e quella del 14 ottobre è stata un’opportunità da non perdere anche per l’istituzione stessa: il successore di José Viegas Filho, in carica dal 2009, ha svolto una lezione aperta, sebbene riservata a un numero limitato di partecipanti, per gli studenti delle varie discipline collegate alla diplomazia. Accanto a lui il suo vicario Luis Enrique Lopez.
«I progressi avvenuti nei più svariati campi negli ultimi anni, dall’equilibrio macroeconomico alla riduzione delle diseguaglianze sociali, hanno reso il Brasile più prospero e meno ingiusto–ha spiegato l’ambasciatore–. Il nostro Paese ha sradicato la povertà estrema, sviluppando la sostenibilità. Nell’ultimo decennio, grazie alla crescita economica che ha generato un numero record di posti di lavoro e grazie alle politiche sociali attuate dal Governo federale, più di 20 milioni di brasiliani non vivono più nella povertà estrema; nel 2012 il 35 per cento della popolazione è salito di livello sociale. Il Brasile, come Cina, India, Sud Africa, Turchia ed altri, presenta un nuovo modo di affrontare le questioni mondiali e contribuisce a un equilibrio internazionale che presuppone una maggiore partecipazione dei Paesi in via di sviluppo nell’economia internazionale».
E ha così continuato: «Due organismi internazionali, la Fao e l’Unidroit, sono guidati da brasiliani. Oggi il Brasile mantiene relazioni diplomatiche con tutti i Paesi dell’Onu. Stiamo espandendo la nostra rete di rappresentanza diplomatica, già tra le maggiori nel mondo, e la democrazia brasiliana è impegnata su due temi particolari: l’approfondimento dell’integrazione sudamericana; e l’espansione su scala globale, con riguardo all’Africa nostro vicino atlantico e richiamo ancestrale, e alle grandi potenze affermate», ha concluso Tavares prima di avviare colloqui informali con i giovani.                  (R.C.)

Tags: Novembre 2013

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