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*SPECIALE ENERGIA* Nomisma Energia: il mercato libero delle bollette conviene, perche' la quotidianita' costa

Davide Tabarelli, presidente  della NE-Nomisma Energia

Sono passati più di 20 anni da quando, nel 1994, partì il processo di liberalizzazione e di creazione del mercato unico europeo del gas e dell’elettricità. Prima vi fu l’approvazione della Direttiva gas del 1994, a cui fece seguito quella dell’elettricità del 1996, recepite rispettivamente dal Decreto Letta del 2000 e dal Decreto Bersani del 1999. Partì così anche da noi la riforma, che aveva fra gli obiettivi fondamentali quello di lasciare liberi tutti i consumatori di scegliere il fornitore che preferiscono.  L’apertura è stata graduale, prima per i grandi clienti industriali, poi via via anche per i più piccoli, fino al luglio del 2007, quando ai clienti domestici dell’elettricità è stata data piena libertà di scelta.
Oggi, su 30 milioni di clienti domestici dell’elettricità, quasi un terzo e passato al libero, così come per il gas su 18 milioni di famiglie sono 6 quelle che hanno abbandonato le tariffe. Sono quote contenute rispetto a quanto rimane da fare, ma normali visto la più recente apertura nel nostro Paese e spiegate dalla confusione che accompagna qualsiasi riforma economica. A parole tutti vogliono il mercato e tanti ne decantano le virtù, per poi immediatamente dopo criticarne i difetti e auspicare che qualcuno faccia le «vere liberalizzazioni», non quelle «finte» portate avanti fino ad allora.
Di motivi per essere critici ce ne sono, a partire dal fatto che i prezzi negli ultimi 15 anni sono aumentati del 50 per cento, vuoi per le dinamiche sfavorevoli dei mercati dei combustibili, soprattutto del petrolio, vuoi per la rivoluzione verde che ha necessitato di pesanti incentivi fatti pagare sulle bollette.
Più importante è la generale scarsa propensione degli italiani, e dei suoi politici che ben li rappresentano, ad accettare il mercato, con la non celata convinzione che in fondo sia sempre un’occasione per i furbi e che i profitti, anche se onestamente riscossi, non sono giustificati perché sottraggono ricchezza al consumatore. La discussione che ha circondato in questi anni la liberalizzazione, è stata condizionata da questa visione negativa che rende più difficile il passaggio al libero dei milioni di utenti ancora sul tutelato. La stampa poi ci mette del suo. Le notizie che riporta sono sempre quelle dei contenziosi, delle truffe e dei raggiri che, nella realtà, non contano più dell’1 per cento del totale dei contratti in essere. Molto raramente si parla, invece, dei numerosi clienti che non pagano le bollette e passano da un fornitore all’altro senza che a loro venga tagliato il filo, o il tubo, perché sanno che ciò è impedito dalle tutele garantite dalla legge per i più poveri.
Sgombrato il campo da queste inefficienze, che rimangono marginali, sono milioni i clienti che hanno scelto il mercato libero con l’obiettivo prima di tutto di risparmiare sul prezzo, e in secondo luogo di approfittare delle offerte e degli altri servizi che offrono le società di vendita per farsi concorrenza.
Alla domanda, se il mercato libero conviene, la risposta è: «Sì, conviene». Ma occorre esser attenti e guardare, ad esempio, sul sito dell’Autorità il suo servizio «Trova Offerte», che mostra come siano più numerose le proposte a prezzo più basso del tutelato.  Il consumatore sul libero può scegliere tra una pluralità di contratti quello più adatto alle proprie esigenze e per i più attenti al prezzo vi sono offerte che permettono di risparmiare fino a 100 euro su una spesa annuale di gas ed elettricità di 1.700 euro.
L’aspetto più interessante, o almeno quello che cattura maggiormente i clienti del libero, riguarda la possibilità di avere altri vantaggi, come assicurazioni contro i guasti della casa, premi per programmi di fidelizzazione e raccolta punti, sconti su acquisti di grande catene di negozi convenzionati con carte vantaggio. Quelli più attenti possono arrivare a risparmiare facilmente alcune centinaia di euro sul carrello della spesa, o grazie a sconti su acquisti di vacanze, o per riduzioni nei ristoranti o in alberghi.
Agli occhi degli accademici più sofisticati possono sembrare banalità, ma che nella quotidianità dei milioni dei clienti, soprattutto di quelli a basso reddito, fanno la differenza e, proprio per questo, meritano il massimo del rispetto. Il governo Renzi, nel decreto concorrenza del febbraio 2015, ha deciso che nel 2018 vi sarà solo il mercato libero, una scelta inevitabile e che farà bene all’economia e ai 50 milioni di clienti gas ed elettricità.  

Tags: Giugno 2015

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