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*SPECIALE ENERGIA* Tecnologia ed energia: saranno le innovazioni l’imprinting per un’evoluzione completa

Il quartier generale dell’Aie a Vienna

Il tempo è scandito da cicliche evoluzioni tecnologiche che interessano la nostra vita e l’energia non ne è esclusa. Al contrario le innovazioni in campo energetico comporteranno un tale progresso non solo per il ventunesimo secolo, ma saranno l’imprinting di un’evoluzione sociale, culturale, economica. L’Italia ha le carte in regola per puntare sull’efficienza energetica, per garantirsi uno sviluppo sostenibile e ricadute economiche e occupazionali positive. C’è bisogno di una strategia ben studiata e applicabile con controlli puntuali e analisi oggettivi. Per rilanciare la corsa alla ripresa economica tre sono i target da raggiungere: tagliare i consumi di 2 mila terawattora al 2020 attraverso strategie volte al risparmio energetico, promuovere la «green economy» con un volume di affari che potrebbe aggirarsi intorno ai 50 miliardi di euro, aumentare conseguentemente il Pil di oltre il 2 per cento.
Siamo nel pieno di una vera e propria transizione energetica, caratterizzata da una crisi che ha pesantemente ridotto i consumi, un surplus di capacità produttiva, una liberalizzazione del settore che non ha prodotto i risultati annunciati. Per questo ultimo punto è importante sottolineare che la fine del monopolio e l’apertura al libero mercato ha causato l’aumento dei costi dell’elettricità per famiglie e imprese, la riduzione dei volumi d’investimento in quanto il calo dei consumi è stato concomitante con l’aumento della capacità produttiva delle centrali e da ultimo, ma non meno importante, il conseguente calo occupazionale.
La tecnologia sta cambiando l’energia: dalle fonti fossili stiamo passando alle rinnovabili, all’efficienza energetica, agli accumuli, alle città intelligenti, alle case telecomandate. La mancanza di governance da parte delle istituzioni abbinata alla miopia imprenditoriale degli operatori del settore hanno generato la crisi del mercato elettrico odierno.
Numerosi sono gli aspetti contraddittori, legati spesso agli interessi particolari degli attori del Sistema elettrico nazionale. Nel nostro Paese le liberalizzazioni e quindi le conseguenti privatizzazioni, hanno spostato l’attenzione degli azionisti (pubblici e privati) dalle garanzie di Servizio pubblico di interesse generale ai risultati economici di breve periodo, penalizzando gli investimenti anche in ricerca e innovazione. Come prima conseguenza nefasta c’è stato il peggioramento della qualità del servizio, espresso sotto forma di mancanza di trasparenza nel rapporto con l’utenza, aumento dei costi e una bolletta incomprensibile per il cittadino/utente.
Una liberalizzazione senza controllo porta l’aumento dei costi, in aggiunta poi alla perdurante mancanza di una strategia energetica nazionale che lascia il Paese senza linee d’indirizzo e senza investimenti strutturali per accompagnare la transizione energetica verso «Green and White Economy». Gli economisti evidenziano come il risparmio energetico sia da considerarsi come un’ulteriore fonte energetica, ma la crisi economica mondiale dell’ultimo decennio ha determinato un tale calo dei consumi che in Italia ha portato al ridimensionamento di guadagno per le imprese, tanto da perdere di vista questa priorità nell’agenda dello sviluppo del Paese.
L’incentivazione delle fonti rinnovabili attuata negli ultimi anni ha ulteriormente messo in difficoltà il settore della generazione elettrica, troppo cara e poco sfruttata. Ad oggi si corre il rischio concreto che gli interventi per ridurre gli sprechi e aumentare l’efficienza energetica possano essere addirittura ostacolati. Al fine di evitare i danni che il Paese ha avuto nel sostegno alle rinnovabili - 12 miliardi di indebitamento per 20 anni senza alcun ritorno per i territori interessati, scempi paesaggistici, mancati accordi di programma per l’indotto - oggi si deve guidare questo orientamento affinché venga promossa l’efficienza energetica attraverso professioni verdi, per divenire un volano per lo sviluppo di filiere industriali di supporto.
Il risparmio energetico è un’esigenza vitale della società moderna, definita dall’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) «uno sforzo strutturale organizzativo volto al risparmio di energia senza ridurre il livello di vita e di produttività». Non si richiedono sacrifici o rinunce, ma un uso intelligente degli strumenti che la tecnica ci mette a disposizione. È necessario realizzare una migliore mobilità elettrica, diffusa nel territorio a partire dai mezzi di trasporto, sostenere la crescita con nuove tecnologie, apparecchiature più moderne, una nuova struttura della bolletta elettrica che ne riduca i costi sia a parità di consumi, sia in proporzione al maggior utilizzo.
Vi sono tanti piccoli accorgimenti che già oggi possono aiutare i consumatori ad alleggerire le bollette elettriche e ridurne gli oneri: primo tra tutti evitare sprechi. Interventi più importanti puntano ad aumentare l’efficienza della casa attraverso la coibentazione degli immobili, l’istallazione di impianti ad efficienza energetica, l’utilizzo della domotica. Cambiare il punto di vista per risparmiare, rispettare l’ambiente, offrire migliori condizioni di vita a noi e alle nuove generazioni. Il tutto con una significativa riduzione dell’impatto ambientale, in particolare delle emissioni di CO2.
Le grandi reti energetiche integrate con quelle di telecomunicazioni e con i trasporti costituiscono l’asse portante del rilancio del Paese, sul piano della crescita e dell’occupazione. Il settore energetico-ambientale si offre come un binomio ormai inscindibile, che può essere di supporto a tutti gli altri settori produttivi: edilizia, agroenergie, telecomunicazione, industria, trasporto, Pmi. Occorre, quindi, un cambio di paradigma nell’uso delle fonti primarie, un uso più razionale dell’energia elettrica, investimenti diffusi in tecnologie avanzate e nel risparmio energetico sia per grandi e medi sistemi produttivi, sia a livello capillare nelle case degli italiani, come negli uffici e nelle scuole.
Quali sono, allora, gli interventi necessari? Prendiamo in prestito le puntuali riflessioni del segretario generale della Flaei-Cisl, Carlo De Masi, abile tessitore da tempo di un progetto che vede interlocutori istituzionali e imprese, dal Ministero dello Sviluppo Economico a Cassa Depositi e Prestiti, dalle associazioni di categoria ad Enel, A2A, Sogin, nel tentativo di offrire al Paese un sistema integrato nel campo dell’energia utile per i cittadini, per il mondo produttivo e per i lavoratori.
Occorre una strategia energetica nazionale che ridefinisca il mix energetico dei prossimi anni, la revisione della struttura tariffaria per abbassare i costi della bolletta, l’innovazione delle reti per accompagnare lo sviluppo della generazione distribuita, il superamento della logica dei grandi impianti di produzione, favorendo, al contempo, lo sviluppo di distretti energetici ambientali locali, l’incentivazione dell’efficienza energetica e dell’uso razionale dell’energia (apparecchiature ad alta efficienza, pompe di calore, cucine a induzione ecc.), facendo sì che più si consuma meno si paga, lo sviluppo della domotica, e della mobilità sostenibile, sistemi di IP a led (telecondotti e telegestiti anche in funzione della sicurezza), l’utilizzo di parte dei risparmi derivanti dall’efficienza energetica al sostegno del consumo sociale per famiglie povere, indigenti e pensionati.
Oggi, l’industria elettrica ha nuovi sistemi di generazione e un modello produttivo più distribuito, la domanda di energia è contenuta e sarà sempre più efficiente, il ruolo del cliente-utente deve essere più attivo, partecipativo e attento alle scelte energetiche. La transizione deve essere gestita verso una società di «prosumers»: in tal senso va sviluppata una vera, diffusa e consapevole cultura energetico-ambientale, attraverso una corretta e trasparente informazione, fondata sul concetto di «energia etica». Governo, istituzioni, autorità di settore, devono gestire in maniera coordinata questi processi al fine di creare filiere italiane, nuove competenze (preparate e professionalizzate), evitando dumping sociale tra addetti del settore, come è avvenuto per le rinnovabili.
Per rendere concreti tali obiettivi, però, il Paese deve compiere uno sforzo comune, che parte da Politica, Governo e Istituzioni per arrivare, attraverso imprese preparate e qualificate, a lavoratori e cittadini/consumatori. Solo così sarà possibile sviluppare un sistema basato sul «consumo consapevole e sostenibile» che potrà portare benefici a chi paga le bollette ed effetti moltiplicativi ai capitali investiti e al Paese.
Il futuro in campo energetico si gioca esclusivamente sulle nuove tecnologie, l’integrazione ed il risparmio. L’Italia ha le competenze per primeggiare in quest’ambito, recuperando il gap storico dell’assenza di fonti energetiche primarie. L’innovazione è quella che potrà consentire al Paese di ridefinire la propria bolletta energetica. Solo così potremo ridiventare competitivi. Altre scorciatoie finiscono sull’abisso.   

Tags: Giugno 2015

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