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*SPECIALE ENERGIA* Terna e l’Europa: le reti del futuro partono alla sfida delle energie rinnovabili

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Lo sviluppo infrastrutturale rappresenta una priorità della politica energetica europea. Per raggiungere gli obiettivi in materia di clima ed energia al 2030 (40 per cento di riduzione emissioni gas rispetto al 1990, 27 per cento di energia consumata da fonti energetiche rinnovabili, oggi anche dette «Fer», e incremento dell’efficienza energetica), sarà necessaria una rete elettrica europea pienamente interconnessa, un maggior potenziale di stoccaggio e «smart grids» per gestire una domanda che sarà sempre più attiva e garantire in sicurezza l’approvvigionamento in un sistema dove gli esperti prevedono un apporto crescente della produzione da fonti rinnovabili.
La Commissione europea ha inteso promuovere un rafforzamento della cooperazione tra i Paesi sulle priorità relative allo sviluppo delle infrastrutture nell’Europa centrale e sudorientale poiché «in questa regione è necessario migliorare l’interconnessione del mercato dell’energia elettrica e modernizzarlo, anche per poter sfruttare l’importante potenziale delle energie rinnovabili».
Terna, guidata dalla presidente Catia Bastioli e dall’amministratore delegato Matteo Del Fante, primo operatore indipendente in Europa e tra i principali al mondo per chilometri di linee elettriche gestiti, avrà certamente un ruolo di primo piano in questa fase di profonda e rapida trasformazione. In questi anni, la società ha impresso una forte accelerazione sul fronte degli investimenti per potenziare la rete elettrica, anche per favorire l’integrazione delle cosiddette energie pulite: i circa 9 miliardi di euro investiti dal 2005 a oggi hanno consentito a Terna di connettere alla rete già oltre 27,5 GW di nuova capacità elettrica da fonte rinnovabile, di cui 18,8 GW di fotovoltaico e 8,7 GW di eolico, con evidenti benefici economici e ambientali: attualmente, infatti, secondo i dati più recenti, le rinnovabili hanno soddisfatto nel 2014 quasi il 40 per cento del fabbisogno elettrico italiano.
Questo nuovo «paradigma elettrico» ha imposto nuove sfide per la sicurezza del sistema, a causa della scarsa programmabilità delle fonti e di una distribuzione delle stesse non uniforme sul territorio. Questo per Terna si è tradotto in uno stimolo per sviluppare nuove competenze e utilizzare tecnologie d’avanguardia che hanno consentito l’integrazione delle nuove fonti energetiche nel sistema elettrico, aumentandone al contempo l’efficienza e la sicurezza e con un occhio sempre più attento ad uno sviluppo ambientalmente sostenibile.
Anche a livello europeo l’evoluzione del mercato elettrico richiede un robusto livello di infrastrutturazione. E in tale ottica sono stati individuati progetti prioritari ed è stato dato un forte impulso agli investimenti necessari per lo sviluppo di reti sempre più intelligenti e interconnesse. Dei 22 Progetti di interesse comune (Pci) che coinvolgono l’Italia in Europa, ben 17 sono progetti infrastrutturali di Terna. Questi si inseriscono in un quadro europeo che complessivamente comprende 248 progetti energetici, con i quali si prevede la realizzazione di circa 23 mila chilometri di linee elettriche.
Per la sua peculiare posizione geografica, l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare un punto di snodo degli scambi elettrici a livello continentale. Il nostro Paese, infatti, ha già attive 25 interconnessioni elettriche con i «vicini» europei (Svizzera, Francia, Slovenia, Austria e Grecia) e altre 5 sono in via di costruzione (una con l’Austria, due con il Montenegro, che creerà un «ponte» per l’area dei Balcani, due con la Francia, che consentono un collegamento alla direttrice sud-nord Europa): un sistema capace di integrare il surplus di energia da fonte rinnovabile in Europa orientale e meridionale (compreso il nord Africa) e di sostenere l’integrazione e lo sviluppo del mercato interno a livello europeo.
Spingere in questa direzione significa valorizzare il grande sforzo di investimento fatto nelle risorse rinnovabili in termini economico-ambientali e di cambio di modello di sviluppo. Le reti elettriche del futuro dovranno quindi essere flessibili, dinamiche, intelligenti - in una parola: «smart» - con un ruolo cruciale riservato alla ricerca, all’innovazione e allo sviluppo tecnologico. Le grandi autostrade dell’energia si dovranno integrare con le reti locali in una logica di uso efficiente delle risorse, che è condizione necessaria per qualsiasi nuovo e sostenibile sviluppo, e per raggiungere una maggiore indipendenza energetica a livello continentale.  

Tags: Giugno 2015

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