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*Speciale Droni* Giuseppe Acierno: aeroporti di Puglia, un’occasione per il volo, un’occasione per tutti

Giuseppe Acierno, amministratore unico  di Aeroporti di Puglia

La destinazione dell’aeroporto di Grottaglie a supporto delle attività cargo e industriali è certamente un elemento di forza per la rete aeroportuale pugliese; ma avere un aeroporto idoneo ed efficace come infrastruttura per attività di ricerca, sviluppo test e prove rappresenta un asset importante per l’industria aerospaziale italiana.

 

Giuseppe Acierno è l’amministratore unico di Aeroporti di Puglia, società che gestisce in regime di concessione totale quarantennale la rete aeroportuale pugliese, costituita dagli scali di Bari, Brindisi, Foggia e Grottaglie e che ha dato grande impulso allo sviluppo delle infrastrutture, alla crescita dei collegamenti e del traffico e al costante miglioramento degli standard di qualità dei servizi. Nel 2014 a Bari e Brindisi sono stati più di 5,8 milioni i passeggeri in arrivo e partenza, mentre nei primi sei mesi del 2015 sono stati 2.881.619, l’8 per cento in più rispetto al primo semestre 2014, con percentuali che salgono a un più 23 per cento circa per quelli internazionali.

 

Il segmento internazionale, quindi, rappresenta l’elemento trainante del traffico aeroportuale pugliese. La capillarità dei collegamenti con quasi tutte le più importanti destinazioni continentali, associata alla costante crescita in termini di attrattività della nostra regione, è un fattore fondamentale alla base di questo risultato. Un dato, peraltro, che non considera la quota parte del traffico di linea nazionale, il 10 per cento circa del totale, riconducibile a passeggeri che utilizzano altri aeroporti italiani - principalmente Roma Fiumicino e Milano Linate - per transitare verso altre destinazioni oltre confine. Un altro aspetto da rimarcare è quello della migliorata accessibilità aerea garantita da collegamenti stabili con hub strategici (Monaco, Zurigo, Istanbul, Londra) operati da primari vettori i cui network consentono ai pugliesi, e a quanti raggiungono la Puglia, di connettersi a un numero altissimo di destinazioni mondiali.

 

Per una corretta valutazione dell’andamento del traffico va altresì tenuto conto delle 84 cancellazioni (50 per Bari e 34 per Brindisi) operate nel mese di maggio da Alitalia e Ryanair sui voli da/per la capitale - a causa dell’incendio al Terminal 3 di Fiumicino -, che hanno, di fatto, determinato una contrazione del traffico stimata in circa 12 mila passeggeri, pari a circa il 3 per cento della linea nazionale del solo mese di maggio.

 

Domanda. Quali sono le peculiarità che rendono l’aeroporto di Grottaglie una struttura nazionale ed europea strategica?

 

Risposta. È l’infrastruttura con la pista più lunga, 3 chilometri e 200 metri, nel cuore del Mediterraneo, in condizioni climatiche che permettono attività di prova per 365 giorni l’anno, in un’area aeroportuale salvaguardata dagli interventi dell’Amministrazione regionale e dei Comuni limitrofi rispetto alle possibilità di espansione, senza impedimento o vincoli urbanistici, in un contesto territoriale in cui grandi gruppi industriali hanno deciso di portare grandi programmi aeronautici internazionali concorrendo a creare un sistema aerospaziale regionale, in una regione che ha fatto dell’innovazione, della ricerca e dell’alta tecnologia la sua direttrice di marcia principale. Oggi l’aerospazio in Puglia, grazie al forte indirizzo dato dall’Amministrazione Regionale in questi anni, si muove in una logica di sistema supportato da politiche che ragionano attraverso strumenti e azioni integrate che coinvolgono ricerca, sviluppo, formazione continua, alta formazione, infrastrutture, sostegno agli investimenti produttivi, internazionalizzazione. Le peculiarità dell’aeroporto ben s’innestano in una logica di ulteriore sviluppo regionale e rappresentano il punto più alto dello sforzo fatto per raccordare aerospazio ed infrastrutture aeroportuali. Entrambi negli anni hanno saputo generare valore per la Puglia; adesso lavoriamo per renderli interconnessi, immaginando che ciò che possiamo così ottenere sia più della somma del valore singolarmente da essi generato. Abbiamo superato la prima fase di consolidamento della «squadra», iniziamo ad avere risposte concrete e misurabili, puntiamo, seppur con gradualità, a sviluppare ulteriormente l’infrastruttura, a generare nuovo business e attrarre nuove realtà industriali. Ci siamo mossi anticipando i tempi e crediamo che ciò ci abbia giovato, senza dimenticare che innovare significa anche avere coraggio nell’assumersi rischi.

 

D. Quali sono le particolarità dello scalo di Amendola, a Foggia?

 

R. Il polo di Amendola ospita il centro di comando e controllo operativo di tutti i droni in dotazione alle Forze Armate: anch’esso uno dei motivi, insieme allo scalo di Galatina, che danno senso alla collocazione di questa iniziativa su Grottaglie. Oggi la Difesa punta sempre più a sostenere lo sviluppo dell’industria nazionale e in tale scenario, al di là della dualità delle soluzioni, la collaborazione tra il militare ed il civile non può che aiutare l’industria nazionale ad avere in Europa una leadership tecnologica. Essere tra la scuola internazionale di formazione, che recentemente ha visto aprire le sue attività ad altre Forze Armate europee, e la base dell’Aeronautica Militare per i Predator significa rafforzare un’area in termini di competenze, spazi aerei dedicati e infrastrutture. Questa localizzazione è un ulteriore elemento di forza oltre alla vicinanza con il mar Ionio, spazio idoneo per sviluppare queste tecnologie. Sia ben chiaro, non offriamo infrastrutture alla comunità aerospaziale nazionale, ma puntiamo a favorire lo sviluppo di questa area con il protagonismo della comunità aerospaziale nazionale. Solo con uno sforzo comune e congiunto possiamo pensare di sostenere l’accelerazione verso una crescita tecnologica e industriale nazionale.

 

D. Cos’è il Distretto tecnologico aerospaziale (Dta) che Lei presiede?

 

R. È una società consortile senza fini di lucro cui aderiscono imprese, università e centri di ricerca pubblici e privati; un’iniziativa che parte dal basso e unisce grandi attori che operano in Puglia nel settore aerospaziale. È nato nel momento in cui, raggiunta la consapevolezza del salto tecnologico di prodotti, progetti e organizzazione che l’Aeronautica faceva anni addietro, si poneva il tema della crescita del livello d’innovazione aerospaziale pugliese: perciò nasce il distretto, portando con sé l’idea del territorio al centro dello sviluppo. Oggi il sistema dell’aerospazio pugliese, non solo nell’ambito della produzione, ma anche del capitale umano, infrastrutture, laboratori, internazionalizzazione, università e con il riconoscimento da parte della Regione Puglia e nel 2013 del Ministero dell’Università e della Ricerca, sancisce questo percorso che si associa al ruolo di advisor per le politiche regionali dell’aerospazio definita con legge regionale. Il supporto dell’Amministrazione Regionale è stato determinante: senza il sostegno dell’istituzione regionale tutto ciò non sarebbe stato possibile. Attualmente il Distretto partecipa a 13 progetti di ricerca regionali, nazionali ed europei per un valore superiore ai 100 milioni di euro; partecipa a 3 comparti di programma di natura industriale, ma con una funzione di supporto perché non coinvolto nelle attività di produzione; ha in piedi 11 corsi di alta formazione per laureati; sviluppa attività di formazione continua, non solo sulla componente aeronautica ma anche sulla spaziale grazie anche alla definizione del piano quinquennale di sviluppo di quest’ultima componente che è alla base dell’accordo ASI-Regione Puglia.

 

D. Uno degli obiettivi di industriali, centri di ricerca, Forze Armate e Regione sono i finanziamenti del programma UE «Horizon 2020» per la ricerca e l’innovazione?

 

R. Recentemente il Regional Innovation Monitor, strumento europeo nato per monitorare i livelli d’innovazione nelle regioni europee per la DG industry and enterprise, ha redatto un case study sul distretto aerospaziale quale best practice da usare come modello di ispirazione. Già nel 2013 Confindustria e Unioncamere ci avevano inquadrato come uno dei cinque distretti, l’unico nel Mezzogiorno, a svolgere una funzione anticiclica in periodi di crisi diffusa. Ovviamente non bastano le credenziali per operare bene sui programmi europei, serve un continuo rilancio di idee innovative e progetti. L’utilizzo del test bed di Grottaglie dovrebbe darci un plus.

 

D. Cos’altro vi contraddistingue nel settore?

 

R. Una peculiarità, e oggi lo diciamo a percorso avviato, è la Its Aerospazio Puglia, una fondazione pubblico-privata creata su iniziativa del Dta per assicurare, con continuità, l’offerta di tecnici che rispondano alla domanda proveniente dal mondo aerospaziale. L’integrazione tra sistemi di istruzione, formazione e lavoro, le misure per l’innovazione e il trasferimento tecnologico alle Pmi, trovano nell’Its un idoneo strumento. Da sempre abbiamo creduto che diffondere la cultura tecnica e scientifica, promuovere l’orientamento dei giovani verso le professioni tecniche sia determinante. Quest’anno abbiamo poi investito cospicue risorse del nostro bilancio per un’azione di orientamento che ha coinvolto migliaia di studenti delle scuole elementari e medie, oltre che i loro docenti. Lì c’è il futuro dell’aerospazio e della Puglia, così come risiede nelle decine di migliaia di giovani che in questi anni hanno trovato nel programma «Naturalmente scuola» di Boeing, di cui siamo partner, motivo di crescita ed orientamento. A breve faremo partire il quinto corso dell’Its che sarà dedicato agli aerei senza pilota e a breve si avvierà il corso d’ingegneria aerospaziale del Politecnico di Bari.

 

D. L’aeroporto di Grottaglie è in massima parte utilizzato a fini militari o anche civili?

 

R. È un aeroporto civile, come lo sono gli altri aeroporti pugliesi, ma vicino a un insediamento della Marina Militare dotato di una pista e questo può essere un ulteriore elemento di propulsione allo sviluppo della nostra iniziativa.

 

D. Nello scorso febbraio è stato inaugurato l’ampliamento dell’aeroporto di Bari. Com’è la nuova area?

 

R. Bella ed efficiente. Si tratta dell’aerostazione passeggeri, estesa per ulteriori 13 mila metri quadrati, dove trovano collocazione 6 gates, due dei quali già predisposti per l’installazione di finger per l’imbarco. Anche grazie a ciò, l’aeroporto è stato inserito nel Piano Nazionale degli Aeroporti quale scalo strategico per il bacino del Mediterraneo, un esplicito riconoscimento dei livelli di eccellenza raggiunti dalla struttura sul piano della dotazione infrastrutturale, della qualità dei servizi, dell’intermodalità e del network dei collegamenti. Nella costruzione della nuova ala si è guardato a risparmio energetico e a sostenibilità ambientale mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili e la riduzione di dispersioni energetiche e sprechi. A tal fine si sono usati impianti elettrici eco-efficienti e pannelli fotovoltaici integrati nelle facciate e sulle coperture. Tutto questo si aggiunge ai numerosi interventi in materia di approvvigionamento energetico, mitigazione dell’impatto ambientale e abbattimento del rumore.

 

D. Un importante punto di arrivo per Grottaglie è stato il recente insediamento di un tavolo tecnico che definisca le regole per l’integrazione delle macchine a pilotaggio remoto nello spazio aereo civile. Può parlarcene?

 

R. Capisco che la parola drone attrae, ma gli sviluppi dell’aeroporto di Grottaglie si muoveranno lungo tre principali direttrici: manifatturiera, logistica e anche la sperimentazione di soluzioni aeronautiche con e senza pilota. Grazie all’ampiezza, alla flessibilità operativa, alla collocazione geografica e all’inserimento nel corridoio di volo per velivoli non pilotati, l’aeroporto di Grottaglie è un asset nazionale ed europeo unico. A un anno dall’avvio del progetto diverse nuove iniziative industriali sono state intraprese e si è giunti a una prima definizione di utilizzo dello spazio aereo e delle infrastrutture fisiche e tecnologiche. Con la recente istituzione della Cabina di Regia per l’automazione nel settore aerospaziale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, si consacra ancor di più la strategicità dell’infrastruttura. La base industriale su cui poggiare strategie di sviluppo future e nuovi investimenti è ancora più solida e duratura. Il Test Bed di Grottaglie diviene strategico per il sostegno alle sfide industriali di imprese ad alta tecnologia, oltre che una grande opportunità di crescita per la Puglia in termini di investimenti, lavoro e competitività.

 

D. Nel 2017 Grottaglie accoglierà anche i primi esemplari del cacciabombardiere di ultima generazione F-35B?

 

R. Così ci risulta. La Puglia è storicamente una regione che ha dato e continua a dare tanto al Paese, penso ai diversi insediamenti di Aeronautica e Marina Militare. In questa evoluzione delle Forze Armate nel nostro Paese avere infrastrutture civili che sostengono l’industria nazionale e che valorizzano tecnologie di natura duale non può che essere un ulteriore elemento di crescita. In tale direzione va il già citato tavolo dello sviluppo delle tecnologie per l’automazione, diretto dal Gen. Carlo Magrassi, consigliere militare del Primo Ministro. Detto tavolo si avvale anche delle attività portate avanti dal board istituito dal Ministero dei Trasporti del quale fanno parte Enav e Enac.

 

D. In che modo Enac ed Enav partecipano alle attività dell’aeroporto pugliese?

 

R. È giusto e doveroso sottolineare la prontezza con la quale, già due anni fa all’inizio del mio incarico, nei primi incontri e confronti aderirono a questo nostro progetto; e da allora direi che il loro sostegno è stato e tutt’ora è notevole ed ovviamente indispensabile. Enac, grazie all’infrastruttura, potrà accelerare il percorso di definizione della regolamentazione per l’introduzione degli RPAS aeromobili nello spazio civile, compito che in ultimo spetta all’ESA, ma che vede il contributo anche delle singole realtà nazionali. Non dimentichiamo il contributo di Enav che credo veda in questa iniziativa non solo un aiuto al Paese, ma anche un’opportunità per poter avere un’ulteriore offerta di servizi nel mercato grazie allo sviluppo di queste tecnologie e di queste infrastrutture.

 

D. Quali altri partner partecipano al progetto dell’aeroporto di Grottaglie?

 

R. In questi mesi, oltre a definire e sottoscrivere i primi contratti ed accordi, siamo stati in maniera soddisfacente coinvolti da diversi altri partner nazionali europei ed internazionali interessati all’iniziativa ed al possibile utilizzo dell’infrastruttura.

 

 

 

 

 La nuova ala Aeropax a Bari

 

 

E’ l’infrastruttura con la pista più lunga del Mezzogiorno, 3 chilometri e 200 metri nel cuore del Mediterraneo, in condizioni climatiche che permettono attività di prova per 365 giorni l’anno in un’area aeroportuale salvaguardata. Negli ultimi anni la Regione ha dimostrato la maggiore vivacità e dinamiche di crescita nel settore aerospaziale, in un’attività partecipata dalle più grandi aziende aeronautiche del Paese e in un contesto che ha saputo realizzare nel tempo gli strumenti di finanziamento, e una politica di sistema che punta a valorizzazione urbana, ricerca, alta formazione, infrastrutture, sostegno agli investimenti produttivi, internazionalizzazione. Le peculiarità dell’aeroporto hanno facilitato questo percorso, che non è più un progetto ma un piano industriale che si sta sviluppando.

 

 

I futuri sviluppi della specializzazione aeroportuale si muoveranno lungo tre principali direttrici: manifatturiera, logistica e sperimentazione di soluzioni aeronautiche con e senza pilota. Grazie all’ampiezza, alla collocazione geografica, alla flessibilità operativa e all’inserimento nel corridoio di volo per velivoli non pilotati, l’aeroporto di Grottaglie è un asset nazionale ed europeo unico.

 

Tags: Luglio Agosto 2015

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