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*SPECIALE GIUBILEO* Franco Gabrielli: Roma può avere gli anticorpi contro il terrorismo e contro la mala gestione

Nella foto, il prefetto Franco Gabrielli

«Il Giubileo non ha una struttura commissariale: una delle grandi mistificazioni nella comunicazione è stata quella di dire che il prefetto ne è il commissario. Non è così. Il prefetto è il coordinatore degli enti preposti nell’ambito delle rispettive competenze a far sì che il Giubileo si svolga in una cornice quanto più armonica, ma l’attività che viene svolta deve essere messa in capo da ogni singolo ente»

Franco Gabrielli intraprende nel 1985 la carriera nella Polizia con la qualifica di vicecommissario in prova e, prima assegnato al VI Reparto mobile di Genova, si sposta fino al 1990 ad Imperia come dirigente Digos, la Divisione investigazioni generali ed operazioni speciali, quindi come capo di Gabinetto. Lavora a Firenze fino al 1996, quale dirigente della sezione antiterrorismo della locale Digos. Nel 1999 il trasferimento a Roma, in veste di capo di Gabinetto del Servizio centrale di protezione della Direzione centrale della Polizia criminale; in seguito all’omicidio di Massimo D’Antona è trasferito alla Direzione centrale della Polizia di prevenzione, Servizio antiterrorismo, per partecipare attivamente alle indagini relative a quell’episodio criminale fino alla cattura dei responsabili. Tale contributo, insieme a quello per la cattura dei brigatisti rei degli omicidi Biagi e Petri, gli vale nel 2003 la promozione a dirigente superiore della Polizia di Stato per meriti straordinari. Nel gennaio 2001 assume la dirigenza della Digos capitolina e nel maggio 2004 è alla Direzione centrale della Polizia di prevenzione a curare l’organizzazione del Comitato analisi strategica antiterrorismo; nel 2005 è direttore del Servizio centrale antiterrorismo. Nominato prefetto nel dicembre 2006, è chiamato a dirigere il Sisde e, in seguito alla riforma dei Servizi di informazione, l’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna. All’indomani del sisma che il 6 aprile 2009 ha devastato L’Aquila, è nominato prefetto e vicecommissario vicario per l’emergenza terremoto. In quella veste, gestisce anche la sicurezza del vertice G8 lì svoltosi nell’estate 2009. L’anno successivo è capo del dipartimento della Protezione civile e gestisce le emergenze legate al sisma nella Pianura padana del maggio 2012 e, in qualità di commissario delegato dal Governo, il recupero e la messa in sicurezza della Costa Concordia, a seguito dell’incidente dell’inverno 2012.
Dal 3 aprile 2015 è prefetto di Roma. Il 27 agosto 2015, in vista del Giubileo il premier Matteo Renzi gli ha affidato inoltre «il compito di realizzare il necessario raccordo operativo tra le varie Istituzioni interessate».
Domanda. Quale situazione ha trovato insediandosi? È cambiata? Come combattere la cosiddetta Mafia Capitale?
Risposta. All’insediamento ho trovato due problemi di non poco conto: la vicenda assurta agli onori della cronaca come Mafia Capitale, con il prosieguo dell’attività di indagine che ha avuto la sua seconda fase nelle ordinanze di fine maggio 2015, poi eseguite in giugno, ma anche e soprattutto gli esiti della commissione di accesso che il 15 giugno ha presentato le risultanze a me in qualità di prefetto della Capitale. Mi sono insediato il 3 aprile e il Santo Padre il 13 marzo aveva preannunciato l’indizione del Giubileo straordinario della misericordia, formalizzato con la bolla che l’ha reso pubblico l’11 di aprile. Quindi l’inizio di questo percorso non è stato di poco conto. Sul versante dell’inchiesta è ovvio che gli esiti hanno evidenziato un sistema corruttivo estremamente preoccupante, che faceva riferimento a un’organizzazione che, allo stato degli atti, oltre che per alcune conferme intervenute da parte dei giudici e dalle indagini preliminari, ha rivelato connotati di natura mafiosa. Pertanto ciò è un ulteriore elemento di aggravio della situazione. Ma al di là di questo, che è estremamente grave, è anche grave il quadro di un’Amministrazione fortemente permeabile a sistemi corruttivi, dove tra l’altro erano in atto anche una serie di procedure che li favorivano come i famosi debiti fuori bilancio, gli appalti frazionati, la mancanza di una centrale unica degli acquisti.
D. Come si è arrivati a questo? Possibile che nessuno se ne sia accorto?
R. Quando sono stato chiamato a esprimere una valutazione relativamente al fatto che ci fossero o meno gli estremi per sciogliere il Comune di Roma, c’è stata da parte di qualcuno una levata di scudi sul fatto che la mia interpretazione era non corretta; replicai che mi sembrava «bislacco» che il Paese si attardasse a fare valutazioni di questo tipo, quando invece era più urgente domandarsi come tutti questi fenomeni di corruzione e collusione con organizzazioni di stampo mafioso avessero attraversato la città per almeno 6-7 anni e che ci fosse stata poi la necessità dell’intervento dell’autorità giudiziaria. Questo è il tema rilevante, che peraltro coinvolge ed interroga le istituzioni, la politica e la società civile laddove, come ha dichiarato in maniera forte anche il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, nella città non ci sono gli anticorpi che sarebbero auspicabili. A mio parere la città può avere tali anticorpi e queste vicende non devono essere destinate all’oblio: l’Italia infatti vive emozionalmente e con grandi slanci il presente, ma tende inevitabilmente a dimenticare. Sarebbe un grave errore. Alcuni coperchi sono stati scoperchiati, questa inchiesta ha riguardato un Municipio su 15, due Dipartimenti su 15, una società partecipata su 19, è quindi ovvio che l’attività di verifica debba essere più ampia e soprattutto debba essere mantenuta alta l’attenzione. Pensavamo che la stagione di Mani Pulite dell’inizio degli anni Novanta avesse segnato una svolta complessiva, ma abbiamo visto cosa è successo. Anche a Roma, nonostante tutte le vicende e tutti i clamori, sono poi avvenuti altri arresti, a riprova che evidentemente c’è da fare ancora un lungo tratto di strada.
D. Ci sono miglioramenti nel X Municipio, quello di Ostia?
R. La situazione per certi aspetti è molto più chiara e definita perché è avvenuto lo scioglimento del Municipio. Ad Ostia non si andrà alle elezioni come per i restanti 14 Municipi di Roma Capitale, perché così prevede la legge sugli scioglimenti. Vi si andrà molto probabilmente non prima del 2017. Questo consentirà ai tre commissari nominati dal ministro dell’Interno di fare una più approfondita opera di verifica dei meccanismi di interazione con un tessuto criminale. Lo scioglimento del Municipio di Ostia, più che alle vicende di Mafia Capitale, può essere riferito al radicamento che purtroppo le mafie storiche da lungo tempo hanno in quel territorio.
D. Da settembre si lavora per infrastrutture, trasporti, sicurezza. Quali le priorità?
R. L’argomento delle infrastrutture è molto serio; Roma, al di là dei temi che ci coinvolgeranno nel Giubileo, vive una condizione di straordinaria ordinarietà, i suoi temi non sono relativi all’arrivo di qualche migliaia di pellegrini al giorno in più, sono temi infrastrutturali di primaria grandezza. Se io dovessi stilare un’ideale classifica delle priorità metterei sicuramente i trasporti e la viabilità al primo posto, al secondo posto le questioni ambientali come rifiuti e decoro, al terzo posto le politiche sociali.
D. Tra le peggiori situazioni romane vi sono trasporti e rifiuti: ci sono speranze?
R. Atac e Ama sono le due principali partecipate del Comune, unico socio, e per tale ragione tutto quanto è possibile fare su questo versante dipende in gran parte dalle strategie di chi ha in mano la responsabilità dell’Amministrazione comunale capitolina. C’è anche da dire però che sia sull’Atac che sull’ Ama si stanno raccogliendo frutti antichi: il sistema della raccolta e del trattamento dei rifiuti a Roma, ad esempio, è precario.
D. Discariche e roghi tossici. Cosa fare?
R. Quanto detto poc’anzi vale anche per discariche e roghi tossici, per contrastare i quali ho intrapreso una serie di azioni; questo è un tema molto reale che a volte si tinge anche di connotati razzisti, poiché passa attraverso i rom. Ho detto in tutti i modi che questa comunità o entra nell’ottica di un’integrazione corretta o altrimenti sarà destinata ad essere ulteriormente emarginata. Personalmente sono per il superamento dei campi rom: non hanno più ragione d’essere oggi, sono il luogo nel quale si realizzano un’assoluta marginalizzazione e condizioni di vita disumane. I roghi tossici passano attraverso due comportamenti: uno molto spesso legato alla trattazione del rame, l’altro legato al problema dei rifiuti. Infatti si creano dei cortocircuiti: i rifiuti non vengono raccolti in maniera adeguata e l’unico sistema per smaltirli è bruciarli, producendo fumi tossici e diossina e creando un problema di salute pubblica. È quindi ovvio che il substrato di queste situazioni è legato a tali condizioni di marginalità. C’è una cosa che secondo me dovrebbe farci riflettere, il fatto che a Roma esistano tre tipologie di insediamenti: campi autorizzati, campi non autorizzati e campi tollerati. Già questa tripartizione la dice lunga sul fatto che evidentemente c’è da prendere una posizione, ed è ovvio che essa è in capo all’Amministrazione comunale, titolata a provvedere alle politiche abitative e sociali. Tutto questo incide negativamente sulla vita dei cittadini che vivono con disagio. A mio giudizio i roghi tossici sono soltanto uno degli effetti della condizione di negatività per cui i campi, così come strutturati e concepiti, sono essi stessi fonti di problemi di questo genere. Per esempio, non è in discussione che non si debbano fare determinate cose riguardo la trattazione dei metalli, comportamento che attiene alla cultura rom e che, se correttamente gestita e governata può essere continuata. Inoltre l’esistenza di molti comportamenti che vanno al di là della legge ma non sono puniti induce ad avere un atteggiamento negativo nei confronti delle istituzioni, perché la prima considerazione del cittadino che paga le tasse è domandarsi perché ci siano delle zone franche per soggetti che vivono fuori dalla legge.
D. Per il Giubileo del 2000 il Piano Trasporti prevedeva che i pullman parcheggiassero fuori delle aree centrali e semicentrali, ma fu malamente rispettato. Sarà lo stesso quest’anno?
R. Per quanto riguarda il Piano Bus la nostra idea è confermare questa ipotesi di lavoro, rendendo operativi un numero adeguato di stalli periferici per consentire una forte riduzione dei pullman nelle aree centrali. Purtroppo le vicende che hanno coinvolto l’Amministrazione Comunale ci costringeranno ad avere due tempi di realizzazione del Piano: uno provvisorio per il mese di dicembre, anche per consentire ai titolari delle licenze di non vivere una condizione d’incertezza, quindi un intervento più strutturato per il restante anno giubilare, sempre tenendo in considerazione e rispettando tutti i gestori del trasporto, e dando indicazioni chiare ma soprattutto in tempo utile agli interessati per attrezzarsi.
D. Ritiene ci sarà lo stesso afflusso di gente dinanzi alla nuova situazione generata dall’allarme terrorismo?
R. No, l’avevo già detto in epoca non sospetta: i numeri che ho sentito su questo Giubileo sono assolutamente sovradimensionati. È ovvio che i fatti di Parigi del 13 novembre apporteranno un ulteriore abbattimento, anche perché la paura che noi in tutti i modi stiamo cercando di razionalizzare, avrà delle ricadute negative.
D. C’è un reale pericolo a suo avviso? Cosa si può fare per aumentare il livello di sicurezza?
R. Come sto dicendo ormai da mesi, dobbiamo avere la consapevolezza che c’è un rischio, che c’è una minaccia; detto questo però non bisogna entrare nemmeno nel circolo vizioso della paura, per cui non si esce più di casa e non ci si reca più nei luoghi dove si è soliti andare, perché in questo modo faremmo esattamente il gioco di chi vuole costringerci a questo. Paradossalmente la vicenda parigina ha evidenziato come questi terroristi colpiscano in maniera indiscriminata, e proprio perché la minaccia è indifferenziata e non indirizzata a un obiettivo preciso, è più sano continuare a vivere la propria vita e pretendere che le istituzioni facciano tutto ciò che è nelle loro capacità per garantire non la sicurezza assoluta, che non esiste, ma una condizione di vita quanto meno normale. Non dico di vivere in maniera fatalistica, bensì nella consapevolezza che non esiste una sicurezza assoluta o un rischio zero, ed esigere però che coloro cui spetta il compito di proteggere facciano quanto è necessario: questo è il connubio più corretto.
D. Rinviare il Giubileo non impedirebbe gli attentati?
R. Assolutamente no. A questi criminali non interessano i calendari. Parigi è stata la capitale mondiale della conferenza sul clima COP21, cui hanno partecipato capi di Stato e capi di Governo, ma i terroristi hanno colpito prima. La valenza simbolica di una città come Parigi o Roma prescinde dagli eventi che vi si celebrano. Il Giubileo è, peraltro, universale, perché le porte sante si apriranno in tutte le diocesi del mondo, e si caratterizzerà per eventi che a Roma sono all’ordine del giorno: il rinvio non produrrebbe alcun tipo di effetto disincentivante.
D. Quali le maggiori criticità emerse finora? Se l’aeroporto di Fiumicino ha avuto un terminal fuori uso per un banale incendio non controllato, come si può rendere un aeroporto all’altezza di un Giubileo nell’era del terrorismo? 
R. Torniamo al discorso di prima: tali criticità non sono legate a un evento straordinario ma all’ordinarietà. Questo è un tema che riguarda la complessità di questa città e la fragilità delle sue infrastrutture.
D. Saranno sufficienti la nuova centrale operativa della Polizia locale e il sistema integrato di videosorveglianza della città di Fiumicino? Resteranno attive anche dopo?
R. Assolutamente sì; tutte queste cose di per se non sono sufficienti, però sono sicuramente delle implementazioni di strumenti per il controllo del territorio utili a potenziare il livello della sicurezza.
D. Saranno abbattuti i droni non autorizzati a volare?
R. Potenzieremo il sistema di allertamento: in occasione di una serie di eventi ritenuti a rischio ci sarà un dispositivo in volo che, qualora le condizioni lo consentano, ci permetterà di abbatterlo.
D. Il Sindacato autonomo di polizia denuncia la mancanza di agenti sostenendo che, per quelli introdotti in più, la metà va in pensione. Può questo essere causa di polemiche visto il rischio di attentati? Partiamo già sottodimensionati?
R. I sindacati giustamente fanno il loro mestiere e sottolineano le criticità del sistema. Molto di quanto denunciato è vero, altre critiche sono figlie di una certa polemica che in questa situazione dovremmo mettere da parte; credo però che in questo momento dalla Francia ci vengano molti insegnamenti, che purtroppo non riusciamo mai a cogliere nel nostro essere sempre divisi e sempre contrapposti.
D. Vista la minaccia crescente di attentati di fondamentalisti, non sarebbe il caso di aumentare la sicurezza con metal detector permanenti per luoghi affollati come la metropolitana e di luoghi simbolo come il Colosseo?
R. Una delle cose che noi dobbiamo imparare da queste vicende è che gli attentatori decidono tempi e modalità. In seguito all’attentato dell’aprile scorso al Tribunale di Milano, che ha visto la morte di tre persone tra cui un giudice, sono stati rafforzati i sistemi di controllo: questo ha prodotto delle file lunghissime per accedere e giorni dopo in coro è stato chiesto che il sistema fosse fortemente attenuato. Si può fare tutto ma alla fine c’è un’inevitabile ripercussione, al di là dei costi.
D. Ma la sicurezza ha la priorità, non ha un prezzo.
R. Allora perché mettere metal detector al Colosseo e non nelle scuole?
D. Sarebbe giusto farlo.
R. Benissimo, immagini però i costi: sarebbero soldi del contribuente. Bisogna che il raziocinio abbia la prevalenza.
D. Si riuscirà a equiparare le strutture a quelle di una capitale europea nel 2015? Ci sono stazioni della metropolitana ancora senza scivoli per disabili e ascensori spesso rotti.
R. Il Giubileo non ha una struttura commissariale: una delle grandi mistificazioni nella comunicazione è stata quella di dire che il prefetto ne è il commissario: non è così. Il prefetto è il coordinatore degli enti preposti nell’ambito delle rispettive competenze a far sì che il Giubileo si svolga in una cornice quanto più armonica, ma l’attività che viene svolta deve essere messa in capo da ogni singolo ente. Il Governo ha stanziato 153 milioni di euro per il Comune di Roma per opere tra le quali figura anche il ripristino degli ascensori nelle stazioni della metropolitana più interessate dal flusso dei pellegrini, oltre ad un’altra serie di interventi che scontano i limiti infrastrutturali e di sicurezza. Per questo abbiamo chiesto 7 milioni di euro e spingeremo perché il commissario straordinario destini fondi ad opere in supporto della disabilità.   

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