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Occhio ai Trasporti - Mino Giachino: per crescere il paese deve puntare di piu' sui settori turismo e logistica

Bartolomeo (Mino) Giachino già sottosegretario ai Trasporti

Il problema principale del Paese, come hanno capito i poveretti che arrivano con i barconi e ci considerano come terra di passaggio, è la bassa crescita degli ultimi 15 anni. Le ricette seguite dagli ultimi tre Governi non eletti hanno dato risultati modesti tanto che il modesto tasso di crescita in atto è dovuto più alle manovre di Mario Draghi che ad altro. Il Paese ha bisogno di crescere in modo sostenuto sia per diminuire il peso del debito pubblico, di oltre dieci punti più alto dell’epoca Berlusconi, sia per creare nuove occasioni di lavoro.
Due settori su cui il Paese può puntare sono il turismo e la logistica, due settori ad alta intensità di lavoro, due settori cui la crescita della economia globale darà una spinta costante al punto da farli diventare motori di crescita su cui ogni Paese occidentale e no sta puntando. È importante capire però perché il Paese è cresciuto poco in questi 15 anni. La delocalizzazione produttiva degli anni 90, le privatizzazioni fatte solo per fare cassa, la ristrutturazione industriale indotta dalla competizione delle economie emergenti, gli effetti della crisi aggravati poi dalla linea franco tedesca della Austerity, che l’Italia volle accollarsi anche al costo di mandare a casa l’ultimo Governo regolarmente eletto, hanno ridotto del 25 per cento la capacità produttiva manifatturiera, aumentando fortemente la disoccupazione, hanno aumentato la povertà e hanno portato per la prima volta nel dopoguerra all’impoverimento del ceto medio.
È questo il motivo della mancata ripresa dei consumi e di qui si comprende che 80 euro dati ai lavoratori occupati dovevano essere utilizzati per rilanciare l’economia. Il Paese non cresce più perché ha perso troppo manifatturiero e perché la parte debole o povera è aumentata così tanto da tenere bassa la domanda di consumi interni. Se dopo le tante riforme annunciate da Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi siamo agli ultimi posti per tasso di crescita vuol dire che ci vuole altro, cioè occorre puntare su nuovi motori di crescita economica.
L’Italia, che per il suo grande patrimonio artistico e culturale dovrebbe essere al primo posto tra le destinazioni turistiche dei cittadini di tutto il mondo, a causa della carenza di infrastrutture di avanguardia (porti, aeroporti, reti ferroviarie ad alta velocità), è invece solo quinta. Così nella logistica delle merci a causa delle nostre inefficienze portuali e a causa delle carenze di infrastrutture perdiamo traffico a favore dei porti del Nord Europa. La globalizzazione, che darà un lavoro e un reddito a chi non lo ha mai avuto, e l’e-commerce genereranno due domande in costante aumento, il turismo e la logistica. Turismo e logistica utilizzano entrambi le infrastrutture (porti, aeroporti, strade, autostrade e reti ferroviarie). 
Chi sarà meglio connesso avrà più turismo e più logistica, due settori «labour intensive». Il boom economico degli anni 50/70 fu dovuto ai bassi salari ma anche alla nuova rete autostradale e ai trafori autostradali alpini decisi dalle amministrazioni locali di quegli anni molto illuminate  (San Bernardo inaugurato nel 1964, Monte Bianco nel 1965, Brennero ed altri). La perdita di un quarto del manifatturiero, le politiche di flessibilità del lavoro e quelle della Austerity ci hanno impoverito come mai nel dopoguerra.
Occorre rilanciare il tema delle ragioni dello sviluppo e delle scelte necessarie o  conseguenti altrimenti il problema del lavoro esploderà come neanche nel 69. Ecco perché il tema delle infrastrutture, dei trasporti e della logistica sono per noi decisivi tanto quanto il tema della innovazione tecnologica e della riforma della macchina burocratica.
Ed ecco perché sostenere ad esempio il tema del rinnovamento dei nostri porti a partire da quello più importante, Genova, che senza una nuova Diga foranea rischia di perdere i traffici trasportati dalle mega navi e le occasioni che ci offrirà il raddoppio del Canale di Suez, contemporaneamente con la inaugurazione del Tunnel svizzero del Gottardo rischia di vedere attratta dai porti più efficienti e meglio collegati del Nord Europa la nostra logistica.
(segue nota ulteriore di Mino Giachino)
Concordo con la relazione di Confetra che rivendica il ruolo strategico per lo sviluppo del Paese della logistica. Non posso però dimenticare che Confetra aveva approvato sia la Legge Obiettivo che il Piano Nazionale della logistica del 2006 che quello del 2012-2020 cui avevano lavorato due Governi Berlusconi. Purtroppo il Governo Monti non solo sciolse la Consulta dei trasporti e della logistica di cui Confetra faceva parte e alla quale Confetra partecipò sempre con tanti voti favorevoli ma mise nel cassetto il Piano della logistica cui avevo lavorato io, con gli operatori e con i prof.ri Gros-Pietro, Boitani, Bologna, Rocco Giordano, Dallari, Incalza e il compianto professor Riguzzi. La relazione sottolinea ancora una volta il contributo che alla crescita potrà dare la logistica se si rinnoveranno le infrastrutture portuali, aeroportuali e i trafori alpini.
È la linea che portò i Governi Berlusconi, non altri, a ottenere dall’Europa che ben 4 corridoi ferroviari del futuro (un vero e proprio asset di sviluppo) passassero nel nostro Paese con ben tre grandi snodi a Novara, Verona e Padova. Apprezzo molto la ripresa sia delle autostrade del mare che del ferrobonus, due misure ideate dai Governi Berlusconi e che sbloccai io quando ero al Governo. Constatiamo però che salvo il cargo aereo i volumi trasportati sono ancora inferiori non solo al 2007 ma al 2011.
Mi auguro con tutto il cuore, da italiano e da padre di tre figli, che il Piano Delrio abbia successo anche perché dopo 4 anni di Governi non eletti la crescita è bassissima ed è dovuta in gran parte a Draghi e al calo del prezzo del petrolio. Sono lieto che il Piano Delrio, come il ministro ha detto in Senato, abbia ripreso anche i lavori del Piano cui avevo lavorato e che fu messo nel cassetto da Monti. Il mio Piano però affrontava il mutamento del paradigma della vendita del trasporto da franco fabbrica a franco destino, norma che aiuterebbe più di tante altre cose la logistica italiana a riappropriarsi di funzioni e di lavoro rispetto alla logistica estera. La maggiore crescita arriverà dal potenziamento dei porti e dalla realizzazione dei trafori alpini. 
Per cogliere le opportunità offerte dall’ampliamento del Canale di Suez e dal gigantismo navale occorre che vadano avanti i contenuti concordati dalle tre regioni del Nord Ovest e dal ministro Delrio a Novara, a partire dalla nuova Diga foranea di Genova utilizzando i fondi Fesr e i fondi del Piano Junker. Cavour valorizzò per primo il porto di Genova e prefigurava il ruolo dei trafori per contendere i traffici al porto di Marsiglia. 150 anni dopo a causa dei tanti ritardi e dei tanti No, l’Italia è l’unico Paese che perde traffico a favore dei porti del Nord Europa e a Marsiglia ha sede il terzo operatore mondiale del trasporto containers.   

Tags: Maggio 2016

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