Il nostro sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione. I cookie che usiamo ci permettono di conteggiare le visite in modo anonimo e non ci permettono in alcun modo di identificarti direttamente. Clicca su OK per chiudere questa informativa, oppure approfondisci cliccando su "Cookie policy completa".

  • Home
  • Speciali
  • Occhio ai Trasporti - Confetra: ecco il bilancio della logistica italiana dal dopoguerra sino ad oggi
  • 008

Occhio ai Trasporti - Confetra: ecco il bilancio della logistica italiana dal dopoguerra sino ad oggi

Nereo Marcucci, presidente di Confetra

In occasione della celebrazione del suo 70esimo anniversario la Confetra tira un bilancio della logistica italiana dal dopoguerra ad oggi e analizza le prospettive dei prossimi anni. I dati indicano che il settore dal 1946 ad oggi è passato da 1 milione a 165 milioni di tonnellate attraverso le Alpi e da 15 milioni a 500 milioni di tonnellate movimentate nei porti, ma da una comparazione con i competitors europei in realtà il settore ha perso terreno ed occasioni. «Diamo atto al Governo–afferma Nereo Marcucci, presidente di Confetra­­–di aver avviato l’ammodernamento del modello di governance dei porti ed il rilancio del cargo ferroviario insieme allo sviluppo dell’intermodalità e alle semplificazioni dello sportello unico, ma è sempre più necessario un vero e proprio piano industriale finalizzato a riposizionarci tra i Paesi leader della logistica europea».
Nella relazione, Marcucci descrive: quando è nata Confetra, nel 1946, l’economia italiana risentiva dei forti postumi della guerra, della visione autarchica che l’aveva preceduta e della cristallizzata struttura sociale: il traffico delle merci era sostanzialmente interno. Attraverso le Alpi, dove non c’erano ancora i passi e i trafori autostradali, transitavano intorno a 1 milione di tonnellate di merci, i nostri porti ne movimentavano 15 milioni, il cargo aereo era sostanzialmente inesistente. Su ferrovia viaggiavano meno di 25 milioni di tonnellate di merci. In quegli anni la trazione animale era ancora molto importante; i treni erano al 70 per cento a vapore e gli aeroplani erano ad elica. Erano le necessità di una economia prevalentemente agricola. Nel 2007, anno in cui in Italia si è raggiunto il massimo traffico commerciale, sono transitati attraverso le Alpi 165 milioni di tonnellate tra strada e ferrovia, i nostri porti hanno movimentato più di 500 milioni di tonnellate e il cargo aereo ne ha raggiunte quasi 1 milione, pari in valore al 30 per cento del commercio estero italiano.
Le aziende associate hanno saputo adattare la loro intelligenza logistica ad ogni cambiamento tecnologico, normativo, di mercato, e cogliere le opportunità offerte dai processi di liberalizzazione portuale ed aeroportuale ed anche di quella ferroviaria, contribuendo alla crescita fino a raggiungere il picco di volumi di traffico del 2007. Da allora ad oggi abbiamo perso terreno: mentre i volumi del traffico stradale e marittimo sono oggi intorno all’87 per cento di quelli di nove anni fa, il cargo ferroviario è arretrato di oltre il 40 per cento. Solo il cargo aereo è riuscito a recuperare e superare i valori del 2007. «Se le nostre difficoltà fossero dovute solo alla contrazione della domanda interna non compensata dalla crescita dell’export dovremmo farcene una ragione. Purtroppo non è così», spiega Marcucci. Nel corso dell’Assemblea è stato sottolineato come sensibilità politica e approccio della Pubblica Amministrazione debbano essere sempre più «business friendly», mentre oggi adempimenti e pressione fiscale sono percepiti come intollerabili da tutti gli imprenditori italiani, a fronte dell’esigenza di liberare risorse per investimenti, consumi, crescita e occupazione.
«Il nostro settore–conclude Nereo Marcucci–vede all’orizzonte trasformazioni legate all’affermarsi di nuove tecnologie digitali e di nuove soluzioni vettoriali come la rotta artica, le mega navi da 30 mila Teus, il collegamento ferroviario da Shanghai a Madrid che modificheranno profondamente strategie e ruoli del logistico così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi e che richiederanno grandi capacità di visioni innovative e forti investimenti: questa è la nuova frontiera dei servizi alla merce che le imprese di logistica sono chiamate a raggiungere».

I dati del settore dei trasporti nel 2015
L’andamento del traffico italiano delle merci per il secondo anno consecutivo è caratterizzato, per quanto concerne sia i volumi trasportati che il fatturato, da segni positivi per tutte le modalità, tranne che per il transhipment che arretra di quasi il 10 per cento. Lo rileva la Nota congiunturale del 2015, elaborata dal Centro Studi Confetra, intervistando un panel di imprese tra le più rappresentative dei vari settori. Continuano ad eccellere il cargo aereo (+5,1 per cento) ed il settore dei courier (+8) trainati dalla inarrestabile espansione del commercio elettronico. Buono l’andamento dell’autotrasporto, sia nazionale (+3) che internazionale (+2,7), confermato sia dal traffico autostradale cresciuto del 3,3 per cento, sia dai transiti nei valichi alpini aumentati del 2,5 per cento. In ripresa anche il cargo ferroviario con un +2,6 per cento. Positive infine le spedizioni internazionali marittime (+3,4), stradali (+3,1) ed aeree (+2).
La modesta crescita del Pil (+0,7) e le incertezze politiche internazionali pesano peraltro sulle aspettative degli operatori, che permangono buone per un terzo degli intervistati, ma ricominciano a crescere fino all’8 per cento quelle con il segno negativo. Rimane preoccupante l’andamento delle varie modalità rispetto ai valori massimi del 2007, fatti uguale a 100: solo il cargo aereo ha raggiunto e superato quei valori, mentre gomma e mare si aggirano ancora intorno all’87 per cento e la ferrovia al 60 per cento.  

Tags: Maggio 2016

© 2017 Ciuffa Editore - Via Rasella 139, 00187 - Roma. Direttore responsabile: Romina Ciuffa