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Focus scuola - Paola Concia: da Firenze parte un sinergico viaggio verso il futuro

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Motore di internazionalizzazione, Anna Paola Concia guida oggi il turismo fiorentino attraverso la sua esperienza, maturata principalmente in Germania - che lei considera un Paese in movimento - e in Italia, di cui conosce il territorio e le esigenze.

È per questo che è stata il trait d’union tra tedeschi e italiani nell’esportazione di Didacta International a Firenze; è per questo che ha creato un network tra le città d’arte italiane con il coinvolgimento del Ministero dei Beni culturali; è per questo che ha costituito un «board» per l’internazionalizzazione e l’attrattività di investimenti allo scopo di organizzare missioni e viaggi all’estero istituzionali in cui tutti gli enti sono sinergici come «un sol uomo» e si portano anche i «gioielli di famiglia»

Lanciare la scuola da Firenze, e lanciare Firenze dalla scuola. Innovare è la parola chiave. Strettamente collegata ad internazionalizzare. E, per internazionalizzare, Anna Paola Concia è la persona giusta. Non solo lo ha pensato il presidente della Camera di commercio fiorentina Leonardo Bassilichi, che l’ha scelta come consigliere di amministrazione per Firenze Fiera, ma anche il sindaco di Firenze Dario Nardella, che ha richiesto il suo intervento sul turismo con il ruolo di assessore. Lei, a Francoforte come consulente dell’ITKAM, la Camera di commercio italiana per la Germania, già deputata del Partito Democratico nella XVI Legislatura, ha in un attimo collegato Italia e Germania.
Innanzitutto a livello fieristico: così si è fatta promotrice dell’organizzazione del primo «Didacta Italia», importandolo da Stoccarda e mettendo in collegamento i due sistemi camerali; quindi a livello turistico, creando un network tra città d’arte italiane coordinato con il Ministero dei Beni culturali; infine, «last but not least», fondando un «board» per l’internazionalizzazione e l’attrattività di investimenti avente base e partenza a Firenze, con lo scopo di creare una strategia e un piano operativo coordinato delle missioni istituzionali del Comune dantesco all’estero, un punto di riferimento permanente sia per l’esportazione che per l’attrazione di investimenti, in un’ottica di efficienza, razionalizzazione e sistematizzazione degli attori componenti il board stesso, al fine di promuovere il territorio metropolitano in modo omogeneo e sempre più al passo con un mercato globalizzato.
Domanda. È una dei principali organizzatori di Didacta Italia, anche per la sua esperienza tedesca. Come è avvenuta questa connessione?
Risposta. Vivo a Francoforte, sono consulente dell’ITKAM, e sono stata chiamata due anni fa ad entrare nel consiglio di amministrazione di Firenze Fiera, con un obiettivo esplicito di internazionalizzazione. Gli esponenti di Didacta International mi hanno palesato l’intenzione di esportare il loro evento fieristico, che ha un percorso di 50 anni, e sono diventata coordinatrice del comitato organizzatore che ci ha portato fin qui.
D. Quali sono le principali differenze con il Didacta tedesco?
R. Il format è uguale a quello tedesco, ma la scuola in Germania è diversa. Intanto il primo elemento di differenziazione: il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca scientifica ha molto meno potere del nostro, poiché contano i Länder, ossia le Regioni nell’ambito di un Paese molto federale. Un secondo elemento considera la pregressa esperienza nazista, per cui ad oggi l’educazione non è centralizzata bensì regionalizzata, con i problemi che ciò comporta, perché modelli educativi ed organizzazione sono diversi da regione a regione, dunque si tratta di una scuola troppo diversificata e su livelli diversi. Ma è dotata di un approccio da innovatori. L’associazione Didacta International è una fucina di idee innovative sulla scuola che sono seguite in tutto il mondo.
D. Obiettivi unici, quelli italiani e tedeschi, ma necessariamente diversi per le differenze di base. Quali?
R. Obiettivo unico è quello di continuare a lavorare insieme, perché questa prima esperienza è andata benissimo, ha avuto una grandissima risposta da parte di insegnanti, aziende e pubblico, tanto che abbiamo già fissato la data per la seconda edizione del prossimo anno. Didacta in Germania è una delle fiere più grandi del mondo, con circa 850 espositori e decine di migliaia di persone presenti; questa è la prima internazionalizzazione, e per essa i tedeschi hanno scelto l’Italia. Non c’è un’altra Didacta. L’obiettivo italiano è che questo evento fieristico diventi il punto di riferimento dei Paesi mediterranei e balcanici sulla scuola del futuro e sull’innovazione digitale. Lo stesso obiettivo hanno i tedeschi. Intendiamo sviluppare un movimento su tali temi anche nelle nostre aree, ferma restando una forte collaborazione con la Germania, ancora più esaltata dalla riuscita del nostro primo evento. Faremo una prima riunione del comitato organizzatore per tracciare un bilancio di questa edizione, e per cominciare ad organizzare concretamente Didacta 2018, che si prepara ad essere anche più complessa.
D. A proposito di scuola e di investimenti, com’è la situazione allo stato attuale?
R. Vero è che in Italia negli anni passati si è disinvestito nella scuola, ma finalmente l’istruzione sta ottenendo grandi investimenti e l’attenzione di questo Governo. Noi di Didacta abbiamo intenzione di preparare un grande piano industriale per la scuola, spingendo le aziende ad aggiornarsi ed affiliarsi attraverso propri investimenti. Le aziende italiane devono entrare nell’ordine di idee che la scuola sta cambiando, e devono innovarsi con essa facendo proposte legate ai nuovi modelli organizzativi, molti dei quali si sono delineati anche nei workshop di Didacta. Così vogliamo tenere insieme il mercato del lavoro, le aziende e la scuola del futuro, sperando che sia un futuro prossimo, anzi, un «futuro-oggi». L’aggiornamento degli insegnanti mette questi ultimi in condizione di utilizzare immediatamente le nuove competenze, acquisite con la formazione continua, e ciò deve avere un seguito nell’intera società, dunque a partire dai tempi di reattività delle imprese che per prime devono adeguarvisi.
D. C’è un limite strutturale qui in Italia, che è la lentezza notoria del sistema. Lei, che attualmente risiede in Germania, come lo ritiene superabile?
R. Mi divido tra Francoforte e Firenze, due città completamente diverse. Sicuramente la Germania è un Paese più dinamico, in movimento. Il grande entusiasmo dei docenti che hanno partecipato da tutta Italia fa pensare ad una voglia di riscatto da parte della scuola, l’esigenza di proiettarsi verso il nuovo. La scuola in Italia è stata molto bistrattata e si sta cercando di restituirle il ruolo che deve avere, cioè quella di motore del cambiamento. I tedeschi, invece, invidiano molto il nostro modello educativo, per questo assumono molti dei nostri professionisti. L’ambizione che abbiamo è rendere Firenze punto di riferimento di questa innovazione.
D. Qual’è la strategia turistica per Firenze?
R. Firenze è una città dalla grande pressione turistica, che nel tempo è esplosa. Così abbiamo deciso di costituire un network di città d’arte tra Firenze, Roma, Venezia, Napoli e Milano, fondato sul turismo sostenibile, e abbiamo coinvolto il Ministero dei Beni culturali al fine di decongestionare questi centri. Siamo già entrati nella fase attuativa del piano strategico come sperimentazione di soluzioni alla pressione turistica e faremo la prima riunione a breve. La decongestione è legata anche all’uso della tecnologia, e ci faremo aiutare dalle applicazioni per evitare che i turisti vadano tutti nello stesso momento a visitare lo stesso posto, dirottati in altri luoghi di altrettanto spessore perché informati e stimolati. La pressione turistica si ha quando nello stesso momento c’è tanta gente nello stesso posto, Firenze consta di soli 5 chilometri quadrati di centro turistico, Roma ha l’apice in Fontana di Trevi, Venezia in piazza San Marco. La radice del problema è anche nelle modalità con cui le città vengono raccontate all’estero, è un problema di narrazione, di informativa che da noi giunge all’estero e che viene trasmessa ai turisti. Questo tipo di colloquio tra Ministero e le città non si era mai verificato.
D. «Basta gite, basta improvvisazione, basta carenze strutturali. Firenze è un brand conosciuto, amato e voluto in tutto il mondo, e muoversi con questo marchio significa e deve sempre più significare avere un vantaggio competitivo senza pari», ha dichiarato il sindaco Nardella. Lei ha fondato il primo «board» per l’internazionalizzazione e l’attrazione degli investimenti proprio a partire dal Comune di Firenze: di cosa si tratta?
R. Per quanto riguarda i metodi di internazionalizzazione e di attrazione di investimenti, i tedeschi e gli americani sono i primi. Qui a Firenze ho riportato questi modelli, anche forte del lavoro che ho svolto in molte aree del territorio. Sono consapevole del fatto che ogni ente fa passi isolati senza congiungersi con gli altri. Ho parlato con ciascuna categoria per creare un «board», ossia un nucleo guidato dal Comune, in cui tutti insieme organizziamo missioni all’estero. Non essendo toscana non provengo da alcuna categoria ma sono un’esperta di internazionalizzazione, con il vantaggio di essere una professionista oltre che un’esterna rispetto al Comune in cui ora mi trovo ad operare. Non si fanno più le gite, ma si costruisce un metodo per andare a fare le missioni. Dopo varie riunioni in cui abbiamo deciso dove andare e con quali obiettivi, abbiamo pianificato una missione mirata con interlocutori individuati, portando con noi i «gioielli di famiglia», ossia esponenti di grandi realtà italiane. La prima è stata a Berlino, il cui sindaco ha incontrato Nardella, in un incontro di carattere economico ed istituzionale. Tra i «gioielli di famiglia» abbiamo scelto proprio un tedesco, Eike Schmidt, a rappresentare la Galleria degli Uffizi di cui è direttore, e Cristiano Chiarot, sovrintendente della Fondazione del Maggio musicale, evento che vogliamo vendere. Il «board» non esiste in nessuna parte d’Italia, noi stiamo costruendo un format, un metodo di lavoro, e sarà sempre quello.
D. Sinergia istituzionale?
R. I territori italiani devono lavorare in sinergia con aziende e istituzioni, siamo stati deboli da questo punto di vista. Noi vogliamo che lavorare in squadra diventi la nostra forza, ed emersa la volontà di muoversi «come un sol uomo», di coordinare viaggi istituzionali e soprattutto di giungere a una migliore collaborazione e operatività nell’aiutare e invitare i grandi gruppi internazionali a investire sul territorio, offrendo competenze culturali, economiche e logistiche avanzate. Un Comune che va all’estero non va a fare passerelle o si limita alle strette di mano. Nell’ottica del mercato globale e dell’industria 4.0, Firenze deve muoversi in maniera strutturale e professionale per riuscire a ottenere risultati ed aumentare la competitività delle piccole e medie imprese.   

Tags: toscana Ottobre 2017 Firenze Focus scuola Didacta Paola Concia

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