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Andrian Yelemessov: identikit del Kazakhstan, dove il fisco attrae gli investitori

Andrian Yelemessov, ambasciatore della Repubblica del Kazakhstan in Italia

a cura di GIOSETTA CIUFFA

 

Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica del Kazakhstan presso il Governo italiano, Andrian Yelemessov ha vissuto per lunghi anni in Italia. Dopo la laurea in Ingegneria, infatti, ha lavorato nel settore edile in entrambi i Paesi e per molto tempo è stato rappresentante della Kazakh Ital Karakul, stabilendosi a Reggio Emilia fino al 2001, anno in cui ha intrapreso l’attività diplomatica.
Domanda. Spesso si definisce il Kazakhstan un ponte tra l’Europa e l’Asia. In che senso?
Risposta. Da tempo la nostra regione è considerata un punto di collegamento tra Oriente e Occidente, tra continenti e tra valori. In termini pratici, abbiamo bisogno di resuscitare la grande Via della Seta che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo. Il nostro presidente Nursultan Nazarbayev ha come obiettivo la costruzione di autostrade per avvicinare il Kazakhstan ad altre regioni e Paesi: di particolare importanza è la realizzazione di vie marittime, ferroviarie e stradali che ci collegheranno all’Europa e all’Asia e, via via, alla vasta regione del Pacifico. Nell’ambito della politica dei collegamenti il Kazakhstan ha aumentato la disponibilità di linee aeree e le loro destinazioni. Anche per questi motivi è stato creato il centro internazionale di Khorgos, finalizzato alla cooperazione con la Cina. Ai confini occidentali si sta realizzando il progetto di espansione del porto marittimo di Aktau, mentre ad Aktobe è in costruzione un centro logistico. Queste infrastrutture costituiranno una grande via verso il Mar Caspio, la Russia e l’Europa. Per il 2015 è prevista l’apertura del corridoio automobilistico internazionale tra l’Europa occidentale e la Cina occidentale, che attraversa il Kazakhstan. Nel nostro programma prioritario figura la costruzione di vie di trasporto convenienti, sicure e competitive, che ci consentiranno di diventare uno dei Paesi principali per il transito di merci.
D. Perché alcune aziende abbandonano il vostro Paese?
R. La decisione di lasciare il mercato non indica necessariamente un deterioramento delle condizioni per svolgere attività imprenditoriale nel Paese. Si tratta della decisione di una struttura commerciale, che può dipendere da vari fattori, tra cui la situazione attuale del mercato finanziario generale. Nonostante la crisi mondiale, l’economia del Paese continua a crescere: secondo i dati dell’Agenzia della Statistica, il prodotto interno nel 2010 è aumentato del 7 per cento, nel 2011 del 7,5 e nel 2012 del 5 per cento. Continua la realizzazione del Programma statale di sviluppo industriale e innovativo per il periodo 2010-2014, che mira allo sviluppo di settori prioritari dell’economia: diversificazione della produzione nelle industrie tradizionali come estrazione di petrolio, gas ed altro; sviluppo dell’industria meccanica, farmaceutica, edilizia, e del settore agricolo; industria leggera, turismo, tecnologie informative e di comunicazione, attività spaziali, energia alternativa, trasporti e logistica. Lo sviluppo di tali settori diventerà un fattore di modernizzazione dell’economia del Kazakhstan, e di aumento della sua competitività. Il Paese è un nuovo punto stabile di crescita e credo che gli investitori italiani non dovrebbero perdere l’occasione di sviluppare e consolidare opportunità di affari nel nostro mercato.
D. Quali sono in particolare le convenienze ad investire in Kazakhstan?
R. Secondo la Banca Mondiale, è tra i primi Paesi nell’attrarre investimenti stranieri. Occupa il sesto posto nel mondo per riserve di risorse naturali; una sua peculiarità è la stabilità politica interna; il clima imprenditoriale è favorevole. Nella Comunità degli Stati Indipendenti, è il Paese leader per il numero e la qualità delle recenti riforme. Quanto alla tutela dei diritti, agli investimenti esteri il Kazakhstan concede lo status nazionale, per cui le società straniere usufruiscono delle stesse condizioni riservate a quelle locali. L’anno scorso la nostra economia ha attratto più di 20 miliardi di dollari e, nel complesso, il Paese ha accumulato oltre l’80 per cento di tutti gli investimenti compiuti nell’ Asia centrale.
D. Qual’è la situazione nei vari settori produttivi?
R. Nell’indice della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, il Kazakhstan occupa il 23esimo posto su più di 140 Paesi; nel Rapporto Doing Business la 29esima posizione e nella tutela degli investitori è al decimo posto nel mondo. Secondo l’Ernst & Young, siamo al terzo posto nelle 25 economie più dinamiche degli ultimi dieci anni. Gli imprenditori stranieri nel futuro saranno avvantaggiati dagli investimenti compiuti oggi. Nella crisi economica globale il valore delle aziende operanti in vari settori è diminuito significativamente; quindi c’è la possibilità di investire e procurarsi affari interessanti. Secondo l’Istituto di Ricerche asiatiche, conviene creare imprese nel nostro Paese dato il favorevole regime doganale: l’aliquota dell’Iva è del 12 per cento, la pressione fiscale è del 29,6 per cento. L’attrazione è dimostrata dal fatto che già vi operano molte aziende occidentali tra cui anche italiane.
D. Come procede lo sviluppo industriale e quali obiettivi ha raggiunto?
R. Su ordine del presidente Nursultan Nazarbayev, il 17 maggio 2003 è stato approvato un nuovo piano di sviluppo industriale per gli anni 2003-2015; siamo nella terza e ultima fase. Sono stati approvati tutti i passaggi necessari quali i programmi di sviluppo dei settori prioritari dell’economia, quelli di sostegno alle imprese, lo schema di distribuzione razionale di capacità produttiva, la mappa dell’industrializzazione, la crescita dei territori. È stato compiuto un grande lavoro grazie al quale l’economia del Paese ha cominciato a cambiare. Sono state create 443 industrie con un investimento totale di 9,2 miliardi di euro. Molte di esse fabbricano prodotti in precedenza non realizzati in Kazakhstan. In alcuni settori sono aumentati notevolmente il volume della produzione e gli indicatori economici: nell’industria meccanica il valore aggiunto è ora pari al 170 per cento e la produzione annua è aumentata da 1,5 a 2,5 miliardi di euro.
D. E negli altri settori?
R. Nell’industria chimica il volume della produzione è cresciuto di un terzo, mentre l’esportazione dei prodotti ad alta conversione è cresciuta di 2 volte rispetto al 2010. Il valore aggiunto nel settore delle costruzioni ha superato il 180 per cento e si prevede che la percentuale di materiali da costruzione del Paese presto raggiungerà l’80 per cento. Nei settori minerario e metallurgico il valore aggiunto è cresciuto del 50 per cento, l’esportazione dei prodotti di alta tecnologia è aumentata di 1,5 volte. L’industrializzazione ha un effetto positivo sull’economia. La produttività nel settore manifatturiero è cresciuta del 32 per cento: da 38,6 mila dollari nel 2008 a 51 mila nel 2011. Sono stati sviluppati più di 100 strumenti di supporto all’imprenditorialità e 1.500 imprese hanno aderito al programma nel settore delle materie non prime. Circa 100 mila persone hanno trovato occupazione nelle imprese aperte nel quadro del Piano, ed è aumentata la richiesta delle professioni di ingegneria e tecnologia. Stiamo costruendo la nuova economia che ci farà uscire da quella delle materie prime e ci stiamo inserendo con successo nel gruppo dei Paesi altamente industrializzati.
D. Quali prospettive vi apre l’ingresso nell’Unione doganale costituita con la Russia e la Bielorussia?
R. L’entrata del Kazakhstan in tale Unione comporta grandi opportunità per l’economia del Paese ed è un passo verso una maggiore integrazione economica regionale. Questo passo rappresenta l’inizio di un accesso non discriminatorio alle infrastrutture della Bielorussia e della Russia, nonché la riduzione delle importazioni da Paesi terzi, la creazione di condizioni favorevoli per lo sviluppo delle imprese, l’espansione delle operazioni produttive e tecnologiche e la realizzazione di progetti congiunti. Il potenziamento della collaborazione doganale, che si manifesta attraverso la riduzione al minimo dei costi doganali, e la prospettiva di formare un’Unione monetaria con una valuta comune, rappresentano ulteriori aspetti positivi di questo cambiamento.
D. Quali sono i vantaggi pratici?
R. La conseguenza principale prevista dal Regolamento doganale e tariffario è l’adozione di una tariffa doganale comune, entrata in vigore il primo gennaio 2010. Inoltre nell’ambito dell’Unione vengono applicate le norme del Regolamento non tariffario e una legislazione doganale uniforme. Tutto ciò consente ai Paesi membri di attuare una politica economica reciprocamente vantaggiosa nei confronti dei non membri. Vi sono altri aspetti positivi, uno dei quali consiste nella protezione del mercato degli Stati membri dalla provenienza di merci da Paesi terzi e, quindi, la possibilità di sviluppare produzioni proprie al fine di creare condizioni di maggiore efficienza degli scambi e maggiore cooperazione economica all’interno dell’Unione. Per quanto riguarda le difficoltà, vorrei citare alcuni aspetti derivanti dalla riforma dei meccanismi del lavoro: problemi analoghi sono comuni a tutte le Unioni del genere nel periodo di transizione. Questo processo, a mio avviso, può richiedere ancora del tempo prima che possano introdursi principi e norme che risolvano efficacemente il problema.
D. Quali sono le altre attuali difficoltà da superare?
R. Un’altra difficoltà è rappresentata dalla minacciata diminuzione della competitività delle merci del Kazakhstan nei confronti di quelle russe o bielorusse. Gli imprenditori avranno difficoltà a lavorare in alcuni mercati, ma nello stesso tempo l’aumento della concorrenza migliorerà la competitività degli imprenditori nazionali. L’effetto negativo potrebbe essere la crescita del costo, in particolare della merce proveniente dagli altri Paesi, parallelamente alla crescita delle tariffe doganali, per non parlare della speculazione sui prezzi bassi praticati nel Kazakhstan nei confronti degli altri Paesi membri dell’Unione. L’Unione doganale e lo Spazio Economico Comune basato su di essa offrono privilegi pratici non soltanto per i partecipanti: oggi esiste la possibilità di sdoganare la merce immediatamente per tutti e tre gli Stati.
D. Ossia quali i vantaggi per gli imprenditori stranieri?
R. Non devono sdoganare qualcosa in Bielorussia, qualcosa in Kazakhstan o in Russia, ma potranno scegliere un punto nel quale l’operazione sarà più comoda, dopodiché la successiva spedizione di merce andrà in tutti e tre gli Stati membri. Ciò è particolarmente utile per le piccole e medie imprese che vogliono lavorare con i Paesi membri dello Spazio Economico Comune che, in prospettiva, diventerà una base solida per il passaggio a una maggiore integrazione, l’Unione economica eurasiatica. In generale, l’integrazione eurasiatica è il nostro vantaggio sui problemi globali della terza rivoluzione industriale. Abbiamo intenzione di dare una spinta comune ai nuovi obiettivi tecnologici. Nello stesso tempo Kazakhstan, Russia e Bielorussia rimangono Paesi indipendenti con i propri interessi nazionali.
D. Cosa può offrire il Kazakhstan all’Europa e in particolare all’Italia?
R. Siamo molto interessati allo sviluppo dei principali settori dell’economia italiana quali ingegneria meccanica, metallurgia, chimica e petrolchimica, industria leggera, alimentare, mobiliare, turismo e moda. L’Italia ha un serio potenziale innovativo. La collaborazione e i progetti nei settori di alta tecnologia rafforzerebbero il nostro partenariato. La capitale Astana è stata scelta come sede per lo svolgimento dell’esposizione internazionale specializzata Expo 2017, il cui tema sarà «Energia del futuro»: abbiamo avviato seri preparativi per lo svolgimento dell’evento. Gli è stata assegnata un’area di 113 ettari, una commissione statale sta lavorando sotto la presidenza del primo ministro Serik Akhmetov, ed è stata inoltre istituita la compagnia statale Astana Expo 2017. Il Governo del Kazakhstan sta approvando l’erogazione di 250 milioni di euro per lo sviluppo di infrastrutture, per le comunicazioni e per la preparazione della sede di Expo 2017.
D. Che cosa richiede l’allestimento dell’esposizione?
R. Una spesa di un miliardo di euro per la costruzione di padiglioni, hotel, centri di divertimento. Saranno principalmente i fondi attratti dagli investimenti. Prendendo in considerazione che Milano sarà la sede dell’ Expo 2015, presumo che la collaborazione tra i nostri Paesi, nel quadro di questi progetti, permetterà ad Astana e a Milano di organizzare eventi di alto livello. Sono sicuro che lo scambio di esperienze e la costante «verifica dell’orologio» saranno molto utili per i nostri Paesi; la collaborazione in questa direzione è già cominciata. A Milano si è svolto un incontro della delegazione kazaka con a capo il ministro della Tutela dell’Ambiente Nurlan Kapparov, incaricato di elaborare il programma dell’Expo 2017 con la direzione dell’Expo 2015 e del Comune di Milano; ci si è accordati perché gli organi dei due Paesi impegnati nell’organizzazione delle esposizioni restino in contatto, per uno scambio di informazioni.
D. Dopo Russia e Cina, l’Italia è ai primi posti nel commercio con il Kazakhstan: cosa avete imparato da noi e cosa potremmo imparare da voi?
R. L’Italia è il terzo partner commerciale del Kazakhstan e il partner economico principale nell’Unione Europea. Il consumatore kazako apprezza molto la qualità italiana, il design e in generale prodotti e servizi made in Italy, che occupano un posto speciale nel mercato del Kazakhstan. Non ci unisce solo il commercio: per i kazaki sono interessanti anche la storia e la cultura italiana, amano la cucina italiana, con piacere guardano i film italiani, i cantanti italiani sono molto popolari nel nostro Paese. A mio avviso, coloro che hanno scoperto una volta l’Italia, si innamorano di questo Paese e non lo dimenticano. Ci piacciono molto il carattere degli italiani, l’ospitalità, la cordialità, l’apertura e l’emotività. Per questo i nostri popoli sono vicini. Uno dei patrimoni principali del nostro popolo multinazionale è l’armonia interiore e la tolleranza. In Kazakhstan convivono i rappresentanti di 130 gruppi etnici e i rappresentanti di oltre 40 gruppi religiosi: convivere in pace e in accordo in una società con nazionalità diverse è il risultato di un lavoro costante e molto difficile. Il Capo dello Stato, Nazarbayev, attribuisce molta importanza a questo, e su sua iniziativa è stato creato con successo un organismo consultivo per l’armonizzazione delle relazioni interetniche, l’Assemblea del popolo del Kazakhstan, modello unico di dialogo tra culture; ha inoltre deciso lo svolgimento di regolari congressi delle religioni tradizionali del mondo proprio ad Astana: quest’anno ne celebriamo il decimo anniversario.
D. Come comunicherete al mondo i risultati delle vostre iniziative di sviluppo?
R. Il messaggio presidenziale «Strategia Kazakhstan 2050: il nuovo corso politico dello stato realizzato», rivolto al popolo del Kazakhstan, diventerà l’indicatore principale dello sviluppo del Paese nei prossimi decenni. Il presidente ha confermato che la pace e l’accordo tra gruppi sociali, etnici e religiosi, sono le priorità del Paese moderno. Ogni anno Italia e Kazakhstan si conoscono di più. Nonostante la lontananza geografica diventiamo sempre più vicini, scoprendo radici culturali comuni, somiglianza dei caratteri, tradizioni popolari, gusti e preferenze. Le relazioni amichevoli tra i due popoli sono le risorse principali della cooperazione bilaterale che prevede un futuro sicuro, stabilità e prosperità.
D. La sua opinione sui cambiamenti politici che si compiono in Italia?
R. Non sarebbe corretto che il rappresentante di un Paese estero valuti la situazione in Italia; come opinione personale, ritengo che l’attuale situazione politica sia il modello della democrazia. Il popolo ha compiuto la propria scelta, i vertici politici hanno il coraggio di riconoscerlo. I problemi attuali sono legati alle difficoltà economiche mondiali. Sono sicuro che l’Italia, terza economia d’Europa e una delle principali potenze internazionali, troverà le forze e i mezzi per rimettersi sul cammino solido dello sviluppo.   

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