Il nostro sito usa i cookie per poterti offrire una migliore esperienza di navigazione. I cookie che usiamo ci permettono di conteggiare le visite in modo anonimo e non ci permettono in alcun modo di identificarti direttamente. Clicca su OK per chiudere questa informativa, oppure approfondisci cliccando su "Cookie policy completa".

  • Home
  • Interviste
  • CARLO ALBERTO IARDELLA: OTO MELARA, LA CRISI NON INCIDE SULL’ARRIVO DEGLI ORDINI

CARLO ALBERTO IARDELLA: OTO MELARA, LA CRISI NON INCIDE SULL’ARRIVO DEGLI ORDINI

L’Ing. Carlo Alberto Iardella, presidente della Società Oto Melara del Gruppo Finmeccanica

a cura di
UBALDO  PACELLA

 

L'industria italiana vive una fase di profonda recessione dovuta alla crisi economica che da anni mette a dura prova i mercati mondiali, in particolare quelli europei. Presidente dell’Oto Melara, azienda del settore Difesa facente capo al Gruppo Finmeccanica, l’ing. Carlo Alberto Iardella può valutare dal proprio osservatorio quanto le difficoltà del momento si riflettano sulla produzione e quindi sui bilanci degli esercizi economici interessati. È superfluo osservare che, in un’azienda operante nel settore della Difesa, gli effetti possono essere contenuti sia dalla domanda comunque presente nel mercato, sia dall’elevato know how di cui dispone l’azienda e che la mette al riparo da forti oscillazioni della domanda, sia dalla prospettiva di applicazioni civili innovative, e quindi ricercate da industrie e consumatori, dei prodotti prevalentemente destinati alla Difesa. Il presidente Iardella ha risposto alle numerose domande rivoltegli.
Domanda. Come reagisce alla crisi economica l’Oto Melara, che opera nel mercato particolare della Difesa?
Risposta. Il momento è estremamente critico, tuttavia posso affermare, con moderata soddisfazione, che la nostra società non ne ha sofferto. Abbiamo continuato a ricevere ordini significativi sia dall’Italia sia dall’estero. Sviluppiamo prodotti nuovi, di pari passo con l’aggiornamento di quelli esistenti. Pure in questo scenario, siamo riusciti a mantenere o addirittura a veder crescere le nostre quote di mercato.
D. Quali sono i comparti trainanti?
R. La Difesa italiana ci ha consentito, in questi anni, di svolgere consistenti programmi sia di ricerca e sviluppo, sia di produzione nei comparti navale, aeronautico e terrestre. Una base molto consistente, se si pensa che il mercato italiano rappresenta il 54 per cento del fatturato mentre quello estero copre il restante 46 per cento. La solidità della domanda interna ci permette di sviluppare tecnologie di avanguardia nonché di mantenere i livelli occupazionali, quindi quella massa critica che ci consente di stare solidamente nel mercato.
D. Prevede riduzioni di budget in campo internazionale nel breve periodo, conseguenti alle scelte appena annunciate dal Governo francese?
R. Il rischio è sempre in agguato, ma noi confidiamo di mantenere gli attuali livelli e forse di vederli crescere. Questo in virtù delle nostre produzioni di punta e delle missioni che sono chiamati a svolgere i nostri clienti. Non si costruiscono, infatti, navi militari che non montino cannoni o mezzi corazzati non dotati di torrette armate. Noi siamo presenti in questi settori con prodotti estremamente avanzati e competitivi. Con una certa arditezza vediamo in prospettiva fondati motivi di crescita, perché stiamo per entrare in nuovi segmenti di mercato di livello avanzatissimo. Mi riferisco ai segmenti del munizionamento guidato.
D. Di che cosa si tratta, più in particolare?
R. Di una tecnologia che costituisce la nuova frontiera dei sistemi d’arma navali e terrestri. Stiamo seguendo un simile indirizzo da circa dieci anni. Il munizionamento guidato rappresenta una tradizione dell’azienda. Questo ci ha permesso di sviluppare tecniche raffinate e, sin dall’inizio degli anni 2000, abbiamo avviato programmi di ricerca e sviluppo insieme alla Marina militare, che ha individuato in questo specifico segmento una capacità operativa fondamentale per il miglior impiego della forza navale. La capacità di colpire con precisione a distanza è considerata di fondamentale importanza per svolgere le missioni che oggi vanno affrontate negli scenari operativi. Si è poi aggiunto l’Esercito, estendendo questa tecnologia anche nell’ambito dell’artiglieria campale. Il progetto Vulcano è oggi comune a Marina ed Esercito, con risultati assai soddisfacenti. Olanda e Germania si sono affiancate a questa attività di sviluppo con finanziamenti, lavoro e tecnologie.
D. Finanziariamente a quanto ammonta il settore industriale sviluppato dall’Oto Melara?
R. In questi ultimi anni i ricavi hanno oscillato fino a 450 milioni di euro l’anno. Tengo a sottolineare che la quota destinata a ricerca e sviluppo raggiunge l’8 per cento e deriva sia da autofinanziamento sia da contributi dei clienti. Un ammontare tale ci pone al vertice delle imprese operanti nei settori degli armamenti, escluso ovviamente il comparto aeronautico nel quale sono in gioco valori economici di tutt’altra entità.
D. Quali azioni intendete proporre nel mercato estero? E a chi vi rivolgete in particolare?
R. Il nostro mercato è costituito attualmente da 68 Paesi nel mondo che impiegano i nostri sistemi d’arma; ad essi proponiamo sia miglioramenti  continui nei prodotti forniti, sia elementi innovativi come il munizionamento guidato. Inoltre nuove aree di mercato potrebbero provenire, per di più, dai Paesi dell’Est Europa, che sembrano molto interessati ai prodotti da noi realizzati.
D. Quali sono i vostri concorrenti più temibili, operanti in campo internazionale?
R. Vorrei sottolineare l’elevato livello dei risultati dell’Oto Melara. Comunque industrie di grande qualità in campo navale sono quelle israeliane per l’armamento di piccolo e medio calibro, e quelle americane per il medio e il grande calibro. Il nostro livello tecnologico è comparabile, tuttavia, solo con quello degli Stati Uniti. Rispetto a questi abbiamo accumulato però anni di vantaggio. Non sottovalutiamo mai i nostri concorrenti che, per i finanziamenti di cui dispongono e per la struttura industriale di cui sono dotati, sono molto più grandi di noi. Ma abbiamo avuto la bravura e la fortuna, se così si può dire, di aver indovinato il filone di ricerca, che ci ha consentito di mettere a punto sistemi che superano le prestazioni dei nostri concorrenti.
D. In che cosa si estrinseca questa superiorità di Oto Melara?
R. Le nostre tecnologie forniscono prestazioni balistiche di gran lunga superiori a tutte quelle attualmente in uso. Mi riferisco alla capacità di colpire un obiettivo puntiforme a 100 chilometri di distanza, risultato oggi impensabile visto che prestazioni in qualche modo analoghe non vanno oltre la gittata dei 30 chilometri. Il nostro sistema impiega tecnologie integrate balistiche, aeronautiche, elettroniche e di controllo. Usiamo in pratica il cannone come se fosse un lanciatore, e i proiettili dei piccoli missili. Nell’ambito degli accordi internazionali, la collaborazione con la Germania ci fornisce un componente del sistema Vulcano, e soprattutto ci offre la possibilità di compiere test nei loro poligoni, superando le numerose limitazioni che invece tuttora vigono in Italia.
D. Qual’è la struttura industriale dell’Oto Melara?
R. La società fornisce sistemi d’arma per veicoli corazzati, elemento storico della produzione aziendale e che stiamo sviluppando all’estero con l’offerta di torri corazzate che incontrano soddisfacenti consensi. Il livello di efficienza nella produzione dura da oltre dieci anni. Abbiamo modificato la combinazione di efficienza e capacità professionali riducendo il numero degli addetti ma migliorandone moltissimo le capacità, le conoscenze, la ricerca sperimentale. Il processo è tuttora in corso, sia pure nella fase attuativa finale, per cui oggi possiamo contare su circa 1.200 dipendenti di altissimo livello. L’indotto presenta un valore significativo per le materie prime, i prodotti semilavorati o quelli specifici finiti, pari a circa il 60 per cento del nostro approvvigionamento; acquistiamo dall’indotto nella sola area di La Spezia. Tra i 600 e i 700 dipendenti operano nella sola area di La Spezia circa 40-50 milioni di euro l’anno. Vantiamo un «Ros» pari all’11 per cento, e un portafoglio ordini assicurato per almeno tre anni.
D. Qual è il suo obiettivo economico di medio periodo?
R. Insieme a tutta la struttura manageriale, e in particolare con il nuovo amministratore delegato Roberto Cortesi, siamo impegnati, proprio nel momento in cui assumo la carica di presidente, a raggiungere il traguardo, nel medio termine, dei 600 milioni di euro di fatturato. Abbiamo attuato una grande trasformazione mantenendo all’interno dell’impresa le lavorazioni a più elevata capacità tecnologica, e affidando a partner esterni quello che poteva essere realizzato da altri in modo più efficace e a minor costo. Così è aumentata la competitività anche internazionale. Dobbiamo invece aumentare le capacità produttive proprio nel settore del munizionamento guidato. Lo metteremo in produzione nei prossimi anni arricchendo il valore e la qualità dell’Oto Melara. La base dell’azienda continua ad operare per garantire alle Forze armate italiane i migliori standard di efficienza.
D. Sono possibili applicazioni dei vostri prodotti in campo civile?
R. Con alcune nostre tecnologie, ad esempio nel campo dei veicoli UGV, possiamo avere applicazioni anche in campo civile. Sui mercati esteri, invece, dobbiamo affrontare la competizione. In particolare in India, Brasile e Inghilterra ci misuriamo soprattutto con il nostro concorrente americano per il 127 LW Vulcano. La nostra ambizione punta a vincere in tutti e tre questi Paesi.
D. Quali sono le specializzazioni dei dipendenti all’interno dell’Oto Melara?
R. Abbiamo oltre 250 ingegneri, più di 500 tecnici. Dietro i nostri prodotti vi sono molti qualificati professionisti nel campo dell’elettronica, dell’aeronautica, della strumentazione, dell’automazione. L’età media attuale dei dipendenti è di 46 anni, obiettivo raggiunto nel tempo con assunzioni mirate. Vorrei sottolineare l’affidabilità della società che mantiene costante negli anni la propria capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati. Questa capacità nasce dalla dedizione delle persone, dall’attaccamento dei dipendenti, dal riconoscimento del merito, da una grande attenzione verso la situazione sociale dell’impresa. Tutto ciò si traduce in borse di studio per i figli dei lavoratori, in sintonia con una vasta gamma di opportunità studiate per le famiglie. Vorrei ricordare quanto abbiamo realizzato in occasione della recente alluvione in Liguria, per le popolazioni più colpite, nonché la costante attenzione al bilancio di sostenibilità. 


Oto Melara, oltre un secolo di successi industriali

Azienda italiana attiva nella difesa con sedi a Brescia (ex Breda Meccanica Bresciana) e a La Spezia, l’Oto Melara è nata dalla necessità dell’Italia di ridurre la propria dipendenza, nel campo della siderurgia, dall’industria estera, e che nel 1905 portò alla fondazione della compagnia tramite una joint-venture tra la Vickers e le Acciaierie di Terni che impiantò uno stabilimento a La Spezia per la produzione di cannoni navali e terrestri. Completato l’impianto nel 1908, la compagnia cominciò a fornire cannoni alla Regia Marina.
Durante la prima guerra mondiale nei suoi stabilimenti si costruirono mitragliere da 40 mm, cannoni da 381 e aerei da addestramento. Nel periodo post-bellico l’azienda si mise a costruire motori a vapore e diesel, turbine, caldaie, eliche per navi e materiale ferroviario. Nel 1922, conclusa la joint venture, le Acciaierie di Terni rimasero uniche proprietarie e nel 1927 con i Cantieri Odero di Genova formarono l’Odero Terni. Nel 1929 con il cantiere Orlando di Livorno la società divenne Odero-Terni-Orlando, nome abbreviato in Oto.
A La Spezia fu impiantata una fonderia per costruire cannoni fino a 100 tonnellate di peso. Nel 1933 l’Oto passò all’Iri. Intanto le vicende in Europa portarono a costruire soprattutto cannoni navali di grande calibro per navi da battaglia e incrociatori pesanti e di medio calibro per incrociatori leggeri; e inoltre a sviluppare un cannone da 76 mm. per la difesa delle unità di superficie e cannoni da 100 mm. e 120 mm. per i sommergibili.
Nel 1951 la società assunse la denominazione Società Meccanica della Melara e nel 1953 Oto Melara, dal nome del quartiere spezzino di Melara su cui sorge l’impianto. Negli anni 50 la produzione del cannone per la Marina Militare divenne uno dei più grandi successi nella storia dell’azienda. Poi la società si è messa a produrre il VTT M113, i carri armati M60 e Leopard 1 su licenza tedesca.
Nel luglio 1975 la società passò dall’Iri all’Efim e nel 1994, alla liquidazione. Si fuse con la Breda Meccanica Bresciana diventando Otobreda, divisione di Alenia Difesa. Nel 1985 venne creato il consorzio Iveco-Oto Melara. Nel 2001 ha riassunto la denominazione Oto Melara ed è entrata a far parte del Gruppo Finmeccanica. Conta a La Spezia 1040 dipendenti, a Brescia 100; nel l’esercizio finanziario 2012 ha fatturato circa 433 milioni di euro.

Tags: Giugno 2013

© 2017 Ciuffa Editore - Via Rasella 139, 00187 - Roma. Direttore responsabile: Romina Ciuffa