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I dati ci sono, sono tanti e sono tracciabili: nella rivoluzione digitale è guerra aperta alle frodi

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Vi sarà bisogno sempre più di «data scientist» per le frodi, con specializzazioni per offerta e per mercato che unisca competenze di business con quelle informatiche e statistiche. Qui non mancherà mai lavoro per i giovani curiosi, appassionati, competenti. E vi sarà lavoro per chi svolge ispezioni sul territorio con agenda giornaliera e flessibilità in tempo reale

Venti miliardi, tanti sono i dati che stanno arrivando in questo mese all’Agenzia delle Entrate in Italia dal cosiddetto «nuovo spesometro». Tutte le fatture ricevute ed emesse, utenze e leasing inclusi, saranno sottoposte al setaccio digitale secondo una griglia di appositi indicatori per tipologia di settore merceologico, con particolare attenzione alle transazioni commerciali. Gli invii telematici al Fisco sono quintuplicati in soli quindici anni e siamo solo agli inizi.
È uno tsunami di dati che dovrà essere oggetto di un programma a fasi e con diversi livelli di incrocio e controlli vista la complessità della questione. In termini generali, le frodi non sono solo relative alle tasse non pagate ma includono le irregolarità contributive, vanno dalla tutela dell’ambiente al controllo alimentare dove la tracciabilità della filiera è resa possibile dall’etichetta digitale che obbliga i fornitori ad una trasparenza sempre maggiore.
Le frodi, ovviamente, hanno impatto su tutta l’economia nazionale, settore pubblico e privato, e quelle finanziarie hanno un posto in prima fila. L’uso sempre maggiore delle carte di credito (sempre che le commissioni calino ulteriormente) riduce l’uso del contante aumentando le possibilità di tracciamento, così come i sistemi informatici di antiriciclaggio permettono analisi molto sofisticate sulle composizioni societarie accedendo ai database specializzati per il monitoraggio delle singole transazioni finanziarie.
In un’epoca di risorse finanziarie scarse, lo Stato batte cassa recuperando evasione fiscale in misura sempre maggiore e con tecniche sempre più efficaci. I sistemi di analisi dalla integrazione di banche dati tradizionali diventano sistemi di «open data» integrando dati di tipologia molto diversa, numeri con testi, in volume crescente, con esigenze di elaborazione quasi in tempo reale. Gli indicatori sono il cuore dei sistemi antifrodi, sono classificati per tipologia di analisi e sono sempre più specializzati in funzione della particolare frode, richiedono competenza di business più che informatica e si arricchiscono con il tempo. I sistemi devono permettere la modifica degli indicatori con regole applicabili da utenti e non guru informatici, parametrizzati e indipendenti dai dati che li devono alimentare, e che costituiscono spesso la vera proprietà intellettuale delle società che, ad esempio, devono verificare a monte l’affidabilità di un privato che chiede un prestito ad una finanziaria.
La vera sfida è quella di rilevare anomalie effettivamente tali, cioè, ridurre i falsi positivi per non creare «danni collaterali»: non è compito facile quello di ridurre i falsi positivi perché se le soglie di filtraggio sono troppo basse si corre il rischio di non centrare l’obiettivo, ma se sono troppo alte si colpisce nel mucchio.
La gestione ottimale dell’insieme «falsi positivi» richiede studio, competenze e tecniche statistiche dedicate per individuare nei cluster omogenei i segnali più o meno deboli che indicano effettivamente i casi di frode. Anche perché le liste dei casi sospetti risultato delle analisi devono poi essere quasi sempre «lavorate» dagli ispettori, sia che si tratti di una visita fiscale di malattia sia che preveda un sopralluogo fisico in un locale pubblico che presenta anomalie. Il grande vantaggio nascosto nei sistemi antifrodi è la conoscenza sempre maggiore che si ha di un fenomeno, dati oggettivi che rinforzano sensazioni dettate dall’esperienza soggettiva con un ciclo e riciclo di informazioni: questa è la vera grande novità dell’ottimizzazione delle visite ispettive.
Vi sarà bisogno sempre più di «data scientist» per le frodi, con specializzazioni per offerta e per mercato che uniscano competenze di business con quelle informatiche e statistiche. Qui non mancherà mai lavoro per i giovani curiosi, appassionati, competenti. E vi sarà lavoro per chi svolge ispezioni sul territorio con un’agenda giornaliera dettata dalle liste ottimizzate ma anche con la flessibilità per modificare il percorso di controlli in base a segnalazioni in tempo reale.
Combattere le frodi non è solo una questione di ritorno economico ma è tanto altro: significa ricordare il rispetto delle regole, combattere la criminalità organizzata, garantire sicurezza fisica e alimentare, accrescere un effetto deterrenza, ridurre anche i rischi di terrorismo. Combattere le frodi è responsabilità di ognuno di noi, fornendo informazioni, condividendo punti di attenzione. Ed è alla base della convivenza civica.   

Tags: Ottobre 2017

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